Sacerdozio Don Attilio


  • «Siamo qui per esprimere gratitudine», così il Vescovo Gerardo ha aperto l’omelia durante la celebrazione eucaristica che ha ricordato i sessant’anni di sacerdozio di Mons. Attilio Pastori, parroco della Chiesa jesina di San Giovanni Battista.

    È il 4 luglio, la chiesa è già gremita alle 18, quando inizia il concerto per organo storico italiano tenuto dal M° Mariella Martelli; è titolato “Rosa Solis”, come l’omonimo brano, eseguito in prima esecuzione assoluta, composto dallo stesso Maestro: marchio di qualità che certifica una rassegna di musica prestigiosa e di rara bellezza.

    È appena il prodromo della grande festa, con tanta gente che si raccoglie attorno al suo Parroco Don Attilio: ci sono le Associazioni parrocchiali, il Centro Culturale I Care, il Coro “Cardinal Petrucci”, Masci, San Vincenzo e Caritas, bambini, ragazzi e adulti di Agesci e Azione Cattolica.

    Don Gerardo, tuttavia, ricorda che parlare di questo straordinario sacerdozio significa parlare del Signore e che bisogna «essere grati a Dio, perché Dio fa bene le cose; perciò, quando noi siamo strumenti di bene facciamo la volontà del Signore».

    Di Don Attilio, prosegue il Vescovo, è importante «sottolineare l’aspetto educativo del suo ministero; sotto di lui sono passati tanti giovani cui egli ha impresso indelebili i valori cristiani».

    Che cosa vuol dire essere sacerdoti?

    La domanda che Don Gerardo propone trova stimoli e riflessioni dal Vangelo della liturgia eucaristica: «(…) leggiamo che Gesù è in difficoltà perché la gente è gelosa che egli faccia miracoli dappertutto; quella gente pretende che Gesù li faccia in casa sua. In realtà, agendo in quel modo Gesù incomincia a esigere una risposta, una sequela, un atto di fede: la gente lo ammira ma non vuole avere fede. Il rifiuto dell’Incarnazione non vede un Dio che si fa piccolo, che agisce in un uomo umile. Un Dio così non è accettabile. Nella nostra mentalità – incalza Don Gerardo – questo Dio lo vorremmo sempre forte, mentre lui, invece, si fa piccolo: ecco l’Incarnazione!».

    Sono meditazioni che riconducono alla dimensione del sacerdozio: «Quante volte, caro Don Attilio, nella nostra vita sacerdotale abbiamo visto che Dio agisce nella piccolezza?». Certo non mancano le delusioni per tanti giovani che si allontanano dalla fede: un educatore questo lo sa; «ma anche lei è prova tangibile che ogni sacerdote è strumento del Signore. E segno della presenza del Signore nel mondo è la Chiesa».

    Tuttavia, continua Don Gerardo, «(…) il sacerdote è uno che presta la sua persona a Gesù, per diventare strumento, per ripetere i gesti e le parole di Gesù; il sacerdote rende vivo Gesù annunciando la Parola di Dio, quando consola e quando incoraggia; perché, in realtà, il sacerdote è Gesù tra la gente. E quando amministra i Sacramenti, il sacerdote è il Cristo presente nella Chiesa, perché egli è la via, il mezzo con cui Gesù si fa presente nella comunità».

    Certo, Don Attilio, in particolare col sopraggiungere di talune infermità, soprattutto legate alla sua fatica di fare fronte agli anni, sa che «ogni sacerdote che ha vissuto bene il suo sacerdozio può dire che non è stato facile, ma che ne valeva la pena, perché ogni sacerdote è dono del Signore».

    «Un ringraziamento e una preghiera – così ha terminato il Vescovo –. Il Signore la benedica, la custodisca e la conservi; soprattutto le conceda, anche con i dolori dell’età, la fortezza dello Spirito e, in particolare, la consolazione di vedere una comunità, quella nella quale lei ha lavorato assiduamente, che cresce nella fede e nella fiducia, una comunità che in lei vede il Volto di Gesù che ci porta la misericordia del Padre».

    Auguri, Don Attilio! Con affetto e gratitudine, miei e della comunità…

    Lei ha ripetutamente dato prova che il ministero sacerdotale «non è una professione che tiene occupati da cinque a otto ore al giorno, ma, in primo luogo, un modo di vita, una capacità di donarsi agli altri, così da rendere possibile la loro autentica liberazione» (Henry J.M. Nouwen).

    Oreste Mendolìa Gallino

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