Dalla settimana sociale dei cattolici di Cagliari dedicata al tema del lavoro


  • 48 SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI – CAGLIARI 26-29 0TTOBRE 2017 -

    LIBERIAMO IL LAVORO: DALLE BUONE PRATICHE LEQUATTRO PROPOSTE DI POLICY PER L’ITALIA

    Questa è la stagione della primavera,

    di chi semina,

    di chi sa credere senza vedere i frutti

     

    Concretezza, territorialità, innovazione e sistema: sono queste le quattro parole chiave ricorrenti che hanno plasmato le riflessioni, il confronto ed il dibattito durante i lavori di Cagliari, quattro direttrici da cui d’ora in avanti non ci si potrà discostare nell’affrontare le questioni legate allo sviluppo economico e al problema del lavoro nel nostro Paese.

    In preparazione della settimana sociale dei cattolici italiani di Cagliari, con il progetto “Cercatori di LavOro” sono state individuate 400 esperienze positive di realtà aziendali già impegnate nella creazione di un lavoro “libero, creativo, partecipativo, solidale”. In pratica attraverso la rete del Progetto Policoro attivata in molte diocesi d’Italia gli animatori di comunità si sono messi alla ricerca di “buone pratiche” esistenti sul territorio di riferimento e quelle individuate dall’équipe diocesana di Jesi sono tutte state selezionate dal comitato scientifico e promotore della 48ª Settimana Sociale, nello specifico si tratta di: azienda Paradisi Srl, l’Orto del Sorriso ed il progetto alternanza scuola lavoro dell’Itis Marconi (progettazione meccanotronica). A questo proposito un ringraziamento particolare va a Sandro Paradisi, Matteo Donati e Giuliano Fattorini per la grande disponibilità con cui hanno accolto l’équipe policoro durante la visita presso le rispettive strutture e per la generosità dimostrata durante le interviste effettuate: una conferma del valore del tessuto produttivo, sociale e della società civile della nostra città dove la ricchezza del passato può essere ancora risorsa del presente se opportunamente gestita con intelligenza, coraggio e spirito innovativo.

    Andare, con umiltà, alla ricerca delle “buone pratiche” in atto, cioè di quelle realtà che malgrado tutte le difficoltà in cui versa l’Italia sono riuscite a vincere la sfida di creare valore economico e occupazione di qualità, cultura d’impresa e formazione professionale di alto livello educativo, valorizzazione delle risorse e delle filiere territoriali, ha rappresentato un nuovo metodo di analisi per generare “contaminazione”, ossia una condivisione diffusa x vedere quante di queste pratiche possono essere effettivamente riprodotte su altri territori.

    Si è comunque consapevoli che delle buone idee imprenditoriali che stanno in piedi sul mercato non sono sufficienti oggi da sole a creare un sistema di sviluppo locale e nazionale, però possono farci intuire e capire di cosa il Paese ha bisogno anche come iniziative di policy; ci sono una serie di fattori politici che potrebbero essere prioritari rispetto ad altri come ad esempio: aiutare chi crea lavoro e rimuovere quelli che sono gli ostacoli che si trova di fronte, attivare reti di protezione universale per gli esclusi e gli scartati, cambiare i rapporti di forza tra lavoro e consumo che in questo momento sono nettamente a favore del consumo, fare qualcosa per valorizzare il territorio come risorsa chiave strategica del futuro.

    Da qui il problema del lavoro: il lavoro non nasce né si crea per diritto, la risorsa chiave non è la singola impresa, ma quell’insieme locale che rende un territorio attrattivo con effetti positivi a cascata su tutti gli attori  dove le infrastrutture, la formazione, l’integrazione sociale, l’identità locale non sono costi, ma investimenti.  Un nuovo modello di lavoro che concili sempre di più i quattro momenti fondamentali della nostra vita – tempo libero, lavoro, formazione permanente e cura interpersonale – potrebbe avere delle opportunità di realizzazione anche nel nostro Paese.

    Ecco quindi nascere il PATTO TRA GENERAZIONI per un lavoro degno e di qualità, un piano per il Paese, una novità assoluta frutto dei lavori di Cagliari, tale da far emergere il bene comune che lega anziani e giovani, l’avvio di una stagione diversa di sviluppo (basata sulla centralità del lavoro) a vantaggio delle giovani generazioni come condizione per la sostenibilità della protezione degli anziani. Una scelta ed un’opportunità che richiede la creazione di nuovi strumenti (finanziari, fiscali, contrattuali, assistenziali) per investire il patrimonio mobiliare ed immobiliare accumulato. Il lavoro deve tornare ad essere al centro del nuovo modello di sviluppo e non a parole ma nei fatti: nelle scelte concrete delle pubbliche amministrazioni, delle imprese, delle famiglie e della Chiesa.

    Da qui le quattro proposte concrete ed operative consegnate al Governo Italiano, direttamente nelle mani del Presidente del Consiglio Gentiloni in occasione della sua visita il 28 ottobre.

    La prima: rimettere il lavoro al centro dei processi formativi per ridurre ulteriormente e in misura più consistente la disoccupazione giovanile, occorre intervenire in modo strutturale rafforzando la filiera formativa professionalizzante nel sistema educativo italiano.

    Tra quelle indirizzate al governo, questa proposta punta ad affrontare la questione attraverso un investimento sulla formazione professionale, scommette sugli Its e sul sistema duale scuola-lavoro: sono in ballo quasi 300mila posti di lavoro che non sono stati assegnati per mancanza di offerta.

    La seconda: canalizzare i risparmi dei Piani individuali di risparmio (PIR) anche verso le piccole imprese non quotate che rispondano ad precise caratteristiche di coerenza ambientale e sociale, stimolando l’investimento dei patrimoni familiari delle generazioni adulte.

    La terza: accentuare il cambio di paradigma del Codice dei contratti pubblici potenziando i criteri di sostenibilità ambientale, inserendo tra i criteri reputazionali i parametri di responsabilità sociale, ambientale e fiscale con certificazione di ente terzo, varando un programma di formazione delle Amministrazioni sul nuovo Codice.

    La quarta: tenendo conto delle scadenze e dei vincoli europei, rimodulare le aliquote IVA per le imprese che producono rispettando criteri ambientali e sociali minimi, oggettivamente misurabili (a saldo zero per le finanza pubblica). Anche per combattere il dumping sociale e ambientale.

    Riprendendo l’interessante riflessione di Mauro Magatti veniamo da un’Italia che, a partire dagli anni ‘80 quando il debito pubblico raddoppiò divorando la ricchezza accumulata nei decenni passati compromettendo il futuro delle generazioni successive, si è ripiegata su di sé in nome di un individualismo improduttivo dove il binomio consumo – rendita ha generato il punto di non ritorno da cui il Paese non si è più ripreso, anzi si è invecchiato ed anche male: il prezzo di tutto ciò lo stanno pagando ora i giovani, le famiglie e le donne.

    Di fronte al bivio che vede da una parte lo sfruttamento e la disuguaglianza perpetrata e dall’altra un nuovo modello di sviluppo, non c’è alternativa. Tre strade possono guidarci. La prima viaggia sulla capacità di tenere insieme le diverse dimensioni dell’umano: non basta né il sapere puramente teorico né solo quello pratico. L’educazione va compresa come bene comune. La seconda strada è quella di costruire un sistema favorevole a chi crea lavoro. La terza, infine, è “il passaggio dall’economia della sussistenza a quella dell’esistenza”: serve uno sforzo straordinario di accompagnamento dei giovani.

    È tempo di semina e non di raccolto, di speranza, di audacia, di impegno: da qui l’idea del patto tra le generazioni dove i patrimoni sono messi in circolo per offrire occasioni ai giovani che sono portatori di un desiderio di lavoro congeniale, associato ad un senso di vita, all’espressione delle proprie capacità creative, diventando artefici del cambiamento di sé e della società.

    La generatività sociale passa anche attraverso la solidarietà, il mutualismo, la condivisione dei rischi e delle sfide, la cooperazione, moltiplicando le forse dei singoli cittadini, delle comunità, delle città, dei territori, rendendo tutti più consapevoli e responsabili verso le domande di senso e di aiuto delle nuove generazioni: bisognerà recuperare capacità e spirito profetico nelle periferie esistenziali anche del mondo lavorativo.

    Jesi, lì 1.11.2017

     

    Marta Santoni

    Commissione Pastorale Sociale e del Lavoro

    Tutor Progetto Policoro Jesi

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