Appello di missionari contro le nuove apartheid


  • NO AD UN MONDIALE CHE ESCLUDE POVERI E DISSIDENTI.

     

    ROMA-ADISTA. “Siamo associazioni, movimenti di base, singoli cittadini. Tutti noi abbiamo a cuore la storia del Sudafrica, la grande lotta del movimento di liberazione che in esso si è sviluppato negli scorsi decenni e il destino delle popolazioni oppresse che di quelle lotte sono state protagoniste. Riteniamo centrale nella costruzione del nuovo Sudafrica la promozione dei diritti e del ruolo sociale e politico dei poveri”. Così recita l’incipit dell’ “Appello alle autorità sudafricane: giustizia e diritti a partire dai poveri nel Sudafrica dei Mondiali”, lanciato l’8 giugno scorso, a 3 giorni dall’avvio dei Mondiali di calcio 2010, da un gruppo di missionari comboniani e dal portale carta.org. L’appello – che si concluderà il 20 giugno prossimo con la consegna all’ambasciatrice sudafricana in Italia, Thenjiwe Mtintso, delle adesioni raccolte all’e-mail carta@carta.org – vede, tra i primi firmatari, alcuni missionari comboniani (Alex Zanotelli da Napoli,Filippo Mondini eAntonio Bonato da Castel Volturno), e il direttore di Carta Pierluigi Sullo.

    I promotori si dicono “preoccupati” per il trattamento discriminatorio subito dai sudafricani delle township e dagli ambulanti. In occasione dei mondiali, si legge infatti nell’appello, “gli abitanti delle baraccopoli vengono forzatamente sfrattati e fatti vivere in transit camps, mentre ai venditori di strada è stato proibito di vendere la propria merce durante tutta la durata della Coppa del mondo”. Un mondiale per soli ricchi, denunciano i firmatari, dal momento che “ai poveri non è stato concesso di partecipare alla costruzione di un percorso comune che portasse verso la Coppa del mondo. Al contrario la Coppa del mondo è divenuta l'occasione per ristrutturare le città secondo criteri che favoriscono solo le élite. I poveri vengono spinti fuori, lontani dagli occhi dei turisti e dei giornalisti. Peraltro, le misure di sicurezza adottate in occasione dei Mondiali limitano fortemente il diritto dei cittadini a esprimere democraticamente il dissenso rispetto a questo stato di cose”.

    Nell’esprimere piena solidarietà al movimento di base Abahlali baseMjondolo (organismo nato dai baraccati di Durban nel 2005 e impegnato nella lotta per la “democrazia reale, diretta e partecipata”, per “il riscatto dei più poveri, per il diritto alla terra, alla casa, ai servizi di base e a un'esistenza dignitosa”), l’appello denuncia le “azioni di repressione” e “gli attacchi violenti” subiti dal movimento stesso e condanna “il ruolo ambiguo svolto dalla polizia locale e dai dirigenti locali dell'African National Congress (Anc)”.

    Il 31 maggio, alcuni membri di Abahlali baseMjondolo, presenti in Italia per lanciare la campagna “Mondiali al contrario” (v. Adista n. 44/10), hanno chiesto all’ambasciatrice Thenjiwe Mtintso di farsi “portavoce delle richieste del movimento presso il governo sudafricano”. Tra le istanze avanzate, l’abolizione dei transit camps; il ripristino della libertà, per i poveri, di vivere in città; il rilascio di alcuni dissidenti di Abahlali, detenuti ma “non ancora informati, dopo 9 mesi, sulle motivazioni della loro incarcerazione”; e infine l’impegno delle Autorità sudafricane nazionali e locali “a garantire il pluralismo politico, il diritto di associazione e di espressione del dissenso”, anche nelle “città interessate dalle manifestazioni sportive della Coppa del Mondo”. (giampaolo petrucci)

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