Ricco di belle immagini, il volume permette di riscoprire la ricchezza di una pratica che forse tutti, anche i meno vicini a Dio, almeno qualche volta nella vita hanno vissuto, e di cui spesso – anche se si tratta di una delle attività umane cui si ricorre con più frequenza e da più tempo – siamo poco consapevoli. La preghiera c'è, comunque: infatti, scrive Verdon, «ognuno che si guarda intorno con attenzione, che si apre alla bellezza del creato, che si lascia toccare dall'altrui sofferenza, in un certo senso prega».
La prima immagine esaminata è Il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca, in cui Gesù è ritratto mentre prega, ponendosi quindi come modello di preghiera, come ha fatto successivamente insegnando il Padre nostro. Ma il senso del dipinto è ricavato dalla destinazione per cui era stato realizzato: in questo caso l'altare di una chiesa monastica, perché – sottolinea l'autore – nella valutazione delle immagini «dobbiamo sempre interrogarci sul loro impatto morale oltre che estetico: sul potere che avevano, nei contesti di origine, di condurre chi le vedeva a misurare la propria vita con ciò che è rappresentato». E in questo caso il dipinto rivela la tensione spirituale dei monaci oranti, che si offrono come specchi dell'immagine in cui ogni credente spera di essere trasformato, grazie all'azione dello Spirito. Gesù stesso ha pregato, e più volte, mostrandosi così come modello, riprodotto in meravigliose opere d'arte.
Certo la preghiera dell'essere umano nasce da una confessione di umiltà, dalla constatazione di una lontananza, di una estraneità che si cerca di superare attraverso un dialogo interiore con Dio. Proprio per questo la preghiera cambia la vita, come cambiò quella degli apostoli che da pescatori divennero pescatori di uomini – lo rappresenta la pesca miracolosa dipinta da Raffaello – e se molti non pregano, «è forse perché hanno paura di divenire ciò che non sono ancora: paura di cambiare, paura di vivere, paura di essere».