Scuola di formazione politica della Rosa Bianca.


  • Carissima / Carissimo,

    settant’anni fa si è tenuto il referendum che ha portato alla scelta tra Repubblica e Monarchia,  insieme alle elezioni per la Assemblea Costituente. Il 1946 fu l’anno in cui per la prima volta, dopo la grande catastrofe della guerra dilaniante, milioni di donne e uomini in Italia si poterono esprimere liberamente.

    E si espressero a favore della Repubblica.

     

    Questa possibilità di esprimere una scelta con un voto ha rappresentato un passo importante. L’opzione per la democrazia non è scontata. E va sostenuta con la capacità di generare e di far ricorso alle migliori energie e speranze, senza lasciare indietro nessuno.

    Shirin Ebadi - premio Nobel per la Pace - nel corso di una intervista sottolinea che «la democrazia è come una pianta, va innaffiata tutti i giorni. Così rimane fresca e viva. Non le si può ad esempio dare una quantità enorme di acqua tutta in una volta e poi tenerla a secco per settimane o mesi. La si farebbe appassire. Io uso sempre questa immagine quando parlo di democrazia: chi dovrebbe “innaffiarla” sono soprattutto i cittadini. I cittadini come dovere non hanno mica solo quello di andare a votare.» (l’intervista completa a Shirin Ebadi del maggio 2016 è disponibile al seguente link ShirinEbadi)

    La democrazia ha bisogno di essere alimentata dalla partecipazione delle persone, dalla capacità di elaborare un pensiero politico, dalla possibilità di individuare e proporre risorse e capacità di agire presenti per indirizzare il cambiamento possibile.

     

    Durante la scuola estiva ci faremo accompagnare dalle parole di Alex Langer

    Più lento, più dolce, più profondo

    Parole e azioni utopiche per il nostro tempo

     

    L'appuntamento è a Terzolas (Val di Sole - TN), dal 24 al 28 agosto 2016.


    «la nostra civiltà ha bisogno di “disarmare” e di “digiunare” - altrimenti rompe ogni equilibrio ed impedisce ogni possibile giustizia e sviluppo durevole. Il pretenzioso motto olimpico del “citius, altius, fortius” (più veloce, più alto, più forte) che contiene la quintessenza della nostra cultura della competizione, dovrà urgentemente convertirsi in un più modesto, ma più vitale “lentius, profundius, dulcis” (più lento, più profondo, più dolce)»
    (Alex Langer, Vie di pace - Freieden Schliessen, Rapporto dall’Europa)
     

    Il percorso vuole unire simbolicamente l'Italia da/oltre il Brennero, da/oltre Lampedusa. 

     

    Nel corso del seminario di spiritualità di Abano Terme, sui “miti che erediteranno la terra”, grazie anche alla ricchezza di spunti che ci ha offerto Cristina Simonelli, è emersa con forza la necessità di un pensiero condiviso capace di confrontarsi sulle questioni fondamentali del nostro vivere e agire nel mondo di oggi e la necessità di individuare tra i segni della storia anche "l'inedito", cioè quelle "crepe" e "nuove frontiere" nella storia che non portano necessariamente solo alla scomparsa di certezze, alla separazione e al fallimento, ma che invitano ad aprirsi a speranze e a nuove possibilità

     

    La scuola di formazione di quest’anno vuole proporre un percorso che parte dalla ricchezza di umanità condivisa, capace di riportare cuore e pensieri sulla cura del bene plurale, di donne e di uomini appartenenti ad un'unica grande città.

    E’ il riconoscimento nella comunità degli elementi costitutivi di  dignità della persona, di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, di giustizia e di cittadinanza da parte di persone accomunate dalla provenienza da un'unica famiglia umana e da una unica Terra da condividere ora e per il futuro.

     

    Per creare una nuova visione del mondo non è sufficiente avere autostrade tecnologiche o gallerie del Gottardo che aumentano velocità e volumi del trasporto, se poi non riusciamo a costruire ponti e corridoi al di là e al di qua del Mediterraneo, a coltivare segni di speranza nella “vecchia Europa”.

     

    E’ necessario ripartire da un terreno comune per rileggere e ridare nuova forza a parole e pratiche che hanno per centro l’umano e che possono raccogliere la disponibilità a mettersi in gioco per il qui e ora e per il tempo prossimo.

     

    Da qui l’esigenza della lentezza della relazione e della tessitura di ciò che è importante per tornare alla capacità generativa; la riscoperta del tempo per comprendere l’importanza della cura ora e per le future generazioni; la profondità per recuperare il volto di chi ci sta di fronte.

     

    Ci sarà spazio per un approfondimento sul referendum costituzionale. Mi permetto fin qui di segnalarvi il vivace dibattito presente sul portale C3dem (www.c3dem.it), cui si è aggiunto da poco anche un documento elaborato da Città dell’Uomo.

     

    Verrà progressivamente messo a disposizione del materiale preparatorio alla scuola estiva sulla cartella al seguente link dropbox.

     

    Per i dettagli del programma, fare riferimento al sito Rosa Bianca, dove troverete via via gli aggiornamenti, le info circa la proposta e le soluzioni per il soggiorno.

     

    Per info e iscrizioni: rosabianca@rosabianca.org; tel. 331 3494283 (ore serali e fine settimana)

     

    Approfitto infine per rilanciarvi una riflessione che ho ricevuto ieri via mail di Giancarla Codrignani sulla violenza che ancora oggi ci scuote e ci interroga.

     

    Da: Giancarla Codrignani, 3 giugno 2016

    «Provate voi, se trovate le parole giuste, a raccontare ancora una volta di una giovane donna uccisa dal fidanzato che aveva lasciato; di un’altra, al nono mese di gravidanza, ora ricoverata in gravi condizioni, per essere stata avvelenata con della soda caustica dal proprio compagno. Provate a star dietro a un conteggio che parla di cinquantacinque donne assassinate nei primi cinque mesi di quest’anno (undici al mese) e che, mentre lo si scrive, risulta già vecchio, già andato oltre, già segnato da altre vite sospese.

    Provate voi a giustificare, se mai ci si riesce, l’esposizione mediatica di un altro piccolo corpo senza vita, con sotto il commento“sembrava una bambola”. L’ennesimo Aylan, ma privo della commozione mondiale che aveva suscitato il bimbo siriano. Provate a tenere il conto, ammesso che davvero si avvicini alla realtà, delle bambine e dei bambini che abbiamo smarrito in mare, mentre ci affrettiamo a candidarci all’adozione della piccola che ha perso la mamma e il papà. Provate, se riuscite. Noi, oggi, non siamo capaci.

    Ci sono momenti in cui la sensazione è quella di non riuscire a sottrarsi allo sconforto. Giorni in cui sembra che tutto ciò che ci circonda abbia un peso troppo grande: il peso del già detto, già scritto, già commentato. Il peso del “non cambia mai niente”. Niente scuote, nulla addolora veramente, nessun accadimento indigna tanto da far cambiare l’ordine delle cose: le decisioni della politica, dell’Europa, la vita di noi gente comune, l’andare scriteriato di questo mondo.

    In questo tempo di emozioni telecomandate, che si accendono a intermittenza davanti ai vari Aylan, Favour e chissà a quanti altri piccoli migranti ancora (ma solo se si tratta minori, per gli adulti la pietà è finita da tempo: vengono a rubarci quel che abbiamo, che ci appartiene, ad approfittare del nostro benessere, a delinquere…), viviamo lo sconcerto di questa continuità cupa, di cui nessuno sembra volersi far carico.

    Abbiate pazienza, care lettrici e cari lettori. Accogliete questo nostro piccolo sfogo. Domani torneremo a essere donne resilienti, capaci di rialzarci rafforzate dal turbinio degli eventi che a volte sembra sovrastarci. Ma il senso di impotenza che ci assale nella vita è ciò che ci consente di fermarci a riflettere. A raccogliere energie nascoste, di cui noi stesse spesso siamo inconsapevoli. È quel che dà la possibilità al dolore di farsi fecondo di un futuro altro. Quel futuro che continueremo a sognare e a raccontare insieme. Non oggi però.»

     

    Un caloroso saluto e a presto

     

    Fabio Caneri

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Data: domenica 5 giugno 2016

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