Ch. Theobald, La recezione del Vaticano II. 1. Tornare alla sorgente


  • Questo poderoso volume (940 pagine) si presenta solo come il primo tomo (ne seguirà un secondo) di un'opera che affronta un tema oggi cruciale per la Chiesa: cosa vuol dire il concilio per il nostro tempo? Le maniere abituali di affrontare il problema (come quella che va sotto il dilemma di continuità o discontinuità) ignorano ciò che sta in gioco. Qualcuno parla di "esculturazione" del cristianesimo dalle nostre società, La soluzione sembra essere la fuga e l'indifferenza o la condanna e la conseguente chiusura in piccole comunità, movimenti, ambiti sicuri, ma senza la pretesa di dire qualcosa che incida nelle grandi trasformazioni del nostro tempo.  Secondo l'autore il problema della giusta interpretazione e della legittima recezione del Vaticano II si è radicalizzato proprio dopo il sinodo del vescovi del 1985, non solo a motivo della pubblicazione di grandi studi riguardanti il concilio (vengono menzionati soprattutto la Storia del concilio Vaticano II, diretta da G. Alberigo e il recenteTheologischer Kommentar dell'editore tedesco Herder), ma soprattutto "a causa della dislocazione generazionale e culturale alla quale stiamo assistendo e al carattere estremo della situazione del cristianesimo europeo ... Ciò che è in questione è l'identità stessa del concilio attraverso gli interrogativi sulla sua recezione. Il conflitto attuale delle interpretazioni in effetti rivela che  l'accesso stesso a ciò che è questo concilio, la sua interpretazione, o  la sua semplice presentazione, sono già un atto di recezione, inevitabilmente situato storicamente, e riferito quindi ad una diagnosi del momento presente. E quest'atto di recezione a sua volta, nella sua forma inevitabilmente plurale, fa parte della definizione stessa dell'istituzione conciliare e deve quindi essere legittimata a partire da essa".

    Per chi ha una conoscenza minimale della riflessione di Christoph Theobald, si accorgerà subito come questo atteggiamento ermeneutico sia connesso alla sua visione della natura stessa della rivelazione cristiana dove la Parola che viene da Dio è l'interpretazione umana costituiscono un tutto indivisibile. Ma, al di là di questo, la lettura è stimolante proprio nella misura in cui è rigorosa e situa la recezione del Vaticano II nel contesto di lunga durata di tutti i concili ecumenici del passato. E soprattutto Theobald va al centro del problema, al principio di pastoralità che stava a cuore a Giovanni XXIII, e che qualche altro teologo (E. Klinger) ha giustamente definito come il vero "progresso dogmatico" del nostro tempo, ma che purtroppo viene banalizzato da tanti teologi (e vescovi!) che non sanno nemmeno cosa significa e quale sia la sua portata teologica.

    Giuseppe Ruggieri

     

    recensione tratta da www.vivailconcilio.it

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