Gli scout hanno bisogno dell'Aquila


  • Sono passati più di quattro anni dal terremoto, ma strappare un sorriso a un bambino aquilano è ancora un'emozione speciale. Prima di tutto perché è un bambino che di sorrisi ne ha persi tanti. E per di più, perché lo si vede sorridere ai piedi di una città fantasma, di un centro storico silenzioso e inanimato. L'unico indizio che nei vicoli dell'Aquila fino a qualche anno fa abitasse qualcuno sono i materassi appoggiati sul ciglio della strada, o i lampadari rotti che si intravedono attraverso le crepe sui muri delle case.

    Venti ragazzi del clan/fuoco Jesi1 sono stati all'Aquila dal 18 al 24 Agosto per far sorridere gli aquilani, grandi e bambini. Una metà del gruppo è stata impegnata all'oratorio Don Bosco, che d'estate fa un tour de force di otto settimane per accogliere al centro estivo salesiano quanti più ospiti possibile, dagli 8 ai 14 anni. Gli scout si sono coordinati con altri animatori aquilani e napoletani per organizzare le fantasiose olimpiadi mattutine (per l'occasione rinominate “Don Boschiadi”), il servizio a pranzo e i diversi laboratori pomeridiani.

    L'altra metà del clan/fuoco ha dato disponibilità alla mensa dei poveri: qui gli incarichi erano più concreti, tra piatti da lavare ed enormi vassoi di macedonia da preparare, selezionando la frutta buona dagli scarti dei negozi o dai disavanzi donati dai ristoranti. I ragazzi si sono sentiti più “utili”, ma è tra i bambini che si sono emozionati di più, nel sentirli parlare della loro storia, e nel vederli affezionarsi a loro in così poco tempo. Così, in un modo nell'altro, in entrambi i servizi gli scout hanno sentito di poter fare la differenza, nel loro esserci o non esserci.

    Il sogno è che all'Aquila i volontari non facciano più la differenza, e che non ci sia più bisogno del sorriso degli scout. Che dopo l'emergenza si possa tornare davvero alla normalità, quella sana quotidianità nella quale gli animatori venuti da lontano sono graditi, ma non strettamente necessari.

    I rover e le scolte di Jesi1 hanno incontrato Massimo Cialente, il sindaco dell'Aquila, per capire se questo ritorno alla normalità un giorno sarà possibile. Tra promesse di ricostruzioni e richieste di fondi, i ragazzi sono usciti dall'ufficio comunale con in testa tante belle parole, ma nel cuore solo due o tre concetti essenziali: quelli del prendersi cura, della responsabilità e della speranza.

    Con l'aiuto del Piccolo Principe, questi tre valori hanno preso forma nel corso della settimana, e si sono riempiti di senso.

    “- È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.

    - È il tempo che ho perduto per la mia rosa... - sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

    - Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa...”

    Anche i ragazzi del clan/fuoco Jesi1 avevano una “rosa” da accudire: ad ognuno di loro è stata regalata una piantina all'inizio della route, che hanno dovuto curare e annaffiare per tutta la settimana. Hanno sentito addosso il peso di una piccola responsabilità, quella del dover prendersi cura di un essere vivente, pur se vegetale. E intanto, giorno dopo giorno, sperimentavano il senso della speranza tra i bambini dell'oratorio Don Bosco, tra i poveri della mensa e tra i cantieri in movimento sparsi per la città.

    Purtroppo e per fortuna, a quattro anni dal terremoto, l'Aquila ha ancora bisogno di noi. Purtroppo, perché oggi vorremmo immaginarla come una città ricostruita, più felice e più indipendente, ma così non è. Ma anche per fortuna, perché dopo quattro anni è ancora una città che ci mette in discussione e ci fa emozionare. E così scopriamo di essere noi ad aver bisogno degli aquilani, che da quel 6 aprile 2009 ci interrogano ancora sul senso della responsabilità e della speranza.

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Data: domenica 3 novembre 2013

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