FINANZIARIA - 5 X 1000, le organizzazioni non-profit inviano un appello al Parlamento


  • ROMA - "Tagliare i fondi a disposizione del 5 X mille significherebbe limitare drasticamente la libertà dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell'imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore": lo denunciano alcune tra le principali associazioni non-profit, che hanno inviato un appello al Parlamento italiano e ai presidenti di Camera e Senato perché intervengano sulla legge di stabilità. Alcuni giorni fa infatti il governo ha modificato il maxi emendamento  che conteneva un fondo di 800 milioni destinato a interventi vari. La nuova formulazione, approvata il 12 in Commissione Bilancio, a Montecitorio, ha destinato solo 100 milioni al 5 X mille, rispetto ai 400 destinati l'anno precedente, cifra che l'esperienza dimostra corrispondere alle scelte operate dagli elettori: dalle dichiarazioni dei redditi del 2008 sono stati destinati alle associazioni 397,5 milioni di euro. Le risorse sono state dirottate al finanziamento di altre voci: sono stati aumentati per esempio i fondi per le scuole paritarie, ai quali sono stati aggiunti 245 milioni.

    Il taglio del 75%. Le associazioni del Terzo Settore e tutte le opposizioni parlamentari sono subito insorte contro la decisione del governo, ratificata dalla Commissione Bilancio della Camera: non solo con questo taglio del 75 per cento si bloccano o si limitano fortemente le attività delle associazioni di volontariato e degli enti di ricerca (ma in realtà l'elenco delle associazioni  che beneficiano del cinque X mille è molto più vario: ci sono associazioni sportive, le fondazioni lirico-sinfoniche, enti culturali, associazioni ambientaliste, ecc.), ma si tradiscono sfacciatamente le scelte degli elettori. Cioè, prima si chiede agli elettori di indicare nella dichiarazione dei redditi a chi destinare il 5 X mille delle imposte pagate allo Stato, poi invece i fondi vengono stornati e destinati a ben altro, senza chiedere il parere di nessuno.

    Le voci della Cooperazione. L'appello inviato al Parlamento è stato firmato da numerose associazioni di volontariato, tra le quali Emergency, Libera, Gruppo Abele, Greenpeace, Coordinamento Italiano Network internazionali, Medici senza Frontiere, Amnesty International, Telethon, Unicef, Save The Children, Fondazione Ivo de Carneri onlus, alcune associazioni culturali, tra le quali l'associazione Amici di Brera e dei Musei Milanesi, e un'associazione sportiva, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta. Un analogo appello è stato promosso dal Forum del Terzo Settore, CSVNet e dalla Consulta del Volontariato. Mentre il settimanale Vita ha promosso sul proprio sito una raccolta di firme diretta ai lettori, facendo notare che a questo punto "il 5 per mille diventa l'1,25 per mille".

    "Non si rispettano i cittadini". Nella lettera si sottolinea non solo come la scelta del governo di fatto "non rispetta la volontà dei cittadini che liberamente decideranno di versare alle associazioni destinatarie la loro quota del 5 X mille con la prossima dichiarazione dei redditi: solo 100 milioni, rispetto all'intero ammontare del 5 X mille, verranno infatti distribuiti alle associazioni, mentre il resto verrà trattenuto dallo Stato".

    "Ripristinate almeno i 400 milioni del 2010". Questi tagli, proseguono le onlus, si aggiungono al "taglio alle agevolazioni sulle tariffe postali per il non-profit", e alla "massiccia riduzione dei fondi per la cooperazione allo sviluppo decisa pochi giorni fa". Ma anche per quanto riguarda le associazioni di ricerca e culturali, anche in questo caso il taglio del 5 X mille si aggiunge a una rigida politica di riduzione dei finanziamenti. Le organizzazioni firmatarie dell'appello chiedono pertanto di "ripristinare quanto meno l'importo dei fondi previsti per il 2010", cioè 400 milioni. La possibilità c'è ancora: la legge di stabilità è al momento all'esame della Camera, il voto finale dovrebbe arrivare venerdì. Poi passerà al Senato, dove dovrebbe essere approvata, secondo il calendario stabilito dai capigruppo, entro la prima decade di dicembre.

     

     ROSARIA AMATO ( su La Repubblica del 18/11/2010) 

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