Baratta alla Faz: contro la crisi un'offensiva di diplomazia culturale


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    Baratta alla Faz: contro la crisi un'offensiva di diplomazia culturaleParla di cultura ma anche di economia e politica il presidente della Biennale Paolo Baratta in una lunga intervista pubblicata sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung di ieri. Baratta (che viene definito uno dei manager culturali più influenti nel mondo) sostiene che "la crisi, che viviamo al momento, non è solo economico-finanziaria. E' anche, e soprattutto, una crisi di fiducia. Manca la fiducia degli individui negli individui, delle banche nelle imprese, dei governi nelle banche centrali e dei governanti dei Paesi verso quelli di altri Paesi". E' una situazione, sostiene Baratta, in cui rinascono vecchi pregiudizi nazionali e aumenta il divario tra Europa del nord e Europa del sud. Si torna a parlare di "noi tedeschi" "voi italiani" e viceversa. "Eppure – aggiunge il presidente della Biennale - quando li vedo qui, sorridono tutti allo sesso modo e fanno gli stessi commenti. Dopo tante dispute, credo venuto il momento di una nuova grande offensiva di diplomazia culturale".


    Come economista Baratta mette in discussione la validità del teorema secondo cui basterebbe restringere la spesa pubblica per far riparte lo sviluppo. "Le cose – dice alla Faz - non sono così semplici, e per affrontare queste complessità abbiamo bisogno innanzitutto di ripristinare un clima di fiducia reciproca. L'arte, la cultura, luoghi come la Biennale o tanti altri possono fare molto, moltissimo. Noi siamo pronti e a disposizione."

     

    Baratta ricorda nell'intervista tutte le difficoltà incontrate a livello locale e nazionale nella sua lunga permanenza alla guida dell'istituzione culturale veneziana. Il successo dell'Arsenale ma anche le difficoltà per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema (bloccato dall'amianto) che ha costretto a un cambio di strategia con il rinnovo delle strutture esistenti (dopo la Sala grande del '37 quest'anno il via al restauro del Casino').
    Ma soprattutto Baratta insiste sulla ricerca e formazione di nuovi talenti artistici. E' il concetto che sta alla base di "Biennale College" partito con la danza e il teatro e ora esteso al cinema: registi giovanissimi provenienti da tutto il mondo, spiega Baratta alla Faz, si candidano per partecipare a un piccolo laboratorio per un lungometraggio low cost. Sono stati presentati centinaia di progetti. Poi dei professionisti lavorano con i 15 autori selezionati sul progetto a Venezia, in modo che sia completato. Alla fine noi selezioniamo tre lavori e finanziamo la produzione, i tre film saranno presentati alla Mostra d'arte cinematografica.

    Ma in un Paese come l'Italia dove tutto ha un retrogusto politico quanta politica c'è alla Biennale? "La Biennale –risponde Baratta - non ha certamente elettori, ma è un luogo democratico. Questi discorsi contribuiscono alla civilizzazione. Siamo autonomi. Il governo italiano mi può naturalmente anche destituire dalla carica. D'altronde stava quasi per farlo in occasione dell'ultimo rinnovo del mandato, per motivi politici. Ma poi il governo è improvvisamente caduto e quello successivo mi ha confermato! Ed eccomi qui al mio decimo anno di Biennale! Ogni tanto la fortuna fa la sua parte".

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