Un profumo che non c’è più . Storia di un’Italia presente e passata …*


  • * Da un fatto realmente accaduto, solo i nomi sono di fantasia  

    Venerdì 13 dicembre: navigo a vista per le viuzze del centro storico di Jesi, un cielo terso e azzurro si staglia sopra le tegole della vecchie case che si reggono l’una sull’altra in un susseguirsi di porte, portoncini, scale e scalette, un freddo pungente mi spinge ad accelerare il passo … vicolo del Giglio, vicolo del Giglio, dove sarà ? Piazza delle Monnighette, via Roccabella, poi a destra, no, forse a sinistra, la Madonnina eccola, o no, forse è quell’altra … cavolo!

    La Sig.ra Rosa ce l’aveva messa tutta al telefono per spiegarmi dove abitava, ogni metro di strada un segnale: la via che scende, poi quella che sale, l’archetto, la porta verde, quella rialzata con i tre gradini, e via di questo passo … ma guarda te se con tutto il lavoro che c’è in ufficio si deve perdere tempo anche per le consegne a domicilio! E che consegne poi … la tassa dell’IMU da pagare!

    Sono quattro giorni che, puntuale alle ore 8.45, la sig.ra Rosa (sola, molto, molto anziana e senza parenti prossimi) mi telefona quotidianamente, perché non le è ancora arrivato a casa il modello per il pagamento che le ho spedito: quindi eccomi qui ora a suonare il suo campanello, maledicendo le poste italiane …

    “Chi è? “– però che bella voce la Sig.ra Rosa – “l’IMU Signora, sono della ….”

    La porta si apre ed il mio sguardo si posa immediatamente su due enormi pantofole marroni ai piedi di questa vecchina e poi, a risalire, su un buffo berretto blu di lana calato fin sopra le sopracciglia: solo più tardi riuscirò a prestare attenzione all’azzurro ancora intenso e luminoso dei suoi occhi.

    E’ un fiume di parole la Sig.ra Rosa e mi inonda ringraziandomi in continuazione, mi abbraccia con lo sguardo e con il calore della sua casa, piccola e accogliente, per quello che riesco a sbirciare appoggiandomi allo stipite.

    “Signora mia”– e mi prende le mani fra le sue – “ero così in pensiero, tutta colpa delle poste, in tanti anni ho sempre pagato tutto, tutte le tasse, sempre, mai avessi saltato una volta una scadenza, e adesso che sono sola … però come si fa, ora poi che tutto va a rotoli, dobbiamo aiutarci tutti non è vero signora? I giovani poi, questi ragazzi, che faranno? Domattina vado subito in banca, è qui vicino lo sa signora, una fortuna, così posso andarci a piedi, pianino, pianino, non cammino molto bene …. Sono ancora in tempo no? Grazie, grazie tanto, signora mia, lo vuole un caffè?

    No grazie, il caffè non lo voglio, si sta facendo tardi, saluto cordialmente, ringraziando, e scendo tra i vicoli freddi ma luminosi dell’aria tersa di questo pomeriggio invernale. Missione compiuta.

    Eppure, ripensandoci ora, quel caffè avrei dovuto prenderlo, sarei dovuta entrare e mettermi seduta al tavolo con la sig.ra Rosa: circondate da tutti i suoi gingilli sparsi tra il vecchio mobilio chissà quante storie mi avrebbe raccontato; ma soprattutto avrei sentito un buon profumo, un profumo che non sento da tanto tempo, non quello del caffè caldo, ma quello della rettitudine, della probità, del senso delle cose e della vita, del sentirsi e farsi parte di un bene comune fino all’ultimo giorno disponibile.

    Un profumo di Natale, quello vero.

    Peccato, peccato davvero, aver chiuso quella porta troppo in fretta: ma comunque grazie, grazie lo stesso signora Rosa.

    Jesi, lì 21 dicembre 2013

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Data: mercoledì 25 dicembre 2013

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