Così rischia di chiudere la strana fabbrica dei latinisti.


  • La fabbrica dei latinisti è appena dopo il raccordo anulare. Svoltando a destra, uscita Castel di Guido. Duecento metri avanti e vi troverete al cancello dell’Accademia Vivarium Novi. Tutti i talenti del mondo, tutti coloro che aspirano a vivere il latino a pieni polmoni, da mattina a sera, dalla a alla zeta. E anche tutte quelle giovani menti che la miseria non è riuscita a sottrarre ai libri. Ragazzi albanesi salpati da un barcone, messicani scappati dai narcos. E cileni, cecoslovacchi, ucraini, lituani, russi, ungheresi. Quaranta ragazzi all’anno. Trentacinque docenti. Un campus con biblioteche attrezzate e piscina e teatro. E vitto e alloggio. Tutto gratis. Bello. E chi paga? Di certo non la Mariastella Gelmini. Il ministero della Pubblica Istruzione nemmeno sa che esiste questa scuola di alta formazione umanistica. Nè c’è traccia di un industriale che abbia lasciato i sentimenti sui banchi del liceo classico. Anche per fare il benefattore c’è bisogno di un ritorno. E qui, cui prodest? Paga tutto lui. È un signore visionario. Si chiama Luigi Miraglia. Napoletano, figlio di un medico benestante. Ha immolato la sua vita e i suoi beni, cospicui ma oramai agli sgoccioli, per costruirsi in casa il suo Erasmus. E teorizzare, come fanno gli omeopati con la medicina tradizionale, che il latino si apprende grazie al latino. Che si scrive bene in latino se si pensa in latino. Basta che la si viva con fisicità e passione. Senza bisogno di tradurla. È viva, altro che morta. E frequentarla come si trattasse di una fidanzatina. Continuamente, in qualsiasi ora del giorno o della notte. A colazione e a pranzo, durante la scuola e in piscina. In pizzeria e in teatro. Fu lo studioso danese Hans Henning Orberg a proporre la sovversione strutturale dell’insegnamento. A consigliare il divorzio consensuale dalle regole ferme e immutabili. A costruire una diga contro i parasillabi e gli imparasillabi, gli accusativi, le eccezioni della consecutio. A sviluppare – secondo anche quello che insegnò Kikero – l’idea che il latino sia lingua intraducibile. Essenziale. Veicolare. Il latino si legge come si scrive, con le c e le g dure, i dittonghi sciolti, le vocali distinte in lunghe e brevi. «Io che a scuola non superavo il cinque, imparai ad amarlo grazie a un maestro che mi insegnò un modo alternativo e persuasivo di apprendere il latino. Mi fece conoscere il sentimento latino. Che mi ha conquistato il cuore al punto di non poter farne a meno. Aria per il mio corpo, destino per la mia vita». Luigi Miraglia con i soldi di papà affitta un casolare in Irpinia, a Montella. Lì inizia l’avventura. Si parte con pochi discepoli. La gran parte di essi sottratti agli stenti di una vita da immigrati irregolari. È il 2003, e gli albanesi non vogliono fare solo gli operai e i muratori. Li ospita lui. E li fa studiare lui. E gli dà da mangiare. E da dormire. Con l’aiuto di Gerardo Marotta, padre dell’Istituto napoletano di studi filosofici, presidio scientifico internazionale, allarga gli orizzonti e aumenta il reclutamento. Anno dopo anno lo studentato si ingrossa. C’è Miraglia che paga. «Mio padre mi ha lasciato appartamenti e ville al mare. Quando c’era bisogno, vendevo». Una casa all’anno. Un corso all’anno. Per trentadue volte ha fatto anticamera in una stanzetta della Regione Campania. Cercava un edificio pubblico da occupare, magari uno di quelli espropriati alla camorra. C’era un palazzo ad Agropoli, sulla costa cilentana. Era stato appena acquisito dallo Stato e tolto dalle mani di un boss. A Miraglia sembrava appropriato, utile, congruo vederlo ospitare giovani studenti. Latinisti invece che camorristi. Invece no. Non è possibile, risposero. E allora è di nuovo ricorso al suo patrimonio. L’Accademia è divenuta importante e internazionale. La conoscono e la accreditano le università di Magonza e di Heidelberg, di Francoforte e di Oxford, quella valenciana e quella madrilena. E la Yale, l’università di Seul, del Kentucky, di Mosca, di Tallin. La mole degli accrediti internazionali la conducono in alto. Ma più in alto va più misura l’abisso con la cronaca quotidiana delle necessità. Professori di tutto il mondo scrivono e insegnano, apprezzano e sostengono. Non c’è in Italia chi invece se ne occupi, non c’è un euro di finanziamento pubblico. Né un soldo da quello privato. Miraglia riesce a vendere tutto. A liquidare ogni spicciolo del suo grande salvadanaio. Incontra i Legionari di Cristo, congregazione religiosa ultraortodossa e chiacchierata. Offrono il campus di Castel di Guido. Bellissimo. Ma anche i religiosi fanno di conto e dopo qualche anno comunicano lo sfratto. Il campus diverrà un albergo, forse. L’Accademia rischia così di giungere al capolinea. Basterebbe un refolo di vento per far veleggiare la barca. Miraglia ha aperto la scuola agli occhi di tutti, chiunque sul web può conoscerla ( www.vivariumnovum.net ) e approfondire. E finanche pensare che persino con il latino è possibile andarci d’accordo.Basta poco.

     

    ANTONELLO CAPORALE  (pubblicato su  Il Venerdì di Repubblica del 27 maggio 2011) 

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