Partiti: attivare un circuito virtuoso per attirare le persone migliori.


  • Ripenso spesso a quando, anni fa, si cercava di fondare o “rifondare” vecchi e nuovi partiti e nacquero via via aggregazioni e partiti… fino a che s’impose una specie di bipolarismo… L’intenzione era di costruire un sistema stabile ed efficiente;  in realtà si avviò la lunga, dannosa e umiliante stagione berlusconiana. In quei giorni lontani persone lungimiranti come Guido Bodrato profetizzavano esattamente quel che accadde poi; e Nando Fabro (indimenticabile animatore della rivista genovese “Il Gallo”) scrisse anni fa che a lui non interessava che si costruissero partiti grandi e potenti, ma: “fosse anche piccolo come un guscio di noce a me invece sembra necessario un partito che serva a migliorare i cittadini che vi si riconoscono” (cito a memoria). Fu profetico: infatti si nasconde qui la questione cruciale per dar vita ad un nuova e buona politica. Il problema non è tanto quello di ottenere a tutti i costi che dalle urne esca una maggioranza precostituita, ma di costruire un sistema di partecipazione e di rappresentanza in cui prevalgano gli ideali comuni e il desiderio di interessarsi alla vita politica per migliorare la società, a cominciare dai concittadini. Dar vita dunque ad un circuito virtuoso esattamente opposto a quello attualmente vigente: nel quale non (sempre) sono i migliori a partecipare, non i migliori ad emergere. L’obbiettivo è di prevalere e di arricchirsi anziché di migliorare la vita della città e dei concittadini; gli strumenti  non sono quelli del dialogo e della competizione educativa, ma quelli della persuasione con ogni mezzo. E il fatto di partecipare alla vita politica non migliora la qualità (morale, operativa, progettuale…) di chi vi si dedica, ma col passare del tempo e il crescere dell’esperienza, la peggiora. Diciamo così: una mediocre politica attira operatori mediocri e non li migliora, anzi… li spinge ad adeguarsi al peggio.

    Fedele all’insegnamento di Nando Fabro, ancora “Il Gallo” nell’editoriale di giugno 2012 si chiede: “Inarrestabile il crepuscolo della democrazia italiana declinante verso una notte con un’alba fuori dalla nostra immaginazione? Diciamo dei partiti politici oggetto da tempo della disaffezione da parte della quasi totalità degli elettori….”. Ma, respingendo lo slogan qualunquista sono tutti ladri e la tentazione dell’antipolitica, rilancia la necessità e possibilità dell’impegno a partire dall’articolo 49 della Costituzione (una riforma dei partiti) e dal campo dell’educazione, dell’informazione, della legalità personale… E conclude: “Noi consideriamo questa fiducia e l’impegno per una società fondata sulla legalità, più partecipata e meno sperequata, irrinunciabile del nostro credere, anche immaginando fra noi soluzioni diverse per i grandi problemi, e con la speranza di sentirci incoraggiati e affiancati dai dirigenti della chiesa, che, viceversa, spesso ritroviamo complici della situazione degradata, alla ricerca di privilegi e con pretese di sottomissione per chi, da credente, opera in ambito politico”.

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Data: mercoledì 26 settembre 2012

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