Cenni storici sulla nostra Chiesa

  • Il titolo della chiesa richiama oggi quello antichissimo di Sancti Joannis de Esio appartenuto ad una chiesa monastica extra urbana, chiesa e ospedale per pellegrini, del XIII secolo che sorgeva sullo stesso sedime dell’attuale e dei quali restano delle tracce. Federico II donò l’edificio al Monastero di Fonte Avellana nel 1217.

    Quando la Congregazione di S. Filippo entrò in possesso della Chiesa, il 15 Agosto del 1659, la trovarono incompleta come l’avevano lasciata i precedenti occupanti:i Padri Apostolici del terzo ordine agostiniano scacciati dalle soppressioni innocenziane del 1652.

    La facciata frontonata, altissima e spoglia, che si eleva nell’attuale Corso Matteotti è stata costruita nel 1678, la data del suo completamento è scritta nella lapide del secondo ordina, insieme con il nome del suo patrocinatore ma l’architetto Flaminio Manelli vi incluse il portale di pietra e il bassorilievo con il battesimo di Cristo che erano parte della precedente facciata del 1596.

    L’attuale configurazione interna – a semplice navata unica con tre cappelle per lato e abside retta –risale alla ristrutturazione operata dai Filippini a partire dal loro insediamento fino al 1778-80 quando essi completarono le Cappelle della parte destra (prima mancante) inglobando parte della confinante sede stradale di Via A. Saffi.

    La consacrazione ufficiale della Chiesa avvenne il 13 Giugno del 1694 ad opera del Card: Pier Matteo Petrucci, Vescovo di Jesi e già Superiore della stessa comunità degli Oratoriali.

    Le Cappelle voltate a botte, sono spartite da coppie di paraste dai classicheggianti capitelli corinzi, opera di Tommaso Amanti (1625-1676) di Castel Durante, oggi Urbania, per la parte sinistra e sono sormontate dalla stessa architravatura continua, dalla quale si diparte la volta a botte lunettata della navata.

    Allo stesso artista si deve la cappella di S. Filippo per incarico del Card. Alderano Cybo allora Vescovo di Jesi.

    La ricca e luminosa decorazione del soffitto fu disegnata da F. Mannelli e affidata per l’esecuzione a Simone Andreani di Montesanvito mentre le setta svecchiature furono dipinte due (quelle dedicate a S. Filippo) dal filippinoArcangelo Aquilini, le altre cinque da Antonio Massi, un pittore di Jesi attivo a Bologna dove muore nel 1694.

    Il completamento decorativo della Chiesa fu portato a termine sempre dall’architetto arceviese F. Mannelli con personali interventi.

    La balaustra degli altari, commissionata dal Card. Cybo, fù scolpita da Carlo Giosafatti e da suo figlio.

    I Filippini che tanto l’avevano arricchita d’arte rimasero nella Chiesa e nel Convento fino al loro definitivo allontanamento nel 1798.

    La Chiesa conserva, tra l’altro, il noto affresco trecentesco del Sangue Giusto (distaccato da S. Nicolò), la Pala dell’altare maggiore è di Giovanni Peruzzini (1688), una tela di Giangiacomo Duti, discepolo del Barocci del 1602 nell’altare di S. Maria Maddalena, e inoltre la sedia di S. Filippo trovataa nella sua camera quando morì nel 1595, custodita in una bella teca di legno opera di Alessandro Giardini di Urbino (1646).

Alcune fotografie

Interno 2, Chiesa S. Giovanni Battista


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