Le lacrime delle madri di Srebrenica, la poesia di Sidran


  • Abdulah Sidran è il più grande poeta e scrittore bosniaco, autore di "Osso e carne" e "La raccolta di Sarajevo", amato all'estero per le sceneggiature dei celeberrimi film "Ti ricordi di Dolly Bell?" e "Papà è in viaggio d'affari", che fruttarono a Emir Kusturica il Leone d'oro nel 1981 e la Palma d'oro nel 1985.
    Sidran si è sempre battuto per la liberazione della sua terra durante l'occupazione serba e per la cattura del generale Ratko Mladic, avvenuta martedì scorso. Grazie allo scrittore e giornalista Piero del Giudice, il Sole 24 Ore pubblica in esclusiva la poesia Le lacrime delle madri di Srebrenica per la traduzione di Nadira Šehović, pubblicata nell'omonima raccolta di testi e lirica (2010, ADV edizioni, Lugano) .
    Con Piero Del Giudice, ha anche scritto il prezioso "Romanzo balcanico" (2009, Aliberti editore, Reggio Emilia, pagg. 928, € 37,00), che raggruppa per la prima volta tutte le opere dell'intellettuale bosniaco, dalla lirica, alla prosa teatrale, alle sceneggiature dei film coronati a Venezia e Cannes.

     

    Le lacrime delle madri di Srebrenica di Abdulah Sidran

     

    Sarebbe meglio non fosse
    piuttosto che sia
    così
    come oggi è
    la nostra Srebrenica

    Nulla di morto né di vivente
    in lei
    può più abitare

    Sotto un cielo plumbeo
    l'aria di piombo
    mai nessuno
    ha imparato
    a mettersi nei polmoni

    Da lei fugge tutto
    ciò che ha gambe
    con le quali possa
    e sappia dove
    fuggire
    Da lei fugge tutto
    anche ciò che da nessuna parte
    se non sotto la terra nera
    può fuggire

    Gli ortodossi fuggono
    i nuovi come i vecchi
    i musulmani fuggono
    i vecchi come i nuovi

    E chi in qualche modo
    è rimasto vivo
    andato via e poi tornato
    neppure un inverno con l'estate
    ha messo insieme
    né un autunno
    con la primavera
    ma ha cercato
    quanto prima
    di andarsene da Srebrenica

    E quei cattolici
    nostri vicini
    e per loro Srebrenica
    per centinaia d'anni
    è stata l'amata
    e bellissima
    sede principe
    della loro buona
    e nobile comunità

    se ne sono andati da tempo

    Come se
    nella loro saggezza avessero
    saputo che sarebbe arrivato un tempo
    in cui non ci sarebbe più stata
    la buona Srebrenica

    Ci dicono
    da dieci anni ce lo dicono
    che in Bosnia
    la guerra è finita

    A noi spiegano
    e inviano istruzioni scritte
    che nel nostro Paese
    Bosnia Erzegovina
    la guerra è finita
    e che nessuno
    deve più
    guardare al passato

    Credono forse
    davvero
    che siamo vivi
    noi che stiamo qui
    e da questo luogo
    parliamo così
    come se davvero fossimo vivi
    Davvero pensano che si chiami salute
    davvero pensano che si chiami ragione
    ciò che in noi è rimasto
    della salute e della ragione di un tempo?

    Non vedono, non sentono forse
    non sanno forse che noi,
    quelli rimasti, siamo più morti di tutti
    i nostri morti, e che qui oggi, con la loro voce,
    la voce dei nostri morti, dalle loro gole,
    gridiamo e con il loro grido - noi parliamo?

    Non ci permettete di
    guardare al passato!
    E noi non lo guardiamo, ma è lui a guardarci!

    Voi dite:
    guardate al futuro!

    Ma noi, nessun
    futuro in nessun luogo
    riusciamo a vedere
    né vediamo che lui
    con un sol occhio
    guardi noi
    e neppure che ci veda
    e che di noi si preoccupi

    Noi abbiamo un presente
    che con occhio umano
    non si può guardare
    Noi la stessa
    aria di piombo
    nella nostra Srebrenica
    che non c'è più
    respiriamo con quelli
    i cui occhi
    le cui mani
    le cui anime
    del nostro sangue grondano

    E solo loro
    possono rallegrarsi
    del vostro comandamento
    di non guardare al passato

    Ma noi cos'altro oltre a lui abbiamo
    che cos'altro
    se non il passato
    abbiamo da guardare?

    Davvero potete
    dire a una madre
    di non guardare il figlio?
    Davvero a una sorella potete
    impartire l'ordine
    di non guardare il fratello?

    Prendeteci gli occhi
    ma più non insegnateci, non inviateci più
    tali consigli, istruzioni e ordini!

    Forse davvero, come voi dite,
    la guerra è finita! Ma per noi, nella nostra Srebrenica,
    la guerra è finita appena un poco, e noi stessi, di giorno,
    ci inganniamo che è così, che è finita davvero!
    Ma, d'estate e d'inverno - e così da diciassette anni! - i giorni sono troppo brevi, e lunghe, troppo lunghe le notti.

    Al primo annuncio del crepuscolo, noi i nostri portoni
    col ferro rinserriamo, che non venga e non entri
    colui che allora venne ed entrò, e tutto ciò che di nostro
    amato e caro era - separò dalla vita!

    Proprio lui, oggi, veglia sulla Pace a Srebrenica!

    Come può dormire una madre di Srebrenica?
    Appena chiude gli occhi, ecco la guerra alla porta, ecco
    quel secondo in cui vide, sotto il coltello cetnico, separarsi
    dal corpo la testa di suo figlio! Solo qualche volta, fra mille
    Jasin (1) mormorati nell'insonnia, ne ha pietà il Buon Dio! E quando il sonno sugli occhi le posa, lei, in sogno, continua a riunire la testa al corpo del Figlio insepolto!

    Come possiamo vivere nel presente?
    Come possiamo non guardare al passato?

    C'è una sorella nostra, non è con noi, eppur è viva!
    In una tomba ha trasformato una casa, qui a Sarajevo,
    finestre non apre, non osa guardare fuori, e ancor meno uscire in strada! Quattro figli ha perso! Se per strada un ragazzo o una ragazza incontrasse, e le apparisse somigliante a uno dei suoi figli - il cuore le scoppierebbe, in quattrocento pezzi!

    È questa la Pace?
    È così che finisce la Guerra?

    Quando tacciono
    le armi di ferro
    e fino al cielo grida
    il cuore materno?

    Quando il criminale
    cambia la camicia
    e con la nuova addosso
    sotto le nostre case
    e le nostre finestre
    nella nostra Srebrenica
    veglia sulla nostra pace?

    Per voi il vostro è trascorso
    ma per noi
    il nostro passato
    non è per nulla passato!

    Né passerà
    né può passare
    fintanto che il cielo plumbeo
    la nostra Srebrenica
    di argento ricopre.

    Fintanto che sotto il suo
    cielo di piombo
    l'aria plumbea
    e plumbee
    d'aria boccate
    respiriamo e inghiottiamo
    con quelli che hanno sì
    cambiato la camicia
    ma che il cuore sotto la camicia
    e nel cuore l'odio
    non hanno cambiato
    né pensano di cambiare

    Per voi il vostro è trascorso
    ma per noi
    il nostro passato non è passato!

    Non fateci ritornare
    non fateci ritornare
    in questa fatta
    di piombo
    Srebrenica

    Piuttosto
    per un istante almeno
    guardate dov'è che
    nelle vostre anime
    nei libri
    si è perso un granello
    di Verità e Giustizia

    Se nel vostro cuore
    un solo granello
    di Giustizia e Verità
    trovate

    Del bene e d'argento
    l'argentea e buona
    Srebrenica
    la bella -
    a Srebrenica restituite!

    Un briciolo di Giustizia
    e un granello di Verità
    trovate!

    Srebrenica -
    a Srebrenica restituite!

    E noi
    con l'aiuto di Dio
    chi viva chi morta
    subito ci ritorneremo

    Possano
    con l'aiuto di Dio
    riunirsi e placarsi
    tutte
    di tutti i tempi
    le anime di Srebrenica

    e
    così le nostre anime
    afflitte e morte

    con le anime vive
    di tutti i nostri morti.

     

    1) Jasin la 36ma sura del Corano che spesso si recita per i morti

     

    di Abdulah Sidran  ( pubblicato il 28 maggio 2011 su Il Sole 24ore)

      

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