Bambini a Newtown e Nangarahr.


  • Bambini a Newtown e Nangarhar.

     Nei giorni successivi la strage attuata da un ragazzo di appena venti anni in una scuola di Newtown, una piccola cittadina degli USA, i telegiornali hanno trasmesso alcune immagini di altri bambini che in quella stessa  località  si stanno preparando alla recita di Natale in attesa della nascita di Gesù Bambino.

    Ma quale attesa potranno vivere ora quei bambini e  genitori a Newtown?

    Quali parole potranno affiancarsi a quel dolore così immenso?

    Ragazzi che uccidono i loro genitori, altri ragazzi e altri bambini.

    Esiste un perché a questo male?

    Al di la della storia personale di chi ha commesso quel folle gesto, domandiamoci che cosa può concorrere e/o facilitare a commettere azioni di quel tipo.

    Il presidente Barak Obama ha detto che bisogna garantire la sicurezza di tutti i bambini.

    Mentre venivano pianti a Newtown quei piccoli scolari, il giorno dopo dieci bambine a Nangarhar in Afghanistan, morivano su una mina anticarro  mentre raccoglievano legna da ardere per le loro case.  

    In un’altra parte del mondo, nella nostra Italia, altri bambini, ha riferito l’Istat  in questi giorni,  tendono sempre più precocemente ad usare alcool e droga. Una precocità che uccide la loro salute e la loro giovinezza.

    Cosa possiamo fare oltre a piangere ed avere paura?

    Che domande dobbiamo porci!

    Purtroppo non esistono risposte e soluzioni facili.

    Probabilmente non ci sono nemmeno risposte e soluzioni facili.

    Stragi che mentre si consumano, in tempi e luoghi differenti, sono prive di parole da parte di chi le attua e di chi le subisce.

    Ecco forse dovremmo recuperare le parole e domandarci  quali parole oggi ascoltano i bambini da noi adulti mentre li invitiamo a vivere l’attesa del Natale?  

    Poco tempo fa il fiilosofo, Roberto Mancini, durante una conferenza sulla logica del dono, ha sostenuto che il cristianesimo ha fatto nascere l’idea di persona come valore e dignità assoluta. Dopo 2000 anni, però, non siamo ancora riusciti a fare il definitivo passo successivo pensando che ogni persona si realizza solo nella relazione costruttiva con l’altro.

    Al contrario stiamo ancora mantenendo sistemi economici e sociali caratterizzati da logiche distruttive le cui parole sono: razza, identità, capitale e risorse umane, concorrenza e competitività. Parole  ripetute come antichi rosari quotidiani dai nuovi sacerdoti della politica, della economia, della finanza e della informazione. Tutte parole che prevedono comunque la sconfitta dell’altro.

    Queste sono le parole preghiere che ascoltano i bambini e quindi se se appropriano a loro insaputa.  

    E se provassimo invece a pronunciare con insistenza parole diverse come ascolto, silenzio, relazione, responsabilità e cooperazione?  Non sono parole che daranno senso al Natale dei genitori di Newtown e del villaggio afgano dove sono stati uccisi  i loro figli ma daremo un senso all’attesa anche di questo nuovo Natale.  

    Ci vorranno anni e anni, ma prima o poi dovremmo iniziare a capire che la crisi economica che sta investendo il mondo intero così come le stragi degli innocenti fatte nelle varie parti del mondo, hanno bisogno di nuove parole che permettano, come amava ripetere Lanza Del Vasto, che  vivere il presente in modo nonviolento senza parole e logiche distruttive, in fondo significa già essere risorti. 

    Caritas parrocchiale San Giovanni Battista Jesi 

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Data: lunedì 24 dicembre 2012

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