Laudato si’


  • L’enciclica di papa Francesco, Laudato si’, è un documento di grande spessore: solido, coerente, di respiro universale. Il rispetto per le cose esige il rispetto per l’uomo. Uomo e cose sono la stessa famiglia, non c’è alterità in questa fratellanza universale.

     

    Ho letto l’enciclica di papa Francesco, Laudato si’. Una lettura completa, che merita una seconda lettura più attenta e approfondita.

    Lo giudico un documento importante, di grande spessore. Non tanto e non solo per l’argomento specifico, che è quello dell’ecologia. Quanto per come lo tratta. Infatti, molte idee espresse nel documento sono divenute, in una certa misura, patrimonio comune, acquisizioni consolidate nell’opinione pubblica. Proprio il papa lo sottolinea, riconoscendo che gruppi, associazioni, istituzioni hanno da tempo fatto maturare una coscienza ecologica condivisa.

    La prima impressione che si coglie è quella di trovarsi di fronte ad un documento solido, coerente, che, partendo da alcuni principi, si snoda fino alle estreme conseguenze, fino alle minuzie. Nella società liquida, della crisi delle ideologie, del cosiddetto pensiero debole, trovare una costruzione profonda e solida, una vera e propria base di un programma mondiale per l’umanizzazione del creato e della società è una rarità.

    In secondo luogo, proprio partendo dall’annuncio cristiano e dall’interpretazione profetica che ne dà san Francesco, il documento proclama la solidarietà tra tutte le creature. Compreso l’uomo. Non padrone del creato, ma fratello, creatura fra le creature. Dunque, non può esistere un rispetto per le cose, per il loro equilibrio e il loro saggio uso senza il rispetto per l’uomo. Uomo e cose sono la stessa famiglia, non c’è alterità in questa fratellanza universale, tra uomo e uomo, tra uomo e cose. Dunque, scienza, tecnica, politica hanno sempre un valore etico. Perfino un semplice acquisto, la semplice spesa quotidiana non si esauriscono in una decisione economica, ma hanno sempre anche una valenza etica.

    In terzo luogo, l’umanità di questo papa si manifesta anche nel fatto che, accanto all’affermazione solida e chiara dei princìpi, ha sempre la visione concreta della realtà. E non si tratta del solito compromesso al ribasso, dell’ottundimento del principio quando la coerenza si fa scomoda. A papa Francesco non sfugge la complessità dei problemi ed esorta a tenere conto della contingenza, proprio perché questa non divenga un alibi per lasciar perdere.

    Infine, mi hanno molto colpito le quattro formule, che papa Francesco richiama dal precedente documento, l’esortazione Evangelii gaudium. Le mie tremila battute non mi dànno la possibilità altro che di citarle, rimandando il commento ad altra occasione o all’iniziativa dei lettori. Le quattro formule che dovrebbero guidarci sono ormai conosciute: il tempo è superiore allo spazio; l’unità prevale sul conflitto; la realtà è più importante dell’idea; il tutto è superiore alla parte. In estrema sintesi, vogliono dire che bisogna sempre confrontarsi con la realtà, ma avendo costante lo sguardo ai princìpi e ad una strategia di lungo respiro, non restringersi all’emergenza e all’immediato. In ogni caso, occorre operare tendendo all’inclusione e alla solidarietà, non all’esclusione e all’individualismo.

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Data: martedì 7 luglio 2015

Argomento: CatechesiVisualizza tutti gli interventi di questo Argomento | Commento al Vangelo

 

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