La consapevolezza delle distanze


  • L’aggettivo “astronomico” è spesso usato per indicare valori eccezionalmente alti, in campi che non hanno nulla a che fare con la scienza, come: “ho speso una cifra astronomica” o “gli ascolti hanno toccato valori astronomici”. In effetti gli astronomi hanno a che fare con valori estremi di temperatura, pressione, massa, e, ovviamente, lunghezza. Esistono diverse unità di misura per esprimere le distanze da capogiro che separano i corpi celesti, ma i semplici numeri bastano a farci comprendere davvero le entità che descrivono?

    Le distanze diciamo così “brevi” si esprimono tranquillamente in chilometri, il che conferisce alle misure una certa normalità: ad esempio, la Terra dista dalla Luna circa 380.000 km. Suona ancora abbastanza familiare, anche se, pensandoci bene, si tratta già di una distanza ragguardevole, circa 55 volte il percorso tra Roma e New York.

    Per raggiungere il Sole, dobbiamo percorrere quasi 150 milioni di km. Parliamo di milioni di chilometri! Per semplificare le cose, gli astronomi hanno pensato di creare la Unità Astronomica (UA), che equivale appunto alla distanza Terra-Sole. La nostra stella deve essere davvero assai rovente e luminosa per trasmetterci tanto calore e tanta luce da così lontano. Ma il Sole è poi veramente “lontano”?

     

     

    Le UA funzionano molto bene fino ai limiti del sistema solare. Ad esempio, Plutone orbita in media a 39 UA dal Sole, dal quale la nostra stella appare tenue come la Luna piena sulla Terra. Ma proseguiamo il nostro tour spaziale verso la stella più vicina al sistema solare, Proxima Centauri. Prepariamoci per un lungo viaggio… ci aspetta un volo di circa 40.681.440.000.000 Km (quarantamilaseicentoottantuno miliardi quattrocentoquaranta milioni di chilometri), ovvero 271.210 UA. E dire che si tratta della stella più vicina!

    Per praticità, per distanze interstellari gli astronomi hanno introdotto una ulteriore unità di lunghezza, l’anno luce. L’anno luce, che nonostante il suo nome ingannevole è una unità di lunghezza e non di tempo, si definisce come il percorso che compie la luce in un anno. Viaggiando a 300.000 kmal secondo (attenzione, al secondo, non all’ora!), in un anno un fotone percorre quasi diecimila miliardi di chilometri, o circa 63.241 UA. Risulta quindi semplice esprimere la distanza da Proxima Centauri come 4,3 anni luce. Un numero così piccolo però pare quasi riduttivo, poiché in qualche modo maschera l’immensità della reale distanza. Dire che la stella è a 4,3 anni luce da noi, infatti, significa che la sua luce ha impiegato ben oltre 4 anni per arrivare sulla Terra.

    galassia di Andromeda: M31

    Ma l’Universo è vasto e il nostro viaggio continua. Lasciamo le prime stelle, quelle “vicine”, e avventuriamoci al di fuori della nostra galassia, la Via Lattea. Per raggiungere Andromeda, la galassia più vicina nell’emisfero nord visibile anche ad occhio nudo, un astronauta molto longevo dovrà percorrere circa 2 milioni di anni luce. Per visitare galassie ancora più lontane, poi, gli anni luce diventano centinaia di milioni, o miliardi. In alternativa all’anno luce, per descrivere le enormi distanze interstellari e intergalattiche gli astronomi utilizzano anche il parsec (PC) e i suoi multipli, il Kiloparsec (KPC = mille PC) e il Megaparsec (Mpc = un milione di PC). Il parsec si definisce come la distanza alla quale una Unità Astronomica sottende un angolo di 1 secondo d’arco, ed equivale a 3,26 anni luce.

    Il Megaparsec è certamente l’unità di lunghezza più appropriata per la cosmologia, poiché consente di esprimere le vertiginose distanze cosmiche con numeri relativamente piccoli, evitando ingombranti sfilze di zeri. Questo facilita i calcoli e rende senza dubbio più semplice l’approccio all’astronomia; ma se ci si sofferma un momento su questi numeri, se si tenta di comprenderne il vero significato, si rischia di perdersi nella vastità che esprimono, una realtà che la mente umana non può interiorizzare appieno, probabilmente nemmeno la mente dei grandi scienziati che la studiano e la conoscono intimamente.

    Noi terrestri, che consideriamo l’aeroplano un mezzo rapidissimo (1000 km/h), come possiamo percepire veramente la vastità dello spazio profondo? Se pensiamo che con un aereo impiegheremmo 16 giorni a raggiungere la Luna, o più di 17 anni per arrivare al Sole, non rischiamo di smarrirci nei meandri della nostra mente? La sonda Voyager 2, che sta sfrecciando nello spazio a una velocità 50 volte maggiore degli aeroplani, impiegherà 40.000 anni solo per raggiungere Proxima Centauri. Questa affermazione è chiara, ma ne comprendiamo il vero significato senza provare una sensazione quasi surreale?

    Eppure, nonostante l’immensità inafferrabile degli spazi che ci circondano, da millenni noi piccoli terrestri abbiamo sviluppato la capacità di esplorarli, partendo dai pianeti più vicini e spingendoci, gradualmente, sempre un pochino più in là.

    A cura di Francesca Diodati ( pubblicato su www.astronomia.com il 26 novembre 2007 ) 

    Torna in cima alla paginaTorna in cima alla pagina