Clima: le piante assorbono CO2 più rapidamente del previsto


  • Foreste salva-clima (Foto: Flickr)

    Prima di urlare al miracolo e salutare i dati che arrivano dall’Università della California a San Diego come la panacea che i politici aspettavano per avere il permesso di non prendere seri impegni contro il cambiamento climatico, è importante capire bene la portata della novità dello studioappena pubblicato sulla rivista Nature.

    Il ciclo del biossido di carbonio, la CO2 ritenuta tra i principali responsabili dell’effetto serra, potrebbe essere più rapido di quanto sia stato stimato fino ad oggi. L’analisi dei dati raccolti negli ultimi 30 anni provenienti da un network globale, che analizza costantemente campioni di aria per misurare la quantità di gas serra e di altri inquinanti, ha fornito un quadro inedito del ciclo compiuto dalla CO2 tra atmosfera, piante, acqua e animali.

    I ricercatori hanno valutato il rapporto fra le varie forme che l’atomo di ossigeno può assumere (i cosiddetti isotopi) e ne hanno studiato le variazioni nell’arco dell’anno in relazione a El Nino, un fenomeno climatico che interessa periodicamente l’oceano Pacifico centrale e causa perturbazioni che vanno dalle inondazioni alla siccittà.

    Lo scopo dell’analisi era il tentativo di ricostruire il tempo di permanenza in atmosfera degli atomi intrappolati nella CO2. La scoperta in cui gli studiosi si sono imbattuti è che il ciclo dell’anidride carbonica potrebbe essere più rapido di quanto si è sempre creduto. In particolare è risultato che le piante assorbirebbero dall’atmosfera più carbonio del previsto.

    La Gross Primary Production (Gpp), che serebbe la quantità di carbonio incamerata dalle piante nella fotosintesi, secondo i ricercatori di San Diego non sarebbe pari a 120 miliardi di tonnellate l’anno, come stimato finora, bensì sui 150-175 miliardi di tonnellate per anno.

    Se le piante assorbono più anidride carbonica di quello che si pensava, questo significa che i pericoli del cambiamento climatico sono scongiurati, o almeno ridimensionati? Non proprio. Diciamo piuttosto, con le parole di Riccardo Valentini membro del Centro EuroMediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc), interpellato dall’Ansa, che “la velocità di aumento della CO2 dovrebbe essere più rallentata“. Ma resta incontestabile il fatto che “la CO2 in atmosfera aumenta inesorabilmente“.

    Il carbonio in natura viene continuamente riciclato e riutilizzato dalle piante e dagli animali, dagli oceani e dalla terra. L’uso di carburanti fossili da parte dell’uomo aggiunge all’atmosfera una quantità di CO2 che interferisce con l’equilibrio naturale di questo ciclo. Secondo il team di ricercatori le piante assorbirebbero tra le 16 e le 19 volte il totale di emissioni di CO2 legate all’attività umana e contribuiscono perciò in maniera determinante alla regolazione del clima.

    In conclusione due fatti appaiono chiari. Da un lato che sarà necessario rivedere i modelli climatici sulla base di questi nuovi dati, dall’altro che diventa ancor più cruciale proteggere le foreste, soprattutto quelle temperate, come le nostre, e le tropicali, che assorbono più CO2 rispetto alle foreste boreali.

    La concentrazione di CO2 in atmosfera si attesta oggi sulle 390 parti per milione (contro le 388 ppm dello stesso periodo dello scorso anno) . Gli ambientalisti sostengono che bisognerebbe tornare a una concentrazione di 350 ppm per evitare disastri. Gli scienziati affermano che il tetto superato il quale è altissimo il rischio che il conseguente aumento delle temperature porti ad autentiche catastrofi climatiche è di 450 ppm. La notizia del maggior assorbimento di anidride carbonica da parte delle piante ci dice che questa concentrazione pericolosa potrebbe essere raggiunta più tardi. Ma se non tagliamo drasticamente le emissioni, (se ne discuterà di nuovo alla Conferenza sul clima dell’Onu il prossimo dicembre a Durban, in Sudafrica) prima o poi il punto di non ritorno sarà comunque raggiunto.

     

    Marta Buonadonna (pubblicato su Panorama on line il 29 settembre 2011)

     

     

      

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