17 settembre 2016


  • Pane e rose.
    Quasi nessuno di chi era presente si è accorto che pochi minuti prima dell’ingresso solenne del nuovo parroco, finiva la distribuzione dei pacchi viveri ad alcune famiglie nei locali sotterranei della parrocchia. Non è stata una scelta ma solo una causalità. Pane e rose, scriveva Rainer Marie Rilke. Le persone hanno bisogno del pane ma anche delle rose cioè dell’ascolto che non giudica, che non interpreta e investiga ma che sa tacere e sa parlare quando è necessario.

    La chiesa piena.
    Sia la parte nuova sia quella antica della chiesa era piena di bambini, giovani ed adulti per partecipare alla Santa Messa. Comunità, liturgia, partecipazione, popolo di Dio, parole che per molti significano molto, per altri poco, per altri ancora, nulla. Parole che vanno esplorate pensandole e legandole alla realtà odierna delle donne e degli uomini che vivono le inquietudini e le trasformazioni del nostro tempo che va anzitutto conosciuto e compreso.

    Canta e cammina.
    I tanti giovani scout presenti alla Santa Messa hanno cantato Canta e Cammina, ispirato al discorso di San Agostino. Una fede in movimento che non nasconde il dubbio e l’inquietudine; che non cerca e loda il dolore e la sofferenza ma la gioia e la speranza. Che aiuta i giovani e credere nel futuro nonostante le difficoltà dl presente, che necessita di adulti competenti cioè capaci di passioni responsabili vissute e narrate.

    La preghiera e l’incontro con Dio.
    Il Vescovo Don Gerardo ha invitato tutti, giovani ed adulti all’incontro con Dio nella preghiera e nella Santa Messa della domenica auspicando che Don Claudio sia un maestro in grado di suscitare il desiderio di vivere queste due dimensioni della Fede. Un desiderio, aggiungiamo, che necessita della cura dei viventi, che richiede tempo, attenzione ed attesa ovvero della pazienza in questo tempo di impazienza consapevoli che cristiani si diventa ogni giorno e non ci si nasce. Una Fede che sia speranza e non identità.

    L’abbraccio di Don Claudio e Don Attilio.
    Allo scambio della pace il giovane e nuovo parroco Don Claudio abbraccia il vecchio parroco don Attilio. Torna alla mente il proverbio indiano citato spesso dal Cardinal Carlo Maria Martini che parla di quattro stadi nella vita dell’uomo.
    “ Il primo è quello nel quale si impara.
    Il secondo è quello nel quale si insegna e si servono gli altri, mettendo a punto ciò che si è imparato.
    Nel terzo stadio si va nel bosco, e questo è molto profondo, significa che il terzo stadio è quello del silenzio, della riflessione, del ripensamento. Credo che quando si aprirà per me questo terzo stadio, che è ormai imminente, ritirandomi nel bosco potrò ripensare e riordinare con gratitudine tutte le cose che ho ricevuto, le persone che ho incontrato, gli stimoli che mi sono stati dati in questi ventidue anni e che non hanno avuto l’opportunità di essere elaborati.
    E poi c’è il quarto tempo, che è molto significativo per la mistica e l’ascesi indù: si impara a mendicare; è il tempo in cui si impara la mendicità. L’andare a mendicare è il sommo della vita ascetica. E’ lo stadio del dipendere da altri, quello che non vorremmo mai, ma che viene, al quale dobbiamo prepararci.”
    Quell’abbraccio tra Don Attilio e Don Claudio è stato il segno del passaggio del testimone per la guida della parrocchia ma anche la memoria di una passione che altri prima di noi hanno coltivato.

    Consiglio pastorale parrocchiale di San Giovanni Battista detta San Filippo. 

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