Consumatori indifferenti


  • Consumatori indifferenti

    George Monbiot,
    The Guardian, Regno Unito / Internazionale 1031, Italia

    In vista delle feste di Natale, le campagne pubblicitarie ci spingono a consumare ancora di più. Senza ensare alle conseguenze dei nostri acquisti sugli altri e sull’ambiente.

     

    I sensi di colpa fanno bene. Sono quello che distingue le persone sane dagli psicopatici, sono un sentimento che caratterizza le persone empatiche. Ma i sensi di colpa inibiscono i consumi e, per soffocarli, l’industria globale ha sviluppato una rete di celebrità, cartoni animati e musica d’atmosfera che cerca di convincerci a non provare sentimenti. A quanto pare funziona: dall’indagine Greendex del 2012 risulta che in media gli abitanti dei paesi poveri si sentono più in colpa di quelli dei paesi ricchi riguardo al proprio impatto sulla natura. Si provano meno sensi di colpa in Germania, negli Stati Uniti, in Australia e nel Regno Unito, mentre le preoccupazioni maggiori si provano in India, Cina, Messico e Brasile. “I consumatori di paesi come il Messico, il Brasile, la Cina e l’india”, afferma l’indagine, “si curano di più di questioni come il cambiamento climatico, l’inquinamento atmosferico, la contaminazione delle acque, la distruzione della biodiversità e la carenza di acqua potabile. Invece tra i consumatori statunitensi, francesi e britannici i timori maggiori sono legati all’economia e al costo dell’energia”.

    Penso che nei paesi più poveri l’empatia non sia stata ancora indebolita da decenni di consumismo irragionevole. Prendiamo l’ultimo spot di Toys ‘R’ Us negli Stati Uniti. Un uomo vestito da guardia forestale fa salire un gruppo di bambini su un pullman della fondazione Meet the trees. “Oggi proporremo a questi ragazzini la gita più bella che possano desiderare”, ci confida il guardaboschi. Sull’autobus l’uomo tiene una lezione sulle foglie. I bambini sbadigliano e non riescono a stare fermi al loro posto. Poi di colpo il guardaboschi annuncia: “Ma oggi non andremo nella foresta. Stiamo andando da Toys ‘R’ Us, ragazzi!” I bambini si entusiasmano. “Potrete giocare con tutti i giocattoli e scegliere quello che preferite!”. I ragazzini corrono lungo le corsie del negozio e alla fine vanno in estasi accarezzando il gioco che hanno scelto.

    Il Natale permette all’industria globale delle inutilità di sfruttare i valori legati a questa festività (l’amore, il calore umano, la comunione di spirito) al solo scopo di vender oggetti di cui nessuno ha bisogno. Purtroppo anche il Guardian partecipa a quest’orgia. Di recente sulle sue pagine è apparso qualcosa di simile a una lista della spesa degna degli ultimi giorni dell’impero romano: c’erano un elegante orologio a cucù, un bollitore telecomandato, uno skateboard in mogano.

    Il consumismo ci costringe a spianare le montagne, a disseminare la superficie del pianeta di Pori giganteschi, a maneggiare i prodotti di questa distruzione per qualche attimo fugace e poi a smaltire i materiali in un altro foro. Un rapporto della Gaia Foundation rivela che l’estrazione mineraria cresce a pieno ritmo: in dieci anni la produzione di cobalto è aumentata del 165 per cento e quella di minerale di ferro deI 180 percento. I prodotti di questa devastazione sono contenuti in ogni cosa: dispositivi elettronici, plastica, ceramica, vernici, tinture.

    Un tostapane guasto

    Ad agosto è scoppiata una polemica interessante all’interno del Partito conservatore britannico. Rupert de Mauley, il ministro dell’ambiente, ha invitato i cittadini a riparare i loro elettrodomestici invece di buttarli nella spazzatura. In questo modo, ha affermato il ministro, sarà possibile ridurre il numero delle di scariche rispettando la direttiva europea sui rifiuti. Il Daily Telegraph ha scritto che “certe proposte mettono in allarme le aziende impegnate ad aumentare le loro vendite”. Il deputato conservatore Douglas Carswell si è chiesto: “Da quando c’è bisogno che il governo ci dica cosa fare di un tostapane guasto? Dopo aver compromesso le nostre prospettive di crescita economica, a quanto pare gli eurocrati vogliono darci consigli su come tirare avanti con le riparazioni”. Carswell pensa che la ripresa economica dipenda dalla continuità dei consumi: se si comincia a riparare gli elettrodomestici, non ci sarà la ripresa.
    L’inflessibile dio della crescita vuole che spendiamo fino a lasciar cadere il mondo della natura nell’oblio. Come scrive Aldous Huxley in Il mondo nuovo: “Ma gli abiti vecchi sono brutti’, continuava il mormorio infaticabile. ‘Si buttano via i vestiti vecchi. È meglio buttar via che aggiustare, è meglio buttar via che aggiustare”. Ogni anno che passa Il mondo nuovo sembra sempre meno un romanzo di fantascienza.

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