Il nuovo progetto educativo del gruppo AGESCI Jesi 1°


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    GRUPPO SCOUT AGESCI JESI 1

    S. Giovanni Battista

    Alle famiglie del

     

     

    Gruppo Scout Agesci

    Jesi 1

    Carissimi genitori,

    anche se con un certo ritardo, vi consegniamo il Progetto Educativo del nostro Gruppo.

    Un documento nato dal lavoro di tutta la Comunità Capi che, confrontandosi con la realtà che emerge dai ragazzi e dalle ragazze del nostro gruppo e con quanto avviene al di fuori e attorno ad esso, ha individuato linee ed obiettivi su cui impostare la proposta educativa del Gruppo per i prossimi tre anni.

    Questo ci consente da un lato di rafforzare e rendere ancor più evidente un concetto base nella cultura e nella metodologia Agesci, in base al quale la responsabilità educativa nei confronti dei ragazzi e delle ragazze non è del singolo Capo o della singola Staff, ma dell’intera Comunità Capi.

    Dall’altro di avere uno strumento in grado di garantire omogeneità e continuità alla proposta educativa stessa: dai lupetti e coccinelle, agli esploratori e guide fino ai rover e scolte.

    Coscienti però del fatto, e non potrebbe essere altrimenti, che la responsabilità educativa è in primo luogo vostra, ci è sembrato giusto e doveroso condividere con voi i contenuti e le proposte del Progetto Educativo del Gruppo, pronti anche, se vorrete, a discuterne e confrontarci insieme.

    Con l’augurio che quello che sta per iniziare sia uno splendido anno scout per tutti noi ed in attesa di potervi incontrare presto vi salutiamo fraternamente.

    Il Capo Gruppo e la Capo Gruppo

    Fabiano Belcecchi e Stefania Bonaccordi

     

     

    GRUPPO SCOUT AGESCI JESI 1

    S. Giovanni Battista

     

    PROGETTO EDUCATIVO

    2014 - 2017

     

     

    OSARE LA SPERANZA

     

     

     

     

     

     

     

    “Amate e seminate la speranza

    che un mondo migliore è possibile”

    Don Andrea Gallo

     

    “Il profeta è ‘un braccio teso ad indicare il traguardo di una terra che produce latte e miele, dove il  lupo e l’agnello si stenderanno insieme, il lattante metterà la mano sulla buca dell’aspide senza avvelenarsi’. Il profeta vive dentro la storia, ne interpreta gli eventi, scrive la storia futura.

    I profeti hanno il compito di annunciare al resto del popolo, affranto, umiliato e disperso, che Dio, nonostante tutto, non ha abbandonato il suo popolo e che da lui ci si può aspettare la salvezza. Dio dà al profeta il compito di consolare il suo popolo, il tempo dei lavori forzati si avvicina alla fine, si prepara la strada del ritorno in patria.

    È una speranza che annuncia un cambiamento radicale nella storia del popolo: anticipa la liberazione. Il profeta diventa così testimone della fedeltà di Dio che opera attraverso di lui (piccolo strumento spuntato!) una svolta nella storia e avvia un nuovo cammino verso il compimento della speranza.

    E il capo scout è un profeta.

    Non può tacere; non può vivere nelle ambigue neutralità e dunque con la sua stessa vita testimonia la speranza che un cambiamento è sempre possibile.

    E la speranza ‘non è il ripostiglio dei desideri mancati’.

    Bisogna capire che la speranza è parente stretta del realismo. È la tensione di chi, incamminatosi su una strada, ne ha già percorso un tratto e aiuta i ragazzi che gli sono affidati ad orientare i loro passi, con amore e trepidazione, verso il traguardo non ancora raggiunto ma raggiungibile.

    E qualche volta il profeta finisce nel deserto perché deve prepararsi alla sua missione.

    Ma il deserto non è il luogo della morte e della disperazione, ma bensì l’esperienza in cui si incontra in modo privilegiato l’amore di Dio.

    Il capo scout ha un sogno, una speranza, ma è un sognatore molto particolare: il sogno vuole realizzarlo.

    E la sua più grande speranza è che l’educazione sia veramente una forza che produce cambiamenti.

    Per questo progetta. Per questo condivide il progetto con la sua comunità, per questo testimonia, prima di tutto nella sua vita, che un cambiamento è possibile.”

     

    Valentino Scordino e lo staff del Campo,

    (Scout Proposta educativa, 2002, n. 1)

    Negli ultimi cinque anni, prevalentemente nel mondo occidentale, si è sviluppata una crisi strutturale difficilmente paragonabile con altre crisi degli ultimi venti anni. La crisi che stiamo vivendo non è una semplice crisi finanziaria o economica, ma è la crisi di un intero modello sociale: fatto che non può non interrogare chi, come l'associazione scout, si impegna nell’ambito educativo.

     

    Quello che noi respiriamo è la logica per cui il fine della vita umana è la sopravvivenza. Ecco perché c’è la lotta per la competizione, la flessibilità, cioè tutte forme di delirio rispetto ad una condizione come la nostra, che richiederebbe molto di più la cooperazione che la competizione. Se si potessero aprire le parole per fare l’ecografia del tipo di sentimenti che le parole hanno dentro, pensate a che angoscia c’è della vita e della morte dentro la parola sopravvivenza. Cioè, vuol dire che io per vivere - dove 'vivere' è proprio la sussistenza materiale: avere un minimo di lavoro, di casa, di vestiti -, per vivere devo lottare. E comunque sopravvivere non vuol dire mai salvezza, redenzione, felicità, pienezza: vuol dire che tu differisci il momento della morte. E oggi noi diciamo 'uscire dalla crisi', sottintendendo che qualcun altro dovrà sprofondarci. Non sentite mai dire 'uscire insieme dalla crisi'. L’avverbio insieme in questa logica è un errore grammaticale, non esiste insieme.”

    (Roberto Mancini– dicembre 2012, S.G. Battista)

     

    Il modello sociale neoliberista che abbiamo da decenni, fondato sull’individualismo, la competizione, la speculazione, il darwinismo sociale, sta dando i peggiori risultati sociali nel momento del suo fallimento.

    Il mondo che ci circonda sembrerebbe perciò andare in direzione contraria ad alcuni cardini educativi dello scoutismo: l’essenzialità, il senso di comunità e l’idea che la vita è fatta per diventare felici, dove la felicità non è la fortuna, non è il privilegio, ma è una vita sensata, responsabile e condivisa.

    Andando a vedere l’etimologia, la parola crisi è composta da [krisis = scelta] e da [krino = distinguere]. La crisi dunque ci chiama, volenti o nolenti, a compiere delle scelte.

    Proprio la scelta consapevole è un altro tratto tipicamente scoutistico e quindi, in modo consapevole, scegliamo di gettare le basi di questo nuovo Progetto Educativo nell’osare la speranza. Una speranza che non è un affidamento a qualcosa di altro da noi, ma piuttosto una ricerca quotidiana di competenze, strumenti, valori.

    In questo cammino molte sono le sfide che ci attendono e che sono insite negli obiettivi educativi contenuti in questo Progetto Educativo. Obiettivi che possiamo raggiungere solo se riusciamo a stabilire delle alleanze con gli altri soggetti che contribuiscono - in modo a volte determinante - alla formazione dei ragazzi e delle ragazze che frequentano il nostro gruppo scout, a partire dalle famiglie stesse con le quali vogliamo e dobbiamo continuare a coltivare e rafforzare relazioni e collaborazione.

    Ma perché quella speranza non diventi “il ripostiglio dei desideri mancati” dobbiamo nutrire sempre di più la nostra azione educativa con uno spirito rinvigorito e un atteggiamento nuovo, secondo gli insegnamenti lasciati dal fondatore dello scoutismo, Baden Powell.

    Uno spirito che ci porta, con coraggio, tenacia e pazienza, a scommettere sul futuro, sui nostri ragazzi. Che non ci permette di rassegnarci alla strisciante e progressiva perdita di fiducia negli uomini e nelle donne che sembra sempre più affermarsi nella nostra società.

    Un atteggiamento nuovo verso ciò che ci circonda, verso la realtà nella quale siamo inseriti. Anche perché vogliamo permettere alla nostra proposta di arrivare davvero a chi è più in difficoltà e troppo spesso rimane fuori dalle porte delle nostre sedi. Ma principalmente perché vogliamo che la nostra azione serva non già a renderci visibili, quanto a “lasciare un segno”, convinti che una buona azione educativa può davvero produrre cambiamenti importanti e positivi, offrendo realmente ad ognuno di noi l’opportunità di “lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato”.

     

    Il Progetto Educativo è uno strumento di lavoro che serve a rendere l'azione educativa più mirata, continuativa ed efficace, perché risponde ai bisogni reali, nasce da comuni scelte di fondo e si esprime concretamente nei programmi.

    Esso offre una visione globale della realtà in cui si opera: nella nostra analisi cerchiamo di cogliere correlazioni, orientamenti e necessità, senza lasciarci condizionare dal contesto in cui agiamo, ma mantenendo uno spirito autonomo e critico. Con una attenta distribuzione delle risorse, quindi, lo strumento del Progetto Educativo ci consente di pensare in termini di sviluppo, assicurando la miglior qualità di proposta al maggior numero di ragazzi.

    La scrittura del Progetto Educativo è anche una occasione di confronto per i capi, ed esprime un comune impegno di crescita rispetto ai principi dichiarati nel Patto Associativo dell’Agesci. La condivisione di questi principi da parte dei capi deve poi esprimersi in un impegno concordato ed esplicito.

    Per questo il Progetto Educativo assume la forma di un documento scritto, stabilendo così la corresponsabilità di ciascuno dei capi nei confronti della proposta educativa. Pensare all'educazione in termini di progetto è un modo di stimolare ed educare a un atteggiamento attivo verso la realtà e i problemi, che devono essere affrontati con rigore ed essenzialità, facendo il miglior uso delle risorse che abbiamo e che sono inevitabilmente limitate.

    I momenti di verifica del Progetto Educativo contribuiranno a fornire coerenza e continuità nel tempo all'azione educativa, assicurando memoria storica e trapasso di nozioni.

     

    Abbiamo sviluppato gli obiettivi del Progetto Educativo sulla base dei tre punti del Patto Associativo dell'Agesci: scelta scout, scelta cristiana e scelta politica.

    SCELTA SCOUT

     

    Autoeducazione

    L‘intento educativo è quello di rendere il ragazzo protagonista delle proprie scelte; i capi sono corresponsabili di questa crescita, accompagnando i ragazzi nelle esperienze di progressione personale.

    L’obiettivo principale è quello di far arrivare il ragazzo a compiere autonomamente delle scelte consapevoli e il ruolo del capo è quello di orientare queste scelte.

    In maniera trasversale rispetto alle tre branche, e proporzionalmente all’età di riferimento, abbiamo individuato delle capacità da far sviluppare al bambino/ragazzo:

     

    Obiettivi

    • Branca LC:
      • Accettare il fallimento e i propri limiti
      • Portare avanti un impegno costante
      • Essere responsabili
      • Essere pazienti
    • Branca EG:
      • Mettersi in gioco
      • Accettare il fallimento e i propri limiti
      • Porsi un obiettivo
    • Branca RS:
      • Accettare il fallimento e i propri limiti
      • Porsi un obiettivo
      • Valutare le risorse a disposizione
      • Accettare gli imprevisti e le novità

     

    Vita di gruppo e dimensione comunitaria

    Caratteristica dell’esperienza scout è la dimensione comunitaria, che fa crescere insieme capi e ragazzi.

    L’obiettivo è creare una comunità che rispecchia i suoi componenti e nella quale essi possano rispecchiarsi, articolata secondo scale diverse che sono però legate tra loro: ogni branca, il gruppo, la Comunità Capi.

    La necessità è quella di una comunità non statica ma dinamica: l’impegno, oltre che nel costituirla, deve essere speso per mantenere il senso della comunità stessa, trasformandola e plasmandola in base ai soggetti che la compongono.

    Uno degli aspetti fondamentali su cui lavorare è quello dell’accoglienza rispetto alle diversità presenti nella nostra realtà parrocchiale, alcune delle quali in forte crescita, come le diversità religiose, i ragazzi con disabilità o problemi sociali.

    La difficoltà non sta solo nel ricercare un atteggiamento di apertura ma risiede anche nello scegliere la modalità di questa accoglienza; per questo crediamo nella Co.Ca. come luogo di confronto, per poter arrivare a conclusioni condivise.

     

     

    Obiettivi:

    • Branca LC:
      • Creare un ambiente non emarginante, ma dove ognuno possa sentirsi a proprio agio, fondato sull'accoglienza delle reciproche diversità;
      • Evidenziare l’importanza del singolo nella comunità (osservare l’atteggiamento del bambino/ragazzo all’interno del gruppo, come elemento di progressione personale);
      • Imparare a prendersi cura delle cose e degli oggetti comuni (anche attraverso gli strumenti tipici delle branche come prede/impegni, imprese, capitoli).
    • Branca EG:
      • Creare un ambiente non emarginante, ma dove ognuno possa sentirsi a proprio agio, fondato sull'accoglienza delle reciproche diversità;
      • Imparare a prendersi cura delle cose e degli oggetti comuni (anche attraverso gli strumenti tipici delle branche come prede/impegni, imprese, capitoli).
    • Branca RS:
      • Imparare a prendersi cura delle cose e degli oggetti comuni (anche attraverso gli strumenti tipici delle branche come prede/impegni, imprese, capitoli).

     

    Coeducazione

    “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen 1,27).

    Con il termine coeducazione si intende la necessità di educare insieme i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, per insegnare ad ognuno dei due sessi qual è il modo corretto di rispettare, collaborare e relazionarsi all’altro genere.

    L'uomo e la donna rappresentano il punto di partenza e di arrivo dell’azione educativa scoutistica: ognuno di noi è chiamato a scoprire la propria identità di uomo e di donna, che si realizza nell'amore donato da Dio. In questa ottica sono già piccoli uomini e donne i lupetti e le coccinelle, gli esploratori e le guide, i rover e le scolte. Lo sono per natura, e altrettanto naturalmente essi si pongono in maniera differente, ma misteriosamente reciproca e complementare, dinanzi alle comuni esperienze della vita.

    L'obiettivo generale della proposta educativa scout va oltre alla semplice offerta di attività da fare insieme, maschi e femmine, o alla mera reciproca conoscenza, ma tende all'educazione alla parità - non all'uguaglianza - e alla valorizzazione delle differenze e dell'identità di genere, superando le banalizzazioni proposte dalla società.

    Va rispettata, in primo luogo, la maturità del singolo ragazzo e, solo secondariamente, la peculiarità metodologica della singola branca in cui esso si trova: non è detto che ciò che sia corretto proporre ad un ragazzo lo sia altrettanto per un suo coetaneo.

     

     

     

    Obiettivi:

    • Branca LC:
      • Superare la diffidenza e la conflittualità tra i generi;
      • Riconoscere e accettare il proprio corpo e la propria personalità di genere;
      • Rispettare la diversità fisica dell’altro sesso e le rispettive esigenze;
    • Branca EG:
      • Conoscere e rispettare la varietà e la diversità psicologica dell’altro genere;
    • Branca RS:
      • Saper collaborare e relazionarsi correttamente e in modo rispettoso con l’altro genere.

     

    Servizio ed educazione al Servizio

    “Fai del tuo meglio per essere pronto a servire”.

    Questa frase, che altro non è che l’insieme dei singoli motti delle branche (LC “del nostro meglio”, EG “estote parati”, RS “servire”), racchiude il senso più ampio di un cammino “a lungo termine” dell’educazione al servizio, che noi Capi ci proponiamo di attuare nel nostro intento di accompagnare il ragazzo nella sua crescita personale. Infatti, sin dai lupetti e dalle coccinelle, si cerca di far avvicinare il bambino/ragazzo al fare servizio come stile di vita: cammino che si conclude con la scelta della Partenza in Clan/Fuoco. Gli strumenti di cui ci avvaliamo sono la B. A. (la Buona Azione in branco/cerchio e in reparto) e il servizio che i rover e le scolte iniziano a mettere in pratica in maniera concreta attraverso esperienze di vario tipo, sia all’interno dell’Associazione sia in altre realtà.

    Noi Capi abbiamo scelto di vivere il nostro servizio all’interno dell’Associazione ponendoci come obiettivo di trasmettere al bambino/ragazzo i valori scout.

    Il senso del servizio non deve rimanere chiuso nei confini della parrocchia, ma deve estendersi anche a dimensioni più ampie, a seconda delle esigenze che si possono presentare alla singola persona o alla Comunità.

     

    Obiettivi:

    • Branca LC:
      • Utilizzare più consapevolmente gli strumenti messi a disposizione alle singole branche nell’educare al servizio;
    • Branca EG:
      • Utilizzare più consapevolmente gli strumenti messi a disposizione alle singole branche nell’educare al servizio;
    • Branca RS:
      • Utilizzare più consapevolmente gli strumenti messi a disposizione alle singole branche nell’educare al servizio;
      • Facilitare la mobilità di ragazzi (Rover/Scolte), nel fare servizio:

    ñ  servizio in altre città per motivi di lavoro/studio;

    ñ  ottimizzazione delle forze a livello cittadino/di zona;

    ñ  favorire l'esperienza dei nostri ragazzi anche in altre realtà associative.

     

     

    Progressione Personale

    La progressione personale è l’aspetto educativo peculiare della nostra Associazione e consiste nell’accompagnare il ragazzo nella sua crescita, valorizzando i suoi talenti e stimolandolo a raggiungere obiettivi più grandi. L’intento educativo consiste nel rendere il bambino/ragazzo consapevole della propria crescita e nello stimolare il singolo alla progettualità su se stesso, anche attraverso strumenti concreti e verificabili. Gli strumenti per attuare la progressione personale sono: Pista/Sentiero in Branco/Cerchio; Sentiero in Reparto; Punto della strada in Clan/Fuoco.

     

    Obiettivi:

    • Branca LC. EG, RS:
      • creare una continuità educativa sia tra le branche che attraverso un rapporto di collaborazione e condivisione con i genitori del bambino/ragazzo.

    SCELTA CRISTIANA

     

    “Gesù allora si voltò e vedendo che lo seguivano, disse: ‘Che cercate?’. Gli risposero: ‘Rabbì, dove abiti?’ Disse loro: ‘Venite e vedrete’”. (Gv)

    Apparteniamo ad una associazione ecclesiale: ogni capo accoglie il messaggio di salvezza di Cristo e, in virtù della propria vocazione, sceglie di farlo proprio nell’annuncio e nella testimonianza. Affermiamo di credere ‘la Chiesa’, non ‘nella Chiesa’, intendendola non solo come realtà storica, gerarchica e visibile, ma come convocazione e comunità composta da peccatori che cercano di lasciarsi convertire dal messaggio di Gesù.

    Ci proponiamo come esempi di ricerca e non come testimoni di verità confezionate. Il nostro obiettivo è permettere al bambino/ragazzo di scoprire se stesso, anche nella fede, guardando negli occhi del capo, il quale si pone come modello di percorso e non di persona. Concretizziamo questo proposito tramite la ‘catechesi esperienziale’: a differenza del catechismo, che tenta di trasmettere i dati della fede, il nostro approccio propone l’incontro di Dio attraverso l’esperienza.

    La nostra proposta passa per tre fasi: provocare una domanda;   stimolare la ricerca; sviluppare la passione.

    Ci mettiamo alla ricerca di Gesù come ‘i cristiani della via’: Gesù è la strada, vista non come un mezzo, ma come essenza del cristianesimo. Ci ispiriamo al suo stile, caratterizzato da un atteggiamento di gioia e avventura nella ricerca dello Spirito santo.

     

     

    Obiettivi:

    • Branca LC:
      • rispetto del creato e delle cose che ci circondano.
    • Branca EG:
      • mettersi in gioco in prima persona nel vivere il rapporto con Dio, senza rimanere spettatori passivi.
    • Branca RS:
      • differenza tra fede e Chiesa e conoscenza della Chiesa: capire il significato del ‘rito’;
      • importanza del rimanere aperti a Dio: vivere la fede come cammino e ricerca.

     

     

    SCELTA POLITICA

     

    “Nel formarti un carattere e una capacità di agire fai sempre in modo che il tuo scopo non sia di raggiungere una posizione o di realizzare ambizioni per te solo, ma anche di metterti in grado di fare del bene agli altri, alla comunità”. (Baden Powell)

     

    Il concetto di “scelta politica”, nello scoutismo, va al di là delle preferenze ideologiche e partitiche. Si tratta, piuttosto, della volontà di essere attori responsabili, capaci di scelte partecipate e consapevoli, inseriti nel contesto sociale in cui si vive, impegnati nella costruzione del bene comune. Vogliamo perciò accompagnare il bambino/ragazzo nel percorso che lo porterà a diventare un adulto e un “buon cittadino”.

    L’analisi della realtà dei nostri ragazzi nelle diverse branche ci ha portato alla “riscoperta” dell’estrema attualità del percorso educativo delineato dal metodo scout, basato su tre tappe fondamentali: osservare (scoperta), giudicare (competenza), agire (responsabilità).

    Il capo, in questo percorso, guida con l’esempio: non traccia strade, ma dà al ragazzo gli strumenti per progettare la sua via. Il capo si fa testimone della scelta dei valori propri dell’Associazione e propone il confronto con un modello di società orientata alla speranza e fondata su ideali di sobrietà, solidarietà, partecipazione, legalità, democrazia, apertura all’incontro con l’altro.

    Se il nostro obiettivo è quello di formare il “buon cittadino” e di lasciare il mondo che ci circonda migliore di come lo abbiamo trovato, diventa importante educare il bambino/ragazzo alla disponibilità. Disponibilità come virtù politica essenziale che viene prima di ogni altra, rende possibile la responsabilità e giustifica la solidarietà e il servizio.

    In un momento in cui la normalità sta nel trincerarsi dietro le proprie posizioni e nell’evitare il dialogo e il confronto, al seguito spesso di soluzioni semplici e “preconfezionate”, vogliamo educare invece ad una visione ampia, al confronto tra le opinioni e all’incontro con l’altro.

    L’esperienza della disponibilità consente di formare una coscienza capace di scegliere in libertà e consapevolezza.

    La realtà che si prospetta ai ragazzi vive del paradosso tra un mondo in cui il ventaglio delle scelte possibili è sempre più ampio, mentre la crisi sembra impedire e chiudere il futuro. Di fronte alle tante scelte possibili si rischia di rimanere immobili, pertanto dobbiamo educare alla capacità di selezione e fornire le chiavi e la competenza per scegliere consapevolmente. Vogliamo educare alla progettazione di sé stessi, a pensare a lungo termine, per consentire ai ragazzi di riappropriarsi del proprio futuro e di diventare protagonisti responsabili.

    Compiere scelte consapevoli ci rende responsabili in prima persona del nostro agire quotidiano, perché nello scegliere ci assumiamo l’impegno di trasformare il futuro che abbiamo progettato in gesti concreti.

    La cifra delle nostre azioni deve essere quella della sobrietà, sentita come capacità di scegliere e agire per quello che ha veramente valore. Di fronte alle logiche effimere ed estemporanee imperanti nella società moderna, crediamo che sia importante educare i ragazzi alla costanza nella persecuzione degli obiettivi e alla costruzione dei propri progetti. Vogliamo inoltre educare alla capacità di mantenere un atteggiamento di verifica critica del proprio percorso e alla conseguente capacità di formulare soluzioni alternative.

     

    Obiettivi:

    • Branca LC
      • compiere scelte autonome
      • vivere partecipando all’interno dei gruppi sociali
      • concretezza del fare e progettualità
    • Branca EG
      • porsi un obiettivo
      • valutare le risorse e le capacità
      • essere costanti nell’impegno e nella realizzazione
    • Branca RS
      • sobrietà ed essenzialità
      • formulare soluzioni di fronte di problemi reali
      • mettersi in gioco
      • saper costruire e progettare
      • essere costanti nell’impegno
      • conoscere ed essere aperti nei confronti delle diverse realtà della nostra città
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