L'ateo che voleva essere Benedetto


  • Il grande filosofo e pensatore dell'ebraismo Emanuel Levinas, nel suo memorabile commentario intitolato Amare la Torah più di Dio, esegesi a uno degli scritti più sconvolgenti di tutto il pensiero ebraico del novecento (Yossel Rakover si rivolge a Dio) scrive: «Sulla strada che porta al Dio unico c'è una stazione senza Dio.

    Il vero monoteismo ha il dovere di rispondere alle legittime esigenze dell'ateismo. Un Dio per adulti si manifesta per l'appunto attraverso il vuoto del cielo infantile». A mio parere l'ebraismo non ha difficoltà con l'ateismo. Un ebreo può essere un ottimo ebreo anche senza riconoscere l'esistenza del l'Eterno.

    L'ebraismo non ha dogmi e neppure l'esistenza del Santo Benedetto lo è. Il rapporto fra Ebraismo e ateismo è ben spiegato con acume da questa storiella: «Un pio ebreo, un venerdì sera si reca in sinagoga in prossimità del tramonto e a bruciapelo domanda al suo rabbino se creda in Dio. Il rabbino dopo un istante di esitazione prega il suo congregante di ritornare la Domenica. L'ebreo abbozza e ritorna la domenica successiva per porre al rabbino la stessa domanda: "Rabbino tu credi in Dio? – con decisione il rabbino risponde – no!». Stupefatto l'ebreo esclama: «Se ne sei tanto sicuro perché non me lo hai detto subito venerdì sera?» Al che il rabbino ribatte: «Scusa non pretendevi mica che ti dicessi che Dio non esiste la sera di Shabbath».


    Il grande commentatore del Talmud Adin Steinalz è solito dire: «Ah! Potere incontrare un vero ateo, che cosa sublime, ma è così raro che non se ne trovano neppure fra i rabbini». Forse Steinsalz sarebbe rassicurato se avesse l'opportunità di incontrare il professor Piergiorgio Odifreddi, grande matematico, splendido divulgatore, pensatore di vasta cultura scientifica, umanistica e filosofica. Il suo ultimo libro Caro Papa ti scrivo ne dà un'ampia misura. Ho avuto il piacere di presentarlo ai lettori di Milano e ho accettato con piacere di scriverne, anche se sono sprovvisto di competenze tecniche, per dare il mio piccolo contributo al fine di contrastare i pregiudizi e i luoghi comuni con cui si cerca di liquidare il professor Odifreddi, che è invece personalità di grande rilievo, portatore di una Weltanschauung atea di cui il nostro sinistrato paese ha grande bisogno per confrontarsi con le proprie mediocri routine. Soprattutto in una scialba epoca di opinionisti, tuttologi, sproloquiatori, chierici d'assalto e atei devoti che sembrano usciti da qualche immaginario bestiario borgesiano.


    Odifreddi gode fama di mangiapreti, anticlericale ed enfant terrible dei miscredenti senza Dio. Ora, è pur vero che il "matematico impertinente" ha scritto un paio di pamphlet di tono molto sarcastico e beffardo un po' nello stile del suo celebre grande collega, il filosofo Bertrand Russell di Perché non sono cristiano e lo ha fatto senza mediazioni, con piglio tranchant. Ma come non capirlo? L'Italia vive nell'anomalia di pseudo ideologie di impianto feudale, come ha dimostrato il recente fallimento di un progetto di legge contro l'omofobia. Questo démì-penser ideologico si fonda sull'autovittimismo dei religiosi più intolleranti, criminalizza i laici, gli agnostici e gli atei accusandoli di laicismo o di relativismo grazie a un'accezione perversa di questi termini.


    Ma proprio perché al di là delle polemiche e delle intemperanze stilistiche lo scopo di Piergiorgio Odifreddi qui è ben altro che il motto ironico o sarcastico. Il lettore, che sulla base del sentito dire o del rifiuto di essere messo in crisi sulle sue convinzioni, omettesse di leggere o giudicasse sommariamente questo suo ultimo libro farebbe un grave torto a se stesso. Caro Papa ti scrivo è un'opera seria e profonda, sempre argomentata con un linguaggio ricco, preciso e inventivo. La sua esposizione ha vastità di respiro culturale, scientifico, filosofico e teologico. Il lettore attento che si ponga davanti a quest'opera con onestà intellettuale vi sentirà vibrare una spiritualità che scaturisce da quell'umanesimo dello scienziato che ha reso celebre Albert Einstein. Il libro è una sorta di dialogo che l'autore intavola con il papa teologo Benedetto XVI attraverso l'analisi e la lucida, incalzante confutazione di passi salienti di alcuni testi che hanno reso celebre Papa Ratzinger come teologo, in particolare, Introduzione al Cristianesimo e Gesù di Nazareth.


    Caro Papa ti scrivo si apre con un capitolo memorabile in cui la vicenda umana di Odifreddi e Ratzinger si caratterizzano per una paradossale contiguità. L'autore racconta di sé bimbo che mesmerizzato dalla prima rudimentale televisione che entrava nelle case italiane e portava nella sua i due personaggi che la definivano: l'uomo dei quiz, Mike e il Papa ieratico Pio XII. Scelse come modello il Pontefice e progettò da grande di fare il Papa. Il progetto poi si infranse sulla via del dovere di ubbidienza gerarchica, insostenibile per lo spirito ribelle del futuro matematico. Ratzinger teologo ci viene introdotto invece per mezzo di una singolare citazione che lui stesso nella sua Introduzione al Cristianesimo sceglie per descrivere la posizione del teologo nel nostro tempo.

    La citazione è un aneddoto "protestante" che paragona il teologo a un clown il cui circo che si è insediato nelle periferie di una città brucia per lo scoppio di un incendio. Il clown corre a chiedere aiuto ma gli abitanti della città non lo prendono sul serio e, credendo che sia una rappresentazione inscenata per portarli al circo, ridono, e più il clown si dispera più loro ridono. Così è il teologo oggi, ci avverte Ratzinger.

     

    Moni Ovadia ( pubblicato sul Domenicale del Sole 24 Ore del 12 giugno 2011)

      

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