Prepara la culla: è Natale.


  • VEGLIA DI NATALE 2014 - “Prepara la culla: è Natale”

    Liberamente tratta da testi di Angelo Comastri e Tonino Bello

    CANTO INIZIALE: Venite Fedeli

    Ø  INTRODUZIONE Oggi la via di Betlemme è ostruita da tanti detriti d'orgoglio, di vanità, di egoismo, di indifferenza, di violenza: per questo ... tante persone non riescono ad arrivare a Betlemme per far rifornimento di speranza e di pace.

    Bisogna ripulire la strada! Forse bisogna far qualcosa di più: bisogna che noi cristiani diventiamo la strada che conduce a Betlemme. Bisogna che ognuno di noi mandi il profumo della povertà lieta e benedetta, il profumo della semplicità senza orpelli e senza maschere, il profumo dell'ospitalità che non si apre ai personaggi ma alle persone, il profumo della gioia che non ha bisogno di sbornie ma di ebbrezza suscitata dalla sorpresa del Natale: la culla improvvisamente e inattesamente abitata dal Divino Bambino!

    La vita umana presenta inequivocabilmente le ferite della sofferenza e dell'insufficienza, le ferite del tradimento e della cattiveria ... ma dentro questa ruvida greppia umana, Dio è nato e nasce.

    Non è un sogno, non è uno slogan consolatorio, non è un «placebo» per ingenui: è un'esperienza! Esiste infatti un popolo (il popolo cristiano!), che ha sentito il vagito del Bambino e ha avvertito un'inondazione di gioia che passa di generazione in generazione e fa nascere la speranza di un mondo nuovo. No, fa qualcosa di più! Questa onda che parte da Betlemme crea l'umanità nuova: l'umanità che sorride alla vita, che ama i bambini, che rispetta gli anziani, che perdona le offese, che spezza il pane con l'affamato, che versa l'acqua dell'amore su tutte le piaghe e ... le risana.

    Buon Natale! Prepara la culla: cioè, prepara il tuo cuore, perché li nasce Gesù!

     

     

    Ø  UMILTA’ [

     

    Preparare il cuore significa abbandonare l’orgoglio, scegliere l’umiltà,

    trovare la capacità di donare tutto noi stessi come Lui, che donando tutto si è fatto povero.

     

     

    Perché il Figlio di Dio si è fatto uomo?…la Scrittura ci dice: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna» (Gal 4,4). Cos'è, allora, la «pienezza del tempo»?

    Non è il tempo favorevole dalla parte degli uomini, ma è il tempo favorevole dalla parte di Dio: cioè è il momento nel quale Dio non ha potuto più resistere ed è esploso in un gesto d'amore che, ancora oggi, ci fa commuovere. Gesù è un dono d'amore; il Natale è la festa dell'amore puro e gratuito; il Natale è la più bella notizia che si possa raccontare agli uomini.

    Ce ne rendiamo conto? Come dovremmo commuoverci, intenerirci, sentirci inondati di gioia! Dio, l'infinito, si è fatto vicino e si è legato irreversibilmente a noi per puro amore, per irresistibile esplosione di bontà: questo fatto deve farci amare la vita e deve ricolmarci di ottimismo a tutta prova.

    … Questo è il Natale: accorgersi di Gesù, accoglierlo nella vita e lasciar continuare in noi la novità della santità sbocciata, come un inatteso miracolo, nella povera mangiatoia di Betlemme.

     

     

    [1]In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. [2]Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. [3]Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. [4]Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, [5]per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. [6]Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. [7]Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. (Lc. 2, 1-7)

     

     

    Il segno del Natale è la povertà e l'umiltà della mangiatoia: non c'è dubbio!

    Ci aiutano due richiami evangelici, che sono commento autorevole nei confronti della scena del Natale.

    Gesù un giorno dirà: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (M:t 11,29). I due aggettivi scelti da Gesù sono due divine perle nelle quali si riflette il mistero di Dio: mite e umile ... è Dio! Sono due aggettivi che portano il profumo della paglia di Betlemme.

    In un'altra occasione Gesù dirà: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli hanno i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo» (Le 9,58). Riecheggia la scena del Natale!

    La povertà di Betlemme fa parte del mistero di Dio-Amore. In Dio esiste una sola azione: l'azione del donare!

    Ma chi dona, non possiede: proprio perché dona!

    E chi non possiede, è povero: infatti chi dona tutto, non ha nulla!

    Allora Dio che è Dono infinito di sé è anche l'infinitamente povero.

    Il Natale è manifestazione di questo divino mistero,

    che avrà il suo meriggio sulla croce: nel dono totale di sé,

    nel dono fino al segno estremo.

     

    (A rapporto da Dio)

    Il Natale ci chiama a rapporto ogni anno . Provoca, cioè, così profondamente la coscienza a misurarsi con le forti idealità soggiacenti alla nostra vicenda umana, che è come se ci sentissimo citati in tribunale. Un tribunale, però che non incute paura.

    […] È perché siamo certi che da questo tribunale non ce ne usciamo con le pesanti condanne che, a norma di tutti gli articoli della legge di Dio, pure meriteremmo per il nostro testardo e recidivo delinquere.

    Anzi, ce ne veniamo fuori ogni volta interiormente rinnovati e con un fascio di speranze. La speranza che le cose possono ancora cambiare. Che sulla nostra irrecuperabilità non è detta l’ultima parola. Che la sentenza sulla nostra bancarotta spirituale non è passata ancora in giudizio. Che c’è chi continua a fare affidamento sulla nostra ripresa, e che, comunque, anche quando è costretto a pronunciarsi contro, ci sospende il rigore delle pene con ripetute condizioni di favore. La festa della nascita di Gesù diventa così per noi stimolo per la nostra rinascita.

    Vivere con sobrietà, giustizia e pietà. Mi sembra un forte messaggio articolato, attorno a cui schematizzare la nostra revisione di vita.

     

    (Non basta commuoversi)

    Ci sono nuove povertà di cui i nostri occhi avvertono la presenza e di fronte alle quali ci sentiamo provocati a nobili sentimenti di commossa solidarietà, ma nella cui allucinante e iniqua matrice che le partorisce non sappiamo ancora penetrare. La preghiera della Messa sembra pertanto voler implorare:

     

    «Donaci, Signore, occhi nuovi per vedere le cause ultime delle sofferenze di tanti nostri fratelli, perché possiamo essere capaci di rimuoverle »

     

    Si tratta di quelle nuove povertà che sono frutto di combinazioni incrociate tra le leggi perverse del mercato, i canoni osceni della massimizzazione del profitto, gli impianti idolatrici di certe rivoluzioni tecnologiche, e l’olocausto dei valori ambientali sull’altare sacrilego della produzione. Ecco allora la folla dei nuovi poveri, dagli accenti casalinghi e planetari, dalle livree rassegnate e minacciose, dalle piaghe pudicamente nascoste e spietatamente ostentate. Sono, da una parte, i terzomondisti estromessi dalla loro terra. I popoli della fame uccisi dai detentori dell’opulenza. Le tribù decimate dai calcoli economici delle superpotenze. Le genti angariate dal debito estero.

    Ma sono anche i fratelli destinati a rimanere per sempre privi dell’essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, la partecipazione. Sono i pensionati con redditi bassissimi. Sono i lavoratori che, pur ammazzandosi di fatica, sono condannati a vivere sott’acqua e a non emergere mai a livello di dignità.

    Di fronte a questa gente non basta più commuoversi. Non basta medicare le ustioni a chi ha gli abiti in fiamme. I soli sentimenti assistenziali potrebbero perfino ritardare la soluzione del problema. Occorre chiedere occhi nuovi perché risalendo alle cause ultime, si renda sterile l’utero sempre gravido che genera i mostri delle nuove povertà.

     

    (Accoglierlo per dare senso alla vita)

    Tutto ci è permesso fuorché rimanere neutrali. Se lo si accoglie, la vita acquisterà senso: «A quanti lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio». E’ in questa accoglienza che si gioca il senso del vivere. Più che senso, è meglio dire sapienza. Cioè sapore, gusto.

    Il sale nella minestra: quello che manca oggi. Se Maria presenziasse con Gesù, come un giorno in Cana di Galilea, ai nostri banchetti, non direbbe più: «Figlio, non hanno più vino», ma direbbe: «Figlio, non hanno più sale».

     

     

    Natale Di Seconda Mano
    Francesco de Gregori

     

    Oggi è tempo d'incendi, organizziamo presepi

    Dalle stelle tu scendi e ci senti e ci vedi

    Addormentati in panchina o indaffarati a far niente

    Ed il freddo che arriva, ci brucia e ci spegne

    Non c'è nessun segreto, nessuna novità

    Non c'è nessun mistero, nessuna natività

    Io ti regalo una foglia da masticare col pane

    E tu una busta di vino per passare la fame

    Sior capitano aiutaci a attraversare

    Questo mare contro mano

    Sior capitano, da destra o da sinistra non veniamo

    E questa notte non abbiamo

    Governo e parlamento non abbiamo e ragione

    Ragione o sentimento non conosciamo

    E quando capita ci arrangiamo

    E ci arrangiamo

    Con documenti di seconda mano

    Con documenti di seconda mano

     

    Oggi è tempo d'attesa, organizziamo qualcosa

    Mentre balla sul marciapiede, la vita in rosa

    Che ci guarda e sorride e non ci tocca mai

    Ultimi di tutto il mondo, piccoli fiammiferai

    Non c'è nessun perdono in tutta questa pietà

    Non c'è nessun calore, nessuna elettricità

    E oggi parlano i cani per sentirsi più buoni

    Intorno al nostro fuoco cantano canzoni

    Sior capitano aiutaci a attraversare

    Questo mare contro mano 

    Sior capitano, da destra o da sinistra non veniamo

    E questa notte non abbiamo

    Governo e parlamento non abbiamo e ragione

    Ragione o sentimento non conosciamo

    E quando capita ci arrangiamo

    E ci arrangiamo

    Con documenti di seconda mano

    Con documenti di seconda mano

     

     

    Ø  PACE [

    Il Signore viene per portarci la pace, perché solo in lui si compie la pace vera per l’uomo;

    la sua venuta deve provocare un cambiamento profondo in noi, darci occhi nuovi sul mondo.

     

     

    La pace è soprattutto etica del volto. Un volto da scoprire, un volto da contemplare. un volto da accarezzare: quanto sarebbe bello che noi credenti riscoprissimo questi segni nel Verbo! Questa è la pace: ricerca del volto! Il volto dell'uomo con la sua individualità, con la sua esplosiva ricchezza spirituale, con la sua irrepetibile valenza. Non solo il volto di noi bianchi. ma anche quello dei fratelli del Marocco, della Tanzania, di tutti i paesi abbandonati, che non ricordiamo più. Volti unici, irrepetibili. Ricerca del volto, non della maschera. Quando riesci a guardare un uomo negli occhi. capisci che è tuo fratello: e quando guardi una donna negli occhi, riesci a intuire che è tua sorella. Se non fai cosi, è ancora notte, anche se il sole è alto nel cielo. (don Tonino Bello)

     

     

    [8]C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. [9]Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, [10]ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: [11]oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. [12]Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». [13]E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:

    [14]«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».

    [15]Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». [16]Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. [17]E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. [19]Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. [20]I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

     

     

    (Da che parte sta Dio?)

    Il Signore è la nostra pace.

    Noi sappiamo che lui è tenuto in grembo da Maria. E' lui la nostra pace e noi, se vogliamo goderla dobbiamo muoverci, perché la pace soltanto sul piano etimologico è sedentarietà, quiete starsene seduti. Si dice: sto seduto, sto in pace. Ma per trovare la pace bisogna muoversi, bisogna soffrire, sacrificarsi. Per trovare la pace bisogna essere in lotta, bisogna essere in guerra con se stessi.

    Un po' come i pastori che lasciano la sedentarietà di stare accanto al gregge, di notte. Stavano forse vicino a un ginepro, a un pagliaio e quando sentono l'annuncio dell’Angelo, si muovono. […]

    Hanno visto, si sono resi conto, riferirono. Hanno sentito e sono andati a portare agli altri, più avanti: «La pace è arrivata sulla terra». «Pace in terra agli uomini che Dio ama» (Lc 2,14).

    […] Il tema della pace di conseguenza non è soltanto un tema da contemplare ma è un tema che deve metterci in scacco, darci scacco matto: cioè deve farci cambiare qualcosa. Guai se la Parola di Dio non ci provoca al cambio, se la Parola di Dio non ci fa dire: «Signore, dimmi da che parte stai, così io vengo verso di te…». […] Noi possiamo metterci dalla parte sua per dargli una mano a realizzare quello che lui vuole.

     

    (La pace del mondo e la pace di Gesù Cristo)

    C'è una pace dei filosofi. E c’èuna pace di Cristo. La prima è quella prodotta dai nostri sforzi diplomatici, costruita dai dosaggi delle cancellerie, frutto degli equilibri messi in atto dalle potenze terrene. Al punto che, se una sola condizione va in crisi, si rompe il giocattolo e ruzzola tutto intero il castello.

    La pace di Cristo, invece, è quella che non esige garanzie, che scavalca le coperture prudenziali, e che resiste anche quando crollano i puntelli del bilanciamento fondato sul calcolo. […]

    Questo è il salto di qualità a cui ci provoca la frase divenuta ormai celebre di Dietrich Bonhoeffer: «Osare la pace per la fede». In un suo testo scritto nel 1934, Bonhoeffer dice:

     

    «Una via alla pace che passi per la sicurezza non c’è. La pace infatti deve essere osata. E’ un grande rischio , e non si lascia mai e poi mai garantire. La pace e il contrario della garanzia. Esigere garanzie significa diffidare e questa diffidenza genera di nuovo guerre. Cercare sicurezze significa volersi mettere al riparo. Pace significa affidarsi interamente al comandamento di Dio, non volere alcuna garanzia, ma porre nelle mani di Dio Onnipotente, in un atto di fede e di obbedienza, la storia dei popoli... Chi rivolgerà l’appello alla pace cosi che il mondo oda, che sia costretto a udire... ? Solo la santa Chiesa di Cristo può parlare in modo che il mondo, digrignando i denti debba udire la parola della pace e i popoli si rallegreranno perché questa Chiesa di Cristotoglie, nel nome di Cristo le armi dalla mano dei suoi figli e vieta loro di fare la guerra e invoca la pace di Cristo sul mondo delirante».

     

     

    Ø  ACCOGLIENZA

    Ø  Affinché i nostri occhi siano resi nuovi dobbiamo aprire il cuore all’accoglienza

    del mistero natalizio del Signore che si incarna nella debolezza umana sull’esempio di Maria.

     

     

    Maria disse si alla povertà: con Dio!

    Ma -ricordiamolo bene! -tutto questo è iniziato a Betlemme: è iniziato con il viaggio faticoso di Maria e di Giuseppe, con la ricerca di una ospitalità... negata, con l'approdo obbligato ad una mangiatoia. Dio entra così nel mondo: e svela il suo mistero, il suo affascinante mistero di amore e di povertà. E Maria? Pensate che fu semplice per una mamma andare verso una povera grotta per vivere lì il momento più atteso e più emozionante della sua vita? Pensate che tutto fu facile e tutto fu tranquillo nel cuore della Madre?

    No! Maria, a Betlemme, ridisse il si eroico dell'Annunciazione: disse il si alla "povertà" di Dio e cosi i suoi passi presero la direzione della Croce.

    Maria, a Betlemme, condivise la povertà scelta da Dio e il suo cuore fu la prima culla e la prima mangiatoia dove fu accolto il Verbo incarnato: per questo Maria è "benedetta fra tutte le donne e tutte le generazioni la proclamano beata".

     

     

    [26]Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, [27]a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.[28]Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».[29]A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. [30]L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. [31]Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. [32]Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre [33]e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

    [34]Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».[35]Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. [36]Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: [37]nulla è impossibile a Dio». [38]Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

     

     

    (Lo stupore di Maria)

    Gli occhi di Maria dovevano brillare di stupore: con la nascita di Gesù, infatti, Maria si trova a convivere quotidianamente con il Mistero, con la Presenza, con la Pienezza del Tempo, con l'Avvenimento che dà senso a tutti gli avvenimenti della storia.

    Jean Paul Sartre, filosofo francese notoriamente ateo, durante la seconda guerra mondiale, mentre si trovava in un campo di concentramento, ha dato voce allo stupore del cuore di Maria scrivendo così:

    "Ciò che bisognerebbe dipingere sul viso di Maria è uno stupore ansioso che non è apparso che una volta su un viso umano. Poiché il Cristo è il suo bambino, la carne della sua carne e il frutto del suo ventre. L'ha portato nove mesi e gli darà il seno, e il suo latte diventerà il sangue di Dio. E in
    certi momenti, la tentazione è cosi forte che dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio! Ma in altri momenti, rimane interdetta e pensa: Dio è là! E si sente presa da un orrore religioso per questo Dio muto, per questo bambino terrificante. Poiché tutte le madri sono cosi attratte a momenti davanti a questo frammento ribelle della loro carne che è il loro bambino e si sentono in esilio davanti a questa nuova vita che è stata fatta con la loro vita e che popolano di pensieri estranei. Ma nessun bambino è stato più crudelmente e più rapidamente strappato a sua madre poiché egli è Dio ed è oltre tutto ciò che lei può immaginare. Ed è una dura prova per una madre aver vergogna di sé e della sua condizione umana davanti a suo figlio. Ma penso che ci sono anche altri momenti, rapidi e difficili, in cui sente nello stesso tempo che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che è Dio. Lo guarda e pensa: Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. E’ fatta di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Mi rassomiglia. È Dio e mi assomiglia. E nessuna donna ha avuto dalla sorte il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolo che si può prendere nelle braccia e coprire di baci, un Dio caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e che vive. Ed è in quei momenti che dipingere Maria, se fossi pittore, e cercherei di rendere l'espressione di tenera audacia e di timidezza con cui protende il dito per toccare la dolce piccola pelle di questo bambino-Dio di cui sente sulle ginocchia il peso tiepido e che le sorride. Questo è tutto su Gesù e sulla Vergine Maria".

     

    (Diciamo “Eccomi” con Maria)

    Santa Maria, vergine dell'attesa, donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono. Vedi: le riserve si sono consumate. Se oggi non sappiamo attendere più, è perché siamo a corto di speranza. Santa Maria, donna dell'attesa […]

    Ci sentiamo più figli del crepuscolo che profeti dell'avvento. Di fronte ai cambiamenti che scuotono la storia, donaci di sentire sulla pelle i brividi dei cominciamenti. Facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere. Accogliere talvolta è segno di rassegnazione. Attendere è sempre segno di speranza. Rendici, perciò, ministri dell'attesa. E il Signore che viene, Vergine dell'avvento, ci sorprenda, anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano. (don Tonino Bello)

     


    Ave Maria

    Fabrizio De Andrè

    E te ne vai, Maria, fra l'altra gente
    che si raccoglie intorno al tuo passare,
    siepe di sguardi che non fanno male
    nella stagione di essere madre.

    Sai che fra un'ora forse piangerai
    poi la tua mano nasconderà un sorriso:
    gioia e dolore hanno il confine incerto
    nella stagione che illumina il viso.

    Ave Maria, adesso che sei donna,
    ave alle donne come te, Maria,
    femmine un giorno per un nuovo amore
    povero o ricco, umile o Messia.

    Femmine un giorno e poi madri per sempre
    nella stagione che stagioni non sente.

     

     

    Ø  SPERANZA [

    L’accoglienza del Signore sconvolge i nostri cuori, ci mette in cammino

    e dona senso alla nostra esistenza illuminandola della Sua speranza.

     

     

    Tutti dobbiamo essere missionari, andare per la città e annunciare parole di liberazione, di giustizia, di pace per tutti, mettendo alle strette coloro che si rendono responsabili dell'ingiustizia che si manifesta sulla terra. Anche tu, a evangelizzare il mondo! Egli vuole che dovunque vada, ovunque tu esprima il buon profumo di Cristo e che ti lasci scavare l'anima dalle lacrime dei poveri, di coloro che soffrono e interpreti la vita come dono e non come peso: che ti lasci scompaginare l'esistenza e ti decida finalmente a camminare sulle strade del mondo come operatore di giustizia e di pace. (don Tonino Bello)

     

     

    [5]Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, [6]il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; [7]ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, [8]umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. [9]Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; [10]perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; [11]e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. (Fil. 2, 5-11)

     

    Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali, vi conceda la forza di inventarvi un'esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Gli angeli che annunziano la pace portino guerra alla vostra sonnolenta tranquillità, incurante che, poco più lontano di una spanna, si consumano ingiustizie, si sfrutta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano i popoli allo sterminio per fame. (don Tonino Bello)

     

     

    Signore della storia

    Eccoci davanti a te, Signore della storia, fratello solidale con gli uomini, Dio estroverso, che hai impregnato della tua presenza il tempo e lo spazio, amore segreto verso cui fremono di incoercibili spasimi gli abissi del mare, i tumulti delle foreste e le traiettorie del firmamento, alfa da cui si diparte il compitare delle stagioni e omega verso cui precipita la piena dei tempi, scaturigine primordiale dei fiumi delle umane civiltà, e ultimo approdo verso cui, in un interminabile conto alla rovescia, battono le sfere di tutti gli orologi terreni...

    Verbo incarnato, che riassumi nel tuo mistero la stabilità dell'eterno e le clessidre del mutamento, noi ti contempliamo stasera come archetipo della missione che hai affidato alla tua Chiesa: quella di introdurre te nelle culture del mondo, riproducendo quell'«admirabile commercium» che prese forma quando ti sei fatto carne nel grembo della Vergine Maria e hai posto la tua tenda in mezzo a noi.

    Signore Gesù, Dio fatto uomo, sei tu il paradigma essenziale di quel rapporto tra fede e cultura che oggi si ripropone a noi, chiamati a recitare le partiture della Storia della Salvezza, sugli scenari della transizione. Accoglici, pertanto, alla tua presenza, Signore, e facci sostare per un poco davanti a te. Figli spaesati di quest'epoca postmoderna. vogliamo sperimentarti come provocazione a uscir fuori dalla nostra terra, pur senza abbandonarla, cosi come tu, pur senza abbandonarlo, sei uscito dal tuo cielo, e collocarci sul crocevia delle culture, non per dirigerne il traffico o per canalizzarle nell'omologazione, ma per capirne le spinte di tendenza e svelare sommessamente a chi non ha sottomano le topografie planetarie dello Spirito che tu sei l'aeskaton verso cui precipita la storia.

     

    Ogni gesto di pace, perciò, che facciamo spuntare sulla terra è non solo un 'anticipazione, ma il segno, l'immagine riflessa in un frammento di specchio, un'esperienza prolettica della pace escatologica.

    Ecco, allora, il sentiero di Isaia. Quello acciottolato da questi frammenti speculati che riflettono la pace. Moltiplichiamo amici questi ciottoli lucidi. Ogni piccola conquista, pur accettata nel suo limite, concorre a lastricare il viottolo. [...] Camminando sul quale, dall'ululo e dai belati, dai muggiti e dai ruggiti, possiamo intuire che non siamo lontani dal luogo dove:

     

    “il lupo dimora insieme con l’agnello;

    il leopardo si sdraia accanto al capretto;

    il vitello e il leoncello pascolano insieme

    guidati da un bambino.

    La vacca e l’orsa brucano l’erba insieme

    e insieme sono sdraiati i loro piccoli,

    il leone si ciba di paglia, come il bue.

    E il lattante mette la mano nel covo

    del serpente velenoso senza farsi male” (Is. 11, 6-9)

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Data: venerdì 26 dicembre 2014

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