Springsteen si abbatte contro i (falsi) miti di Wall Street


  • La band. La genesi dell'opera è senza dubbio curiosa. Quasi tutto il disco è stato scritto l'anno scorso. Fanno eccezione la title track, risalente al 2009 e suonata dal vivo nel «Working on a dream tour», «American land», figlia della tournee con Seeger Sessions Band, e «Land of hope and dream», risalente addirittura al 1988 e suonata per la prima volta undici anni dopo, in occasione della reunion con la E-Street Band. Non c'è da meravigliarsi, allora, del fatto che il Boss si sia fatto accompagnare da una band «mista»: c'è lo zoccolo duro della E-Street Band (Steve Van Zandt, Max Weinberg, Patti Scialfa e il compianto Clarence Clemmons, il cui sax appare in due brani), ci sono i session men del progetto dedicato Pete Seeger che qua e là compaiono e alla chitarra Tom Morello, ex Rage Against the Machine e Audioslave. Un professionista in quanto ad «arrabbiature» musicali.

    Tra rabbia e redenzione. La rabbia è il tema che apre il disco: «We take care of our own» è il graffiante ritratto rock di un'America che ormai riesce solo a prendersi cura di sé stessa, «Easy Money» un country gospel che bestemmia contro il popolo che non ha altro dio all'infuori dell'orso e del toro di Wall Street, «Jack of all trades» una dolente ballata sul precariato dell'anima. Per capirci: «Il banchiere diventa sempre più grasso, il lavoratore sempre più magro, accadeva prima è succederà di nuovo (…), sono un uomo tuttofare e, cara, andrà tutto bene».

    Tra rap e country. La seconda parte dell'album, quella dedicata alla redenzione, convince meno in quanto a scelte musicali. Per carità, «Wrecking Ball» è un pezzo credibile quanto solo le title track del Boss sanno esserlo. Ma «Rocky ground» rappresenta per esempio un'insolita incursione in territori rap esplorati grazie alla complicità di Michelle Moore. E «Land of hope and dreams» coniuga cori gospel, riff tipicamente springsteeniani a beat di drum machine. Come dire: certe cose dal boss non te le aspetteresti. Per fortuna c'è «You've got it». Orecchiabile, epica e trascinante come i brani più riusciti del repertorio del Nostro. Trenta secondi e l'hai già imparata. Scommettiamo che nel prossimo tour si imporrà come classico? A proposito: il 7 giugno il Boss sarà a San Siro, il 10 al "Franchi" di Firenze e l'11 al "Rocco" di Trieste. Provare per credere.

    di Francesco Prisco su www.ilsole24ore.com/art/cultura

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