Bergoglio esorta i giovani: “Fate casino, disturbate”


  • A Copacabana fra un milione e mezzo di ragazzi

    GIACOMO GALEAZZI
    RIO DE JANEIRO

    «F ate casino» incita Francesco contro «l’illusione del possedere». I ragazzi gli rispondono cantando: «Questa è la gioventù del Papa». Ogni sua frase suscita un boato, poco importa se parla a braccio o legge. «Nessun leader mondiale entra in sintonia con la folla come lui» commenta il teologo padre Ugo Sartorio. «È diventato Papa restando uomo, la sua predicazione è perfino più popolare di quella di Wojtyla» concorda l’ex vicedirettore dell’Osservatore Romano, Gian Franco Svidercoschi.

    Alla messa del mattino Bergoglio condanna il carrierismo nella Chiesa e e nell’incontro in cattedrale con gli argentini confessa: «Anch’io talvolta mi sento ingabbiato».

    È un crescendo che culmina nello sterminato raduno sulla spiaggia di Copacabana dove il Papa riceve l’abbraccio di un milione e mezzo di pellegrini che trasformano una notte gelida in un rave della fede.

    «Essere qui merita ben più di un raffreddore» scherza Matteo, ventenne umbro. La quarta giornata della trasferta carioca di Bergoglio è la sintesi di un pontificato in trincea contro la «globalizzazione dell’indifferenza». Pioggia, fango, entusiasmo da concerto rock.

    «Giovani e anziani rischiano la stessa eutanasia nascosta in una società votata al culto del dio denaro e alla cultura dell’esclusione» ammonisce Bergoglio. Ripete una decina di volte lo slogan «Bota fé» (metti la fede), condanna il consumismo che spinge «ad avere sempre di più», mette in guardia dai falsi idoli del possesso e del successo che danno «l’illusione di essere felici», invita alla partecipazione. È un Pontefice al limite dell’agit-prop: «Difendiamoci dalla comodità, dal clericalismo, dalla mondanità: le diocesi, le parrocchie, i collegi, i seminari devono andare fuori, quindi ragazzi fate rumore, disturbate!».

    Bergoglio la chiama «la rivoluzione copernicana» della fede che all’egoismo sostituisce l’amore. E la meglio gioventù accorsa a Rio dai cinque continenti alza le braccia al cielo, sigillo dell’alleanza tra le nuove generazioni e la Chiesa che non esclude nessuno e assicura a tutti «dolcezza e misericordia per le ferite del peccato». Nessuna porta sbarrata: «Le diocesi si diano una mossa» esorta Francesco. C’è un mondo da cambiare.

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Data: venerdì 26 luglio 2013

Argomento: CulturaVisualizza tutti gli interventi di questo Argomento | Attualità

 

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