L'albero della dignità


  •  

    C'è chi crede che certe coincidenze hanno in sé misteriosi segnali di avvertimento. Per i più disincantati, invece, sono soltanto stranezze del caso. Tuttavia, il caso a volte si presenta con concomitanze così evidenti nella loro relazione, che fanno pensare a disegni di una volontà superiore.

    Proprio mercoledì mi è capitato un fatto di cui voglio riferire. Ho trovato fra la posta due lettere di provenienza diversa ma che (ecco il caso!) chissà per quale misteriosa coincidenza, pare che le due missive si siano date appuntamento al mio indirizzo esattamente nel medesimo giorno. Una di queste lettere è di una signora incuriosita dal fatto che ha sentito dire alla radio del mio ultimo film, ma dice che forse non ha capito bene se il titolo è "Il villaggio di cartone" oppure Il vangelo di cartone. Un malinteso che di per sé meriterebbe interessantissime considerazioni.

    Poi apro la seconda lettera e vedo che la busta ne contiene due. È di una insegnate di scuola media che mi ricorda come, molti anni fa, avevo risposto alle domande dei suoi alunni a proposito del film "L'albero degli zoccoli". E unita alla sua lettera, c'è la copia della mia, scritta allora in risposta alle domande dei ragazzi. Guardo la data: dicembre '83. Faccio subito il conto: 28 anni fa! Cosa potevo aver scritto allora, a quei giovanissimi alunni? Temevo di provare una delusione o, dopo tanti anni, motivo di inadeguatezza. E invece no. Perdonatemi se trascrivo qui il contenuto di quella mia lettera: non per cedere al compiacimento di una auto-citazione, ma per rivolgermi ancora a quei ragazzi che allora erano appena degli adolescenti e ora sono uomini e ai quali direi oggi proprio le stesse cose che dissi trent'anni fa.

    «Carissimi ragazzi, ho avuto dall'amico Rigoni Stern le vostre lettere ma non le ho lette subito: ero molto preso dal lavoro e dai viaggi e rimanevo a casa solo per poche ore. Così ho preferito attendere le vacanze di Natale con la quiete, la tranquillità e la neve. Ho finito di leggervi in questo momento, una per una, con grande attenzione e anche commozione. Si capisce subito da ogni vostra parola che avete capito bene il mondo rappresentato nel film... Il rapporto fra il valore delle "cose" e il valore della vita: il valore della ricchezza e la ricchezza dei sentimenti. E anche il valore della povertà! Sembra quasi una bestemmia o un'assurdità.

    Eppure la povertà (una povertà dignitosa, non miserabile) è grande scuola di vita, di solidarietà umana e di rispetto di tutte le creature. Sono veramente felice che il film vi sia piaciuto. Ma la vera soddisfazione è quella di poter sperare che possa in qualche modo esservi utile per il vostro futuro, quando farete le vostre scelte, perché alla fine sono sempre in ballo i soliti conflitti fra tensioni e ansie del guadagno e dignità, fra ricerca del successo e rigore morale. Questi discorsi e queste parole possono sembrarvi in questo momento eccessive. Eppure, tra pochi anni le incontrerete sul vostro cammino e, ne sono sicuro, la riuscita della vostra vita dipenderà dalla chiarezza e dalla volontà con cui avrete affrontato le vostre singole realtà...».

    A questo punto, mentre pensavo a come chiudere questa mia confidenza, ecco che si presenta un terzo accadimento a rendere ancora più complicata la teoria delle coincidenze. Arriva Loredana, mia moglie, ad avvertirmi che sta per cominciare la diretta tv con il Parlamento dove il presidente del Consiglio riferirà della situazione del nostro Paese in questo momento di crisi mondiale. Ritengo sia un dovere di ogni cittadino tenersi informato e vigile sulle scelte e i comportamenti dei nostri governanti. Al tempo stesso, non potevo fare a meno di ripensare a quei ragazzi diventati uomini e che forse anche loro staranno ascoltando i discorsi di questi politici che però non si capisce bene di quali realtà stanno parlando, o quale altro motivo sottintendono. Al punto che in certi momenti non si ascoltano nemmeno più fra di loro.

    E se penso alle parole con cui cercavo di dare a quegli scolari un incoraggiamento e fiducia, adesso mi pare di essere uno sconfitto. Ma perché noi cittadini non abbiamo la forza di pretendere di conoscere fino in fondo la verità sulla nostra grama situazione? Siamo al punto che il mondo intero sta per andare a fondo perché oramai è giunto il momento della resa dei conti e il saldo in rosso, irrimediabilmente fallimentare, è davanti ai nostri occhi e sulla nostra pelle.

    Nessuna manovra o "manovrona" potrà più tenere in piedi queste nostre società del postmoderno. Anzi, siamo già arrivati al "postfuturo" poiché per riscattare il cumulo del nostro debito pubblico abbiamo già ipotecato per parecchi anni a venire il nostro lavoro e dei nostri figli. E sarà lavoro duro e vita di cinghia. Questo riguarda tutti: noi italiani e quegli Stati che fino a ieri erano considerati di "sviluppo avanzato" e che per oltre mezzo secolo hanno scelto come primo scopo la ricchezza e creduto nel benessere di un consumo senza riguardi. E ora, da un giorno all'altro, ci rendiamo conto di ritrovarci in una situazione molto prossimi alla miseria. Pessimismo? Fino a ieri abbiamo immaginato e creduto di poter praticare economie baldanzose e l'euforia per il futuro eccitava tutti ad avventurarsi nell'azzardo. Cosa non ha funzionato? Dove abbiamo sbagliato?

    L'immagine del Titanic che naviga nella notte a tutto vapore in cerca di primati viene spesso evocata come giusta metafora del nostro tempo: ma solo sorvolata e subito disattesa. Fino a quando l'orchestrina di bordo continuerà a suonare, ci saranno passeggeri che danzeranno spensieratamente (sotto le stelle!) rassicurati dalla loro stessa ignoranza. Altri, pur nell'evidenza della situazione catastrofica, si ostinano a illudersi di poterla scampare, rassicurati dalle garanzie (e dalle bugie) del comandante con la complicità del suo equipaggio. Dei rassegnati è inutile parlarne.

    Nel longherone di chiglia della nave più moderna e sicura mai costruita fino allora, c'era inciso nella fusione del metallo il motto che gli uomini di quel tempo lanciavano al mondo intero in nome del progresso: solo Dio mi può affondare. E Dio, come poi hanno dimostrato i fatti, accettò la sfida.

    Ermanno Olmi(pubblicato sul domenicale de Il Sole 24 Ore del 7 agosto 2011)

     

      

    Torna in cima alla paginaTorna in cima alla pagina

Informazioni

Data: lunedì 8 agosto 2011

Argomento: CulturaVisualizza tutti gli interventi di questo Argomento |

 

Parole Chiave:

 

Stampa interventoStampa intervento

Invia per emailInvia per email

Salva articolo nella Lista PreferitiSalva nella Lista Preferiti