Jesi Merita


  • Di fronte alla fase amministrativa elettorale della città di Jesi, questa commissione, deputata nella Chiesa Jesina a svolgere una opera di prossimità e di discernimento nei confronti della realtà locale con particolare attenzione alle problematiche sociali e del lavoro, ha deciso di produrre questo contributo, offrendolo a tutti i cittadini di Jesi e della intera Vallesina, nel solco della Settimana Sociale di Reggio Calabria e della Giornata sulla cittadinanza del Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona.
    Il dialogo, il confronto, la costruzione del bene comune, nel rispetto dei ruoli della politica e dell’amministrazione, delle diversità e degli altrui contributi: questo è lo scopo del documento.
    Ci spinge la determinazione a non far mancare in un momento come questo la luce della dottrina sociale della Chiesa: “caritas in veritate in re sociali”, annuncio della verità dell'amore di Cristo nella società  (CV5),  un patrimonio, una cultura in crescita con l’umanità,  servizio alla verità che libera (CV 9).


    1.    I cattolici nella città di Jesi hanno una lunga storia di protagonismo positivo nel contributo alla crescita comune, già dalla costituzione dello Stato unitario e poi nella vita Repubblicana,  come cattolicesimo politico, democratico o liberale. 

    2.    Vi hanno lavorato con una azione di discernimento, studiando la realtà locale, condividendo la strada con altre culture, con programmi diversi, in una interazione realizzata fra sinergie e contrasti.

    3.    La prossima scadenza elettorale amministrativa della città di Jesi si svolge in un contesto storico inimmaginabile appena alcuni anni fa; accanto a vecchi problemi, che continuano a porsi in maniera sempre diversa, troviamo oggi i drammi  legati ad una grande crisi economica e ad un grande disorientamento di fronte alla mancanza di senso e di qualità della vita.

    4.    Questo ci fa umili, bisognosi di dialogo e confronto con tutti, quanto non mai.

    5.    Al tempo stesso ci fa trepidanti, perché consapevoli di quanto bene potremmo offrire se fossimo più fedeli alla chiamata di responsabilità che il Signore ci rivolge  in questo tempo. Cogliamo la portata di questa “vocazione” nell’enciclica Caritas in Veritate di Papa Benedetto XVI le cui grandi aperture indicano ulteriori e nuovi  orizzonti della dottrina sociale della Chiesa.

    6.    La crisi attuale che all’inizio pareva fosse nata fuori, lontano da noi, ad una più attenta analisi ci si è mostrata radicata dentro le nostre scelte del recente passato, dentro le nostre stesse coscienze, dentro le nostre stesse case.

    7.    Siamo consapevoli che le cause di questo errato sviluppo non sono solo di ordine materiale, ma vanno ricercate in altre dimensioni dell’uomo, nella sua volontà, nel suo pensiero, nella mancanza di fraternità.

    8.    La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli, e siamo convinti che non riusciremo a rinnovarla se non riconoscendo la fraternità originata da “una vocazione trascendente di Dio Padre”. (cfr CV19)

    9.    Oggi è dominata (CV21) da forze tecniche in campo, da interrelazioni planetarie, da attività finanziarie mal utilizzate e per lo più speculative, da imponenti flussi migratori, da sfruttamento sregolato delle risorse della terra.

    10.    Di fronte a tutto questo anche il  tradizionale approccio pedagogico dei cattolici alla politica si è trovato impreparato, e attende una nuova rielaborazione, una nuova declinazione, e questo non potrà avvenire senza un rinnovato impegno intellettuale di approfondimento .

    11.    L’amministrazione comunale, tra tutte le dimensioni della vita pubblica è quella avvertita dal cittadino come la più prossima, specie per quanto attiene alla organizzazione quotidiana della sua vita e alla relazione fra persone vicine.

    12.    Anche la dimensione comunale è chiamata a ridiscutersi e a riprogettarsi di fronte alle grandi dinamiche economiche e culturali dell’oggi.

    13.    In momenti come questi allora i cittadini non solo eleggono coloro dai quali vogliono essere rappresentati, ma decidono quale tipo di città realizzare, quale protagonismo farle svolgere e come costruirla.

    14.    La comunità cristiana concorre a tutto questo additando per sé e per gli altri il “bene comune”, che “E’ il bene di quel “noi tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale,” che “non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale” (CV7).

    15.    Questa scelta pone tutti su una strada di ricerca incessante: non basta infatti che una cosa stia bene a tutti, per essere un bene comune !

    16.    C’è una sorgente, un tesoro, un fondamento ineludibile al quale attingere per aggiornare sempre i risultati di questa ricerca: la persona umana, colta nella sua interezza: in tutto l’uomo, in tutti gli uomini, dal concepimento alla morte, quale che sia la sua situazione di potenza o di fragilità.

    17.    Di qui nasce l’impegno alla accoglienza di ogni persona, alla sua educazione, all’aiuto quando non è sufficiente a sé stessa, offrendo cure e premure dal primo all’ultimo istante della sua vita.

    18.    Di qui nasce la premura per la famiglia naturale, che ha un ruolo insostituibile nel sostegno alla persona, alla sua accoglienza, alla sua crescita, alla sua educazione, al suo aiuto nei momenti di fragilità. Questo ruolo della famiglia una amministrazione comunale deve riconoscerlo, proteggerlo e sorreggerlo, attraverso strategie economiche, urbanistiche, formative e assistenziali che non devono scavalcarla, emarginarla, stressarla o lasciarla sfruttare da logiche di mercato e di speculazione.

    19.    Di qui nasce l’impegno ad un lavoro decente per tutti, per condizioni di sicurezza e per remunerazione, che soddisfi il più possibile le attitudini del lavoratore, che gli consenta una vita familiare ed una vecchiaia serena.

    20.    Di qui l’impegno a non lasciare senza educazione realistica e senza prospettive di lavoro le giovani generazioni.

    21.    Di qui nasce l’impegno a non rinunciare alla dimensione educativa della politica: anche agli amministratori è chiesto il coraggio di  illuminare i cittadini sulle scelte possibili, di evidenziare le contraddizioni fra richieste diverse e gli effetti che certe scelte potrebbero comportare in termini di sfruttamento e costi pagati da altri, in altri luoghi e in tempi successivi.

    22.    Di qui nasce l’impegno ad accogliere gli immigrati che raggiungono le nostre strade indotti dal bisogno di lavoro o in cerca di libertà, gestendo con serietà e senza pregiudizi razziali e culturali i problemi della integrazione.

    23.    Di qui nascono l’impegno e la apertura della popolazione per l’accoglienza e il recupero dei soggetti incorsi in fenomeni di devianza (droga, malaffare, prostituzione…) .

    24.    Di qui la necessità che ciascuno, soggetti, enti, gruppi e comunità, inclusa la nostra stessa comunità cristiana, si faccia carico equamente dei costi della vita comune.

    25.    Di qui nascono il rispetto e la promozione dell’ambiente, nei propri confini e nell’intero pianeta, riconoscendo il creato come espressione di un disegno di amore e di verità da usare con una responsabilità verso i poveri, le generazioni future e l’umanità intera (cfr CV48).

    26.    Di qui nasce la necessità dell’impegno di tutti a favorire un nuovo rapporto con le cose, un consumo critico dei beni, nuovi stili di vita commisurati alle proprie e non alle altrui capacità, segnati da sobrietà e dal rifiuto degli sprechi. 

    27.    Di qui la premura a sostenere la conservazione e ravvivare la promozione, la crescita e la fruttuosità dei beni culturali di cui siamo in possesso.

    28.    Di qui l’azione di sostegno e sviluppo di sinergie ed alleanze fra tutte le agenzie educative, le scuole innanzitutto,  poi le associazioni, i centri culturali, le cooperative, i movimenti, per ottenere una premurosa e integrale formazione delle giovani generazioni, che non abbandoni nessuno e che sappia integrare i figli degli immigrati verso il riconoscimento anche a loro della nostra cittadinanza.

    29.    Lo strumento politico dei partiti sta stretto oggi ad un impegno di questa misura. Seppur necessario, e seppur mantenendo il compito della sintesi, esso deve ormai relativizzarsi alla molteplicità dei volti di una nuova responsabilità civica.

    30.    Oggi il quadro dello sviluppo è policentrico (CV22): un processo di decisione e di responsabilizzazione deve produrre e modulare un nuovo protagonismo di mercati, finanza, mondo del credito, turismo, governi nazionali e sovranazionali, organizzazioni non governative, imprese, sindacati,  consumatori, reti di solidarietà, gruppi intermedi.

    31.    In questo vasto orizzonte i cattolici sceglieranno le prossimità che riterranno più opportune per la propria sintesi politica, ma sono chiamati a farlo nella determinazione a rimanere ancorati ad una comunità cristiana che non li lascia soli, ma li interpella, li sollecita, li conforta e, se necessario, li riprende.

    32.    Soprattutto li coinvolge e poi li alimenta con una nuova sintesi umanistica, con nuove dimensioni della responsabilità, in un cammino sempre di discernimento e di riprogettazione.

    33.    La scelta di persone rappresentative è un compito importante alla quale ogni cittadino non può sottrarsi.

    34.    Essa va guidata da criteri che superino la sola identità culturale, la militanza ideologia o l’espressione di un interesse contingente ristretto.

    35.    Diceva Giuseppe Lazzati in un convegno tenuto negli anni ’80 nella nostra città, che non è sufficiente essere buoni cristiani per essere dei buoni amministratori. Infatti in molti modi le comunità cristiane hanno stimolato uomini e donne a prepararsi all’impegno politico, perché è giusto chiamare in gioco nelle persone da scegliere le loro capacità amministrative.

    36.    Contemporaneamente doveroso però è anche chiedere ai rappresentanti una coerenza morale e l’impegno a non sfruttare per arricchimenti personali il servizio pubblico chiamato a svolgere.

    37.    Anche una sobrietà di vita è chiesta ai rappresentanti: metodi e stili di presenza nel pubblico e nelle istituzioni devono essere rispettosi della disciplina istituzionale, del decoro e della sensibilità dei cittadini.

    38.    La premura di un amministratore locale  deve essere aperta all’universale, la sua azione impregnata non solo all’oggi e al qui, ma al domani e all’altrove.

    39.    Fra i diversi orizzonti di una amministrazione comunale ci preme qui richiamare una attenzione speciale ai  servizi alla persona fragile e bisognosa, perché nel contesto delle restrizioni economiche questi subiscono oggi un drammatico ridimensionamento per i cui occorre selezionare le priorità.

    40.     A volte si ha l’impressione che questo argomento venga eluso da quanti offrono le loro candidature a guidare la città.

    41.    Eppure le amministrazioni locali da sempre in prima fila su questo fronte dovranno trovare comunque un nuovo assetto, rimuovendo vecchie strategie di rendite elettorali, aprendosi piuttosto alle nuove forme di corresponsabilità, di disponibilità, di sussidiarietà che emergono nella società civile: ONLUS, fondazioni, gruppi di famiglie, condomìni, case di accoglienza, centri di ascolto, banche del tempo….

    42.    La cittadinanza Jesina è chiamata, nella crisi attuale, ad essere una cittadinanza aperta inclusiva dei bisogni di  tutte le persone che vivono nella nostra realtà.

    43.    In questo contesto  la dimensione religiosa stessa dei suoi cittadini, quale che sia la loro appartenenza, è una dimensione da tutelare, da riconoscere, da includere nelle scelte.

    44.    Una laicità delle istituzioni che si ponesse in alternativa a questa dimensione, o che comunque la eludesse anziché accompagnarla ed inglobarla negli impegni di costruzione della cosa comune, sarebbe un elemento destabilizzante per la cultura, la serenità e il benessere dei cittadini.

    45.    La città di Jesi merita progetti e programmi chiari nella loro finalità, nei mezzi per realizzarli e nei tempi. Auspichiamo che i cittadini facciano sentire la loro voce sulla città che vogliono e che i candidati diano vita ad una competizione serena e basata su contenuti espliciti e successivamente verificabili.

    Jesi, 02 febbraio 2012
     

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