A che cosa serve oggi un duce buono, di buon senso e generoso?


  • Ammaliato dalla personalità di Mussolini, il senatore Marcello Dell’Utri è da tempo impegnato nella promozione dei “diari del duce” (I diaridi Mussolini, [veri o presunti] 1939, pp. 994,€ 21,50, Bompiani, Milano 2010). Acquistate nel 2007 in Svizzera cinque agende da lui attribuite al dittatore, ne ha ricavato letture teatrali e si è proposto di darle alle stampe. Rifiutati da Rizzoli, Mondadori e Feltrinelli, quei testi escono ora per Bompiani, limitatamente al 1939. Seguiranno gli anni 1935-38. Bompiani pubblicò nel 1934 il Mein Kampf di Hitler (otto edizioni) e spera nel bis con gli apocrifi di Mussolini, subito entrati nelle classifiche. L’operazione è impostata con astuzia fin dall’indicazione di autore e titolo: alla dizione “Benito Mussolini, I diari” si è preferita la contorta formula I diari di Mussolini [veri o presunti], forse per evitare richieste di danni da parte di chi, dopo la lettura, si sentisse truffato. Il raffronto con le fonti coeve porta a conclusioni categoriche: si tratta di un grossolano falso, che è facile smontare pezzo per pezzo (sintetizzo qui valutazioni che svilupperò poi in sede storiografica).

    Pietra miliare dello pseudo-Mussolini è l’edizione Rizzoli del Diario 1937-43 di Galeazzo Ciano, depredata senza riguardi. Qualche coincidenza tra due fonti diaristiche le avvalora vicendevolmente, ma quando – persino su questioni secondarie e marginali – le sovrapposizioni sono decine e decine, con riassunti e parafrasi a non finire, vi è mistificazione. I riferimenti a Ribbentropp attribuiti a Mussolini derivano da Ciano: si verifichino i due diari, alle date 2 e 9 gennaio, 9 agosto, 17 settembre. Pure l’ambasciatore a Berlino, Attolico, scivola dai taccuini del ministro degli Esteri a I diari [veri o presunti]. Attraverso la guida dell’indice dei nomi che correda i due volumi chiunque può scoprire ulteriori appropriazioni indebite. Oltre alle presenze, pesano le assenze. Su tutte, quella di Giuseppe Bottai. In oltre cinquecento pagine il ministro dell’Educazione nazionale compare di sfuggita due sole volte, in contesti irrilevanti. Eppure il 1939 è l’anno della Carta della scuola, ma quando il copista era all’opera, le agende di Bottai erano inedite (usciranno nel 1982). Di altro saccheggio è vittima Mussolini. L’uomo e l’opera di Pini e Susmel (1955). Un passaggio plagiato, tra i tanti: “Il 12 marzo Mussolini convocò il generale Pariani (…) si impegnò a fare occupare Tirana in quarantott’ore” (p. 21), così riassunto dallo pseudo-Mussolini: “12 marzo – Quarantottore – quarantottore [sic!] chiede Pariani per occupare Tirana” (p. 169). I diari [veri o presunti] propinano il duce in salsa buonista per farne risaltare umanità, buonsenso e generosità. Qualsiasi diario contiene novità e notizie spiazzanti, per l’inevitabile scarto tra dimensione privata e immagine pubblica. Questa è la proverbiale eccezione: commenti di politica interna e estera rilanciano luoghi comuni, riciclano discorsi e scritti del duce, ricalcano cronache giornalistiche e comunicati d’agenzia. Il lettore non apprende nulla di nuovo sul dittatore, se non la sua sensibilità al tempo: annota se in quel giorno splendeva il sole o batteva la pioggia… Per dare verosimiglianza e naturalezza al proprio lavoro, l’anonimo scrivano ha tramutato il dittatore in un meteorologo ansioso di ragguagliare i posteri sulle condizioni atmosferiche della penisola. Con metodo consonante e nell’analoga finalità di inserire elementi sicuri, si attinge dai quotidiani – “Il Popolo d’Italia” in primis – la rassegna degli appuntamenti di lavoro del dittatore. Le cronache “mussoliniane” sono né più né meno la sintesi giornalistica di un determinato giorno. L’elenco delle notizie riprese dalla stampa per avvalorare la falsificazione sarebbe chilometrico: il fitto ripescaggio si estende a fatti di cronaca minuta (ad esempio, il valore di un quadro rubato al Louvre).

    Gli estensori non hanno potuto utilizzare le fluviali e dettagliatissime cronache di Claretta Petacci, scritte in tempo reale e non… vent’anni dopo (le annotazioni del 1939, conservate all’Archivio centrale dello Stato, sono desegretate dal 2010), con la trascrizione di atteggiamenti e commenti mussoliniani che smentiscono il volume Bompiani nei dettagli e sulle questioni di fondo. Vediamo pochi esempi, fra i tanti possibili. Il falsario resta solitamente sulle generali, nel valutare gli interlocutori di Mussolini; laddove azzarda giudizi precisi, è una Caporetto. Il ministro spagnolo Ramon Serrano Suner è descritto come don Ramon, un “disgraziato” che “parla poco non si sa se per indole o per una tattica prudenziale” (pp. 292-297). Giudizi ricamati sul diario di Ciano del 5-7 giugno, ignorando che Suner e Mussolini si parlano a lungo, divengono subito amici e lo rimarranno per sempre: “È molto simpatico ed intelligente”, confida Benito l’8 giugno a Claretta. L’amante del dittatore ne trascrive persino le telefonate, con l’indicazione del giorno, dell’ora e del minutaggio. Dal raffronto con l’edizione Bompiani, i conti non tornano. Il diario del 25 giugno (“Giornata quieta – Mare e sole – Bando alle angustie! Niente altro”) è smentito su tutta la linea dalla telefonata pomeridiana, da Rimini: “Sono stanco. È stato un volo difficile e faticoso. C’era molta foschia. Ho dovuto volare sempre quasi a pelo d’acqua. (…) Il tempo è brutto” (dagli appunti Petacci). Nemmeno le informazioni meteorologiche tornano, nei diari “veri o presunti”. Altra telefonata rivelatrice si svolge il 6 ottobre, quando Hitler tiene un importante discorso di politica estera, seguito da Mussolini in diretta radiofonica; alle 13 il duce interrompe un attimo l’ascolto per informare la Petacci che ritelefonerà con calma appena conclusa la trasmissione (lo farà, commentando a caldo le parole del Führer). Ma il falso Mussolini scrive di avere letto il testo del discorso! (p. 471). Uguali menzogne sull’inaugurazione dell’anno accademico, il 15 novembre. Gerarchi desiderosi di forzare la mano a Mussolini organizzano un’adunata straordinaria, per condizionare il duce e fargli tenere un discorso guerrafondaio, consonante con la piazza assiepata da studenti che scandiscono slogan su Corsica e Tunisi italiane, insulti ritmati per i governanti francesi e inglesi. Quel pomeriggio, come d’uso, Benito si intrattiene a Palazzo Venezia con l’amante, che descrive minuto per minuto il crescendo di sorpresa, irritazione e rabbia del dittatore per la “trappola” tesagli, cui si sottrae rifiutando il discorso e limitandosi a un breve saluto. Il commento privato: “Non ho nulla da dire a questa gente, nulla da raccontare. Come si fa, dico… sì, hanno organizzato un’adunata grande, e aumentano. Nessuno all’infuori di te può comprendere il mio contenuto furore!!” (diario Petacci). I falsari attingono come sempre ai quotidiani e fanno scrivere al duce commenti di maniera: “È bello e facile parlare a loro, perché le mie parole sono le stesse che questi figli d’Italia pensano e dicono”. I diari [veri o presunti] contengono uno sciocchezzaio che – per quanto male si possa pensare del fondatore del fascismo – è impossibile attribuirgli. L’afflato monarchico: “Stimo il re – lo stimo veramente”; pagine deamicisiane, degne di Cuore: “Pensamenti e personaggi: il re. Osserviamo un poco da vicino il nostro re – Vittorio Em.III° [sic!] – Chi lo vede la prima volta, trattiene lo stupore: oh! è piccolo! – non lo immaginavo così!” e via di questo passo. Si può credere che simili baggianate siano uscite dalla penna di Mussolini?

    E che egli le considerasse idonee a tramandarne l’immagine?!? Il 23 marzo si stronca il discorso della corona, allocuzione inaugurale della nuova Camera dei Fasci: “Il contenuto? È un discorso che niente rivela di quanto già tutti sanno”. Giudizio inimmaginabile: è stato proprio il capo del governo a scriverlo! Il particolare è indicativo della modestia culturale dei contraffattori, all’oscuro di questa prassi consolidata. Il “beneamato sovrano” è invece descritto alla Petacci come uno sgorbio mosso da odio e invidia. Proprio nel 1939 la conquista dell’Albania è amareggiata dal fatto che il duce consegna la corona al parassita Savoia. E il giudizio su Umberto?!? “Avrebbe ottime qualità: intelligenza, pronta genialità e vorrei che fosse lui stesso che si impegnasse attivamente in questi seri problemi della Nazione”. Mussolini disisti ma il principe, lo sospetta di omosessualità e certo non ne desidera intromissioni nella gestione del potere. La descrizione della principessa del Piemonte è pura retorica: “Maria José è stata nominata ispettrice della Croce Rossa Italiana – All’annuncio rispondo con un messaggio – Non aggiungo che mi compiaccio di vederla nel conventuale costume che pone in risalto stupendi occhi azzurri (…). Se sarà regina, troverà il poeta che ne canterà la bella immagine”. Frasi che mai Mussolini avrebbe scritto, sia per una questione di gusto sia perché i rapporti con la principessa sono compromessi dall’11 agosto 1937, quando Maria José provocò sessualmente il duce, che registrò un’umiliante défaillance: ne parlerà spesso a Claretta, con espressioni di odio per la donna che lo aveva reso ridicolo ai suoi stessi occhi. Come ciò non bastasse, egli disprezzava le crocerossine: “Quando nel 1916 ero ferito all’ospedale, si facevano ‘prendere’ tutte, o quasi. Mi diceva il dottore che molte volte, entrando in una stanza, trovi l’infermiera seduta sul soldato, poiché lui non si poteva muovere che aveva una gamba di meno. Io gli chiesi: ‘E voi?’ e lui mi rispose ‘Cosa dovevo fare? Feci finta di non avere veduto e uscii: lo facevano tutte, come potevo tenerle?!? Impossibile!’” (Petacci, 4 luglio 1939). La vita domestica è descritta il 21 novembre come un paradiso terrestre. Ironia della sorte, Benito trascorre il pomeriggio e la serata con l’amante, che registra nel proprio diario un appagante rapporto sessuale: “Sì con amore”. Quanto alla vita con Rachele, basti sapere che pur di pranzare da solo il duce torna tardi a Villa Torlonia e scansa la moglie, che lo indispone con commenti polemici e rampogne. I litigi coniugali sono all’ordine del giorno. Del resto, chi voglia farsi un’idea delle potenzialità diaristiche di Mussolini, legga Il mio diario di guerra (1915-17): scoprirà un abile prosatore, in grado di evocare situazioni e personaggi con poche e incisive parole. Nulla da spartire con questa zuccherosa e sorvegliata prosopopea notarile, modellata sul “buonuomo” decantato da “Oggi” e “Gente” negli anni cinquanta e sessanta. I diari “di Mussolini” si inseriscono nel filone inaugurato a inizio Novecento da I protocolli dei savi di Sion e arricchito nel 1983 dal lancio dei falsi diari di Hitler. La pubblicazione di documenti contraffatti legittima personaggi e movimenti liberticidi, con la conseguente svalutazione di chi si è opposto e ancora oggi si oppone all’antisemitismo, al nazismo e al fascismo. I diari di Mussolini [veri o presunti]sono sintomatici di una fase della vita italiana in cui – dalla politica alla cultura – il verosimile e il falso vogliono sostituirsi al reale.

     

    Mimmo Franzinelli ( pubblicato su L'Indice del mese di Febbraio 2011)  

     

    Torna in cima alla paginaTorna in cima alla pagina

Informazioni

Data: sabato 24 settembre 2011

Argomento: CulturaVisualizza tutti gli interventi di questo Argomento |

 

Parole Chiave:

 

Stampa interventoStampa intervento

Invia per emailInvia per email

Salva articolo nella Lista PreferitiSalva nella Lista Preferiti