Che cosa è lo Ius soli


  • Ius soli: forse non tutti sanno che…

     

    Sentiamo parlare in queste settimane di ius soli, di proteste al Senato, di scioperi della fame,di accesi dibattiti tra favorevoli e contrari. Vediamo per punti di cosa si tratta.

     

    Il nome: ius soli o … ?

    Dietro l’espressione ius soli, perfetta per i titoli dei giornali e per i telegiornali e programmi televisivi, ma un po’ impropria rispetto al tema, si nasconde il percorso della proposta di legge “Disposizioni in materia di cittadinanza”.

     

    Di cosa tratta questa legge?

    La proposta vuole riformare l’attuale legge in vigore, del 1992, che stabilisce i criteri per diventare cittadini italiani. Attualmente, si diventa cittadini italiani quando si ha almeno un genitore italiano, in qualunque stato del mondo si nasca. Questo criterio è definito ius sanguinis, diritto del sangue, ed è comune fra gli stati che hanno molti emigrati all’estero. Mantiene un legame con gli emigrati, che con le loro rimesse di denaro dall’estero hanno sostenuto, e sostengono, l’economia del paese di origine.

     

    I cittadini stranieri residenti in Italia possono diventare italiani per matrimonio o per naturalizzazione. La naturalizzazione richiede un periodo di residenza legale in Italia, che va dai tre anni per i figli di genitori italiani ai dieci anni per i cittadini stranieri. La legge del 1992, inoltre, ha reso più difficile per i figli dei cittadini stranieri acquisire la cittadinanza italiana, perché ha introdotto l’obbligo di residenza continuativa e legale nel paese fino al compimento del diciottesimo anno di età.

     

    La proposta di legge accanto allo ius sanguinis introduce i concetti di ius soli temperato e ius culturae. Per ius soli temperato si intende che possono ottenere la cittadinanza italiana i bambini stranieri nati in Italia che abbiano almeno un genitore in possesso del permesso di soggiorno permanente o del permesso di soggiorno europeo di lungo periodo. Per ottenere questi tipi di permesso bisogna avere un reddito almeno pari all’assegno sociale, un alloggio adeguato e superare un test di conoscenza della lingua. L’acquisizione della cittadinanza non sarà automatica, ma dietro richiesta.

    In base allo ius culturae potrà ottenere la cittadinanza anche il minore straniero nato in Italia o arrivato prima dei dodici anni che abbia frequentato regolarmente la scuola per almeno cinque anni o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei a ottenere una qualifica professionale. Se ha frequentato la scuola primaria, deve avere completato il ciclo con successo. La richiesta della cittadinanza deve essere presentata da un genitore, che deve avere la residenza legale in Italia, oppure dalla persona interessata entro due anni dal raggiungimento della maggiore età.

     

    Chi riguarda?

    Secondo le stime della Fondazione Leone Moressa, sono circa 600mila i figli di immigrati nati in Italia dal 1998 a oggi (quindi ancora minorenni) che rientrerebbero in questa norma.

     

    Chi l’ha proposta?

    La prima proposta di modifica di questa legge è del 1999 da parte di Livia Turco (PD), la seconda del 2009 da parte di Granata (PdL) e Sarubbi (PD). Entrambe sono fallite. Nel 2011 un gruppo di associazioni ha raccolto 250.000 firme, con il supporto dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, guidata dall’attuale ministro Del Rio. La proposta di iniziativa popolare è stata approvata alla Camera e da due anni aspetta di essere discussa al Senato. Potrebbe essere messa a votazione nei prossimi mesi, poco prima dello scioglimento del Parlamento per le prossime elezioni.

     

    Come si è espressa la Chiesa su questo tema?

    Il vescovo emerito di Ferrara, Luigi Negri, ha scritto su un quotidiano vicino al centrodestra, La Verità di M. Belpietro, che la legge "considerata a torto o a ragione come elemento fondamentale di una vera integrazione" è sbagliata, perché la cittadinanza "non può diventare oggetto di una concessione automatica né meccanica che non implichi la valutazione dei fattori che sono in gioco, di tutti i fattori e a tutti i livelli".

     

    Nella sua prima Prolusione al Consiglio Episcopale Permanente il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, appoggia, senza equivoci, l'idea di una nuova cittadinanza. "Penso che la costruzione di questo processo di integrazione possa passare anche attraverso il riconoscimento di una nuova cittadinanza, che favorisca la promozione della persona umana e la partecipazione alla vita pubblica di quegli uomini e donne che sono nati in Italia", dice. Riconosce che nella questione occorre rispettare i diritti di chi arriva ma anche di chi accoglie ma stigmatizza chi "enfatizza e alimenta paure" perché "non è in alcun modo un comportamento cristiano".

     

    Vincenzo Russo

    Commissione pastorale sociale e del lavoro – giustizia e pace – diocesi Jesi

     

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