Quel telescopio parla italiano ma rischiamo di perderlo


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    È un gioiello. E non solo in senso figurato. Vale 20 milioni di dollari. Lo hanno progettato a Napoli, all’INAF-Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Tutte le componenti sono state prodotte da industrie italiane, tranne l’ottica principale che è russa. Nostri sono la progettazione, la realizzazione e il controllo del miglior software, la VSTtube, sviluppato a Napoli dal gruppo di Aniello Grado. Italiano è uno dei due “principal investigators” dell’esperimento KIDS per la ricerca della materia oscura, Massimo Capaccioli. Nostro è il 15% del tempo di osservazione, equivalente a 450 notti in 10 anni.


    Il VST (VLT Survey Telescope) ha appena elaborato, dal Cerro Paranal in Cile, le sue prime fotografie della Nebulosa Omega e dell’ammasso globulare Omega Centauri: «immagini inedite e mozzafiato», gongolano soddisfatti all’INAF. E ha dimostrato, megapixel alla mano, che «per la prima volta Napoli e l’Italia sono davanti a tutti, nel mondo», commenta più che soddisfatto Massimo Capaccioli.


    Ma tutto questo rischia di andare perduto, per i ricercatori italiani, perché mancano 250.000 euro. I soldi necessari, ogni anno, per gestire il software, aggiornare l’hardware e recarsi fisicamente in Cile per effettuare le osservazioni.


    È un paradosso e una metafora della ricerca scientifica italiana, la vicenda del VST (VLT Survey Telescope). Stiamo parlando dell’ultimo telescopio che l’ESO, l’European Southern Observatory, ha portato fin sulla cime del Cerro Paranal, nel deserto di Atacama in Cile, sotto uno dei cieli più lontani da fonti luminose artificiali e più limpidi del pianeta. È un telescopio che consente osservazioni nel visibile, ha un occhio di 2,6 metri di diametro e un campo di vista grande due volte l’area disegnata in cielo dalla luna piena. Ha un sistema di “ottiche attive” che gli consentono di mantenere in ogni momento la forma perfetta dello specchio. È dotata, dicono i tecnici, di una fotocamera OmegaCAM che pesa 770 kg di peso ed è costruita intorno a 32 rivelatori CCD sotto vuoto, che insieme costruiscono le immagini da 268 megapixel. In pratica significa che è in grado di spazzare il cielo a gran velocità e nonostante questo produrre immagini dell’universo le più nitide e meglio definite mai realizzate, i cui prototipi sono stati resi pubblici in questi giorni. È un gioiello, appunto. Frutto di una collaborazione internazionale che ha l’Italia al centro.


    Questo gioiello porterà a termine tre tipi di esperimenti (o survey), nei prossimi cinque anni. La survey KIDS, in zone di cielo lontane dal piano della Via Lattea, per lo studio della materia oscura, dell’energia oscura e dell’evoluzione delle galassie. Si prevede che troverà molti nuovi ammassi di galassie e quasar ad alto redshift, ovvero nell’universo spaziotemporale più remoto. Anche la survey ATLAS spazzerà una grande area di cielo per cercare di capire qualcosa in più su quell’energia oscura che sembra costituire la gran parte dell’universo. La terza e ultima survey, chiamata VPHAS+, osserverà invece il piano della Via Lattea per studiare la struttura e l’origine della nostra galassia. L’esperimento è progettato per realizzare un catalogo di 500 milioni di oggetti celesti tra cui, si prevede, ci saranno nuovi casi di stelle inusuali in tutti i diversi stadi evolutivi.


    VST (VLT Survey Telescope) produrrà una massa di dati enormi. E contribuirà a modificare ciò che sappiamo dell’universo. L’INAF lo ha progettato (con i suoi scienziati dell’Osservatorio di Capodimonte) e lo ha finanziato. Poi lo ha dato in comodato d’uso all’ESO. Il che significa che nei prossimi anni gli italiani, con tutti gli altri membri internazionali della collaborazione, potranno passare all’incasso scientifico senza spendere un soldo, tranne i costi vivi.


    Ecco, ora mancano gli spiccioli per i costi vivi. Se non si troveranno, l’INAF e l’Osservatorio astronomico di Capodimonte avranno conquistato il tetto del mondo, ma lasceranno agli altri il dividendo. E poi dicono che gli italiani sono un popolo di furbi.

     

    Pietro Greco (pubblicato su L’Unità il 13 giugno 2011)

      

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Data: mercoledì 22 giugno 2011

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