Carlo Maria Martini: uno stile.


  • Il Cardinal Martini è stato tante cose per la Chiesa e per il mondo, ma la sua morte ne fa un uomo di fede, punto e basta! Con la fede non si scherza, eppure la fede è sempre un po’ birichina e restituisce, a coloro che sanno vivere nella sua santa incertezza, l’innocenza e l’audacia disarmante dei bambini. Il Vescovo Carlo Maria ha detto tutto quello che doveva dire con la sua vita e con la sua morte, con la sua parola e il suo estremo silenzio. L’ha detto davanti a Dio e davanti agli uomini con l’umiltà e la forza di coloro che non approfittano di se stessi – né della propria intelligenza, né della propria posizione -, ma si mettono a servizio di qualcosa di più grande di se stessi. In eredità ci lascia molto, ma forse la cosa più importante, che tutte le riassume, è lo stile… uno stile talmente evangelico da essere umanissimo in una nobiltà che nulla ha a che fare né con la supponenza, né, tantomeno, con atteggiamenti di falsa familiarità.
       Ho incontrato il Cardinal Martini in diverse occasioni, ma una volta ho dovuto aspettare una mezz’oretta da solo con lui, nella solitaria sagrestia di un monastero, in attesa che le monache fossero pronte per la celebrazione dell’Eucaristia. Era passato solo qualche mese dall’ultimo conclave e ne ha parlato con me - che ero non solo uno sconosciuto, ma un perfetto “Nessuno” - con una verità che mi ha toccato il cuore. Senza svelare nessun mistero, s’intende, eppure rivelando il mistero del pellegrinaggio della Chiesa attraverso la storia degli uomini e le umane storie. Un uomo che non sapeva e non poteva mentire e che pure ti lasciava nella libertà di non dover parteggiare, ma solo ascoltare e scegliere la verità del proprio cuore, imitando la sua onestà intellettuale più che assumendo le sue posizioni.
       Le parole del Deuteronomio, che abbiamo riletto nella liturgia domenicale scorsa, possono essere forse una chiave per accogliere l’insegnamento di quest’uomo di Dio: <Non aggiungerete nulla… e non ne toglierete nulla> (Dt 4, 2). Quella del Vescovo Carlo Maria è una vita essenziale e vera che ci dà la bellissima sensazione che la Chiesa dei nostri sogni esiste veramente ed è una realtà! Questo credente come noi ha vissuto così: davanti a Dio e davanti agli uomini in perfetta fedeltà a se stesso e in dialogo con tutti. Se lui lo ha vissuto, allora è possibile, e più che lamentarsi non resta che mettersi nella stessa linea di intelligenza e di amore. Profeta evangelico non ha avuto bisogno di alzare la voce, ma semplicemente ha parlato! Così la sua vita è per noi un’ispirazione alla speranza: di Vangelo basta vivere e morire senza gridare né sbracciarsi. Se è vero, tutti lo sentono e tutti lo sanno.
       Mentre lo accompagniamo nel suo passo definitivo verso la pace, penso che la cosa più giusta da dire è: <Grazie!>. La vita e la morte del Vescovo Carlo Maria ci rassicura e ci conforta: possiamo essere fedeli a Dio e al mondo - creato e amato dall’Altissimo - senza nessuna concorrenza e senza nessuna tristezza, nella piena gioia del mistero pasquale di Cristo. Tutto ciò non è un programma da mettere a punto, è una traccia di vita da vivere in prima persona e con piena soddisfazione. Tutto ciò per un solo motivo: la fede in Dio e la fiducia nei nostro fratelli e sorelle in umanità!
       Fratello con noi e Maestro per noi, non resta che rendere grazie a Dio ed essere fieri della nostra umanità e della nostra Chiesa che ha dato un frutto così bello, buono, vero: il Vescovo Carlo Maria, uno di noi che ci fa sperare persino di noi e della nostra Chiesa.

     

    Fr. Michael Davide, osb
    Koinonia de la Visitation - 3 Settembre 2012
    Festa di san Gregorio Magno

       
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Data: domenica 9 settembre 2012

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