Laos, si decide sulle bombe a grappolo


  • ROMA- Fino al 12 novembre il Laos, tristemente noto come il paese a maggiore concentrazione di munizioni inesplose presenti sul suo territorio, ospita la prima assemblea generale degli stati aderenti alla Convenzione sulle Munizioni Cluster, adottata il 30 maggio del 2008 a Dublino. Le munizioni cluster sono armi esplosive lanciate da aerei o mortai che nel corso del loro tragitto verso il terreno si dividono in centinaia di bombe più piccole, alle volte anche 2000, seminando distruzione indiscriminata nell'area in cui vengono disperse. Tuttavia, all'effetto distruttivo immediato - che costituisce già una grave violazione del Diritto Umanitario Internazionale visti i rischi elevati di coinvolgimento di civili - si aggiunge una pesante eredità per i paesi bombardati, che vedono i propri terreni produttivi compromessi dalla presenza diffusa di queste piccole mine.

    Ma l'Italia non ratifica il trattato. E così anni dopo il loro impiego bellico le munizioni cluster continuano a costituire un pericolo gravissimo per l'incolumità dei civili locali, spesso dipendenti dall'accesso alla terra per la propria sussistenza. Solo nel 2009  gli incidenti legati alle munizioni cluster hanno coinvolto ufficialmente 16.816 persone, tuttavia stime maggiormente del Cluster Munition Monitor indicano cifre sino a sei volte maggiori. Per questa ragione nel 2008 a Dublino è stata adottata una convenzione ad-hoc finalizzata a impedire l'uso bellico e promuovere la distruzione delle munizioni cluster ad oggi esistenti, vietandone la produzione ulteriore negli stati membri dell'accordo internazionale. Finora 108 paesi hanno firmato il trattato internazionale, però solo 43, e l'Italia non è tra questi, lo hanno ratificato dando inizio alle operazioni necessarie alla messa in sicurezza e distruzione delle munizioni esistenti.

    I paesi reticenti. La riunione di questi giorni a Vientiane ha lo scopo di promuovere la definitiva ratifica da parte degli stati che ancora non lo abbiano fatto, ma soprattutto discutere un aspetto chiave della lotta internazionale contro gli effetti degli ordigni inesplosi: quello della disabilità. A fronte delle migliaia di persone che perdono la vita ogni anno infatti, molte di più si trovano in condizioni di disabilità permanente, con un impatto drammatico sulle economie e i sistemi sanitari di paesi che stanno faticosamente uscendo da anni di conflitto e povertà.

    Il trauma psicologico di uomini esclusi. Un problema ulteriormente aggravato dalla crisi psicologica associata alla condizione di disabilità, e che rende il problema delle munizioni cluster ben più complesso  di quello legato alla loro semplice distruzione o non utilizzo. In paesi come il Ciad o l'Afghanistan ad essere maggiormente coinvolti in incidenti legati alle munizioni cluster sono infatti gli uomini che, oltre a costituire la principale fonte di reddito familiare, vedono messo contemporaneamente in discussione il proprio ruolo all'interno della famiglia e della comunità, associando così al trauma fisico quello psicologico.

    Russia e Israele le usano ancora. Per questo è necessario che, all'impegno rinnovato per la definitiva messa al bando globale delle munizioni cluster anche da parte di paesi come la Russia ed Israele che continuano a farne utilizzo, si affianchi una forte azione di supporto alle vittime perché possano continuare a contribuire alla vita economica e sociale delle proprie comunità di appartenenza. L'Italia potrebbe contribuire a questo percorso ratificando il trattato, distruggendo definitivamente le munizioni presenti nei magazzini dell'esercito, e aumentando gli stanziamenti annuali del decreto missioni internazionali dedicati alla lotta contro le mine e le loro conseguenze.

     
     

    GIULIO DI BLASI  ( da La Repubblica del 09 novembre 2010)

      

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