Don Giuseppe Dossetti: con Dio e con la storia.


  • Hitler disse: “Dobbiamo essere crudeli, dobbiamo esserlo con tranquilla coscienza. Dobbiamo distruggere tecnicamente, scientificamente.”

     

    Queste parole agghiaccianti sono impresse in una lapide affissa al muro di cinta del piccolo cimitero di Casaglia di Marzabotto. Ancor più agghiacciante è vedere i fori delle pallottole di fucili e mitragliatori sulle croci di ferro e sul muro interno del cimitero, sparati a mezzo metro d’altezza per colpire anche i bambini.

     

    Domenica 10 novembre, 65 persone hanno preso parte ad un’uscita a Montesole di Marzabotto, organizzato dal gruppo adulti di AC, Masci Jesi 1 e dal CCIC (Centro Culturale I Care) della parrocchia di San Giovanni Battista, per visitare i luoghi dove tra il 1985 e il 1996, anno della sua morte, visse don Giuseppe Dossetti, costituente, padre conciliare e fondatore dell’ordine monastico “Piccola famiglia dell’Annunziata”.

     

    E’ impossibile scindere la figura di Dossetti dal luogo dove visse gli ultimi anni della sua vita monastica: in realtà non fu il monaco a sceglierlo, ma l’arcivescovo di Bologna, il cardinal Biffi, che a metà degli anni 80 gli propose di far rivivere quel luogo, come simbolica ma anche concreta riconciliazione tra Dio e la comunità locale duramente messa alla prova dagli avvenimenti del 1944. Chi meglio di Dossetti avrebbe potuto riuscire nell’intento in considerazione del fatto che tutta la sua vita si ispirò al motto “con Dio e con la storia”? Di storia lungo la stradina, il “sentiero della memoria”, che sale dal parcheggio dove si lasciano i mezzi fino all’eremo se ne respira parecchia: in successione nei 4 km circa si incontrano i ruderi della frazione di Caprara di Sopra, abitato fino al 29 settembre del 1944, i ruderi della chiesa ed il cimitero di Casaglia. E’ impressionante leggere le tabelle poste nei pressi di quelle pietre rimaste a testimoniare una delle pagine più terribili della nostra storia avvenuta in quella settimana tra il 29 settembre e il 5 ottobre del ’44. Interi nuclei familiari ammassati e rinchiusi in una stanza di casa e dentro la piccola chiesa, trucidati con le bombe a mano e poi incendiate mentre all’esterno i carnefici facevano festa suonando la fisarmonica; altri presi e condotti all’interno del piccolo cimitero dove i boia erano ad attenderli con mitragliatrici e fucili, sparando basso per colpire anche i bambini. E chi era momentaneamente riuscito a scappare veniva rincorso, torturato e ucciso, mentre le donne e le ragazze venivano violentate prima di essere anch’esse sterminate.

    Dov’era Dio in tutto questo, è la domanda che molti di noi si sono posti realizzando quanto avvenne in quei luoghi; Dio era nei corpi di chi soffriva ci siamo sentiti rispondere dal monaco che abbiamo incontrato nel pomeriggio, non certo con le bande criminali, nonostante sulla fibbia delle loro cinture vi fosse impressa la scritta “Gott mit uns”, Dio è con noi. Ma la domanda “dov’era Dio” che spesso ci poniamo riflettendo su fatti del genere dovrebbe anche spingerci a porci un’altra domanda: e l’uomo, dov’era? Dov’era finita la coscienza umana che ha permesso che avvenisse tutto questo, ma anche Dachau, Auschwitz, Sabra e Chatila, Sarajevo, la Siria? Come si può essere crudeli e contemporaneamente avere la coscienza tranquilla, come Hitler ordinava alle sue truppe? Crudeltà e coscienza non possono andare d’accordo e proprio per questo motivo don Dossetti invitava ad avere una coscienza vigile affinché quanto accaduto non debba ripetersi. E questo è stato anche il motivo che, negli ultimi anni della sua vita, attraverso la formazione dei Comitati in difesa della Costituzione, a seguito di attacchi provenienti da alcune parti politiche sostenute dai media, lo ha spinto a spendersi a difesa della carta costituzionale che egli stesso, nel 1946, contribuì a redigere. A chi lo accusava di ritenere la Costituzione più sacra dell’Eucaristia, don Giuseppe rispondeva che essa costituisce, in un’epoca di deriva politica e morale come quella in atto di cui già allora, nel 1994, se ne avvertivano le prime avvisaglie, una barriera ben solida e comunque non monolitica in quanto in essa sono contenute le regole che ne prevedono la possibilità di apportare modifiche.

    E’ il “con Dio e con la storia” accennato in precedenza che animerà la sua partecipazione al Concilio, delegato dell’allora arcivescovo di Bologna cardinal Lercaro. Ed è lo stesso Dossetti che ispirò o addirittura c’è chi sostiene che fu sua la stesura del discorso che il cardinal Lercaro tenne il 7 dicembre 1962 nel quale sosteneva che “il tema centrale del Concilio deve essere la chiesa dei poveri”. Un Dossetti quindi perfettamente in linea con quelli che saranno i dettati del Concilio in cui il rinnovamento della Chiesa sarebbe dovuto transitare attraverso un’attenzione ai poveri, ai piccoli, agli ultimi, e proprio attraverso di loro la Chiesa stessa diventa povera, piccola, ultima.

    Una povertà molto ben rappresentata anche dall’ultima dimora terrena di Dossetti; quel piccolo e spoglio cimitero di Casaglia che conserva il ricordo dell’ultimo dramma vissuto da gente povera e innocente ed una tomba umile e spoglia, senza una foto, solo una targa col nome, data di battesimo e di morte ed una semplice croce di ferro.

     

    Massimo Raffaeli

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