Dieci, giganti, gassosi. I corpi misteriosi della Via Lattea


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    Per ora sono solo dieci. Ma gli astronomi calcolano che ce ne siano centinaia di miliardi sparsi per la Via Lattea. Più di uno, per ogni stella della nostra galassia. Sono oggetti giganti, gassosi, grandi più o meno come il “nostro” pianeta Giove, che non si sa bene se orbitino intorno a una stella a grandissima distanza – almeno dieci unità astronomiche (la distanza Terra-Sole) e dunque oltre 1,5 miliardi di chilometri – oppure se fluttuino liberi negli spazi interstellari.
     

    La scoperta di questi dieci grandi oggetti è stata annunciata nei giorni scorsi su Nature da due gruppi indipendenti di astronomi, quelli del MOA (Microlensing Observations in Astrophysics) e quelli dell’OGLE (Optical Gravita¬tional Lensing Experiment) ed è stata realizzata grazie a una tecnica nota agli esperti come “microlente gravitazionale”. In pratica succede, come prevede la teoria della relatività generale, che grandi masse gravitazionali, come quelle di una stella, deformino lo spaziotempo, imponendo anche ai fotoni, privi di massa, traiettorie curve. I fotoni sono le particelle che trasportano la radiazione elettromagnetica, luce compresa.

    I fenomeni di distorsione gravitazionale sono tali che una stella, in speciali condizioni, diventa una sorta di lente, che consente momentaneamente di “vedere meglio” particolari regioni dello spazio. Ecco perché i gruppi MOA e OGLE tengono d’occhio nel medesimo tempo alcune decine di milioni di stelle della Via Lattea, sperando che qualchuna funzioni momentaneamente da lente gravitazionale consentendo di vedere oggetti e situazioni che, normalmente, sono fuori dalla portata dei nostri occhi e di quelle loro potenti protesi che sono i telescopi.


    E così che sono stati scoperti quei dieci oggetti cosmici, con una massa grande come il pianeta Giove, che sollevano un bel po’ di problemi che, per gli astronomi risultano piuttosto eccitanti. Il primo e, in apparenza, il più banale è: li dobbiamo chiamare pianeti oppure li dobbiamo definire in altro modo, perché fino a venti anni fa noi di pianeti ne conoscevamo solo 9 e tutti orbitanti a distanze relativamente vicine a una sola stella, il Sole? Oggi conosciamo l’esistenza di almeno 500 esopianeti, ovvero di pianeti che ruotano intorno ad altre stelle a distanze piuttosto ravvicinate. Questi sono oggetti grandi come pianeti giganti ma si trovano in una posizione particolare. Sono, dunque, pianeti o sono altra cosa?


    La domanda non ha (solo) un carattere nominalistico. Perché ne contiene almeno altre tre che sono di contenuto. Questi oggetti ruotano intorno a una stella, sia pure a grande distanza, o non sentono alcuna attrazione gravitazionale particolare e vagano liberi nello spazio?
    La seconda domanda è ancora più impegnativa: come si sono formati? Gli astronomi hanno elaborato molti modelli per spiegare la formazione dei sistemi planetari (una stella con una corte di pianeti che le ruotano intorno). Ma a tutt’oggi non hanno un modello sufficientemente validato per spiegare la formazione di grandi oggetti ai limiti estremi di un sistema planetario o, addirittura, fuori da ogni sistema planetario.


    La terza questione, con le implicazioni cosmologiche forse più profonde è: quanti sono, esattamente, questi oggetti? E, più in generale, ci sono altri oggetti più piccoli – con una massa simile a quella della Terra, di Marte o di Plutone – che vagano nello spazio profondo, lontano da una stella?


    I team di MOA e OGLE per ora hanno dato una risposta solo parziale a questa domanda. Ci dicono che c’è più di un oggetto cosmico grande come Giove per ogni stella della Via Lattea (che di stelle ne contiene 400 miliardi). Ma non ci dicono ancora quanti oggetti simili a pianeti più piccoli gironzolino nello spazio lontano da una stella. Ma il loro numero non è indifferente. Se ce ne sono abbastanza, come è probabile, allora avremmo trovato almeno una parte di quella “materia oscura” presente nell’universo che, finora, “pesiamo” ma non “vediamo”. E di cui non conosciamo la natura.

      

    Pietro Greco (pubblicato su l’Unità il 23 maggio 2011) 

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