160 teologi contro


  • Era qualcosa che non accadeva da almeno vent’anni: 160 professori della facoltà di teologia cattoliche della Germania, della Svizzera e dell’Austria – più di un terzo del totale – hanno firmato un documento, intitolato “Chiesa 2011 – una svolta necessaria”che chiede riforme profonde della Chiesa cattolica, a cominciare dall’obbligo del celibato per i preti di rito latino. A dare notizie del documento, elaborato da un gruppo di otto teologici e quindi fatto circolare nelle università, è oggi il quotidiano bavarese Sueddeutsche Zeitung.

    “Ci saremmo accontenti di una cinquantina di firme”, ha spiegato Judith Koenemann, che insegna pedagogia della religione a Muenster. Le adesioni sono state tre volte tante, e molti – scrive la Suddeutsche – sono quelli che in privato hanno espresso il loro consenso ma non hanno firmato per timore di ritorsioni da parte del loro vescovo.

    Il testo è “attento e sofisticato”, nota il quotidiano bavarese, e loda l’appello dei vescovi tedeschi ad un dialogo aperto: “Noi consideriamo la nostra responsabilità di contribuire ad un autentico nuovo inizio”. La tesi fondamentale del documento è che la Chiesa può annunciare solo “il Dio Gesù Cristo che libera e ama” solo quando “essa stessa è un luogo e un testimone credibile del messaggio di libertà del Vangelo”. Deve quindi riconoscere e incoraggiare “la libertà degli esseri umani come creature di Dio”, criticando dove necessario la concezione superficiale della libertà quando questa porta a calpestare “la dignità delle persone”.

    Di qui la richiesta di una “profonda riforma della Chiesa”, organizzata in una serie di punti – definite “sfide” fondamentali per il futuro: dall’adozione di “strutture più sinodali a tutti i livelli della Chiesa”, al coinvolgimento dei fedeli nella selezione dei pastori e vescovi. Serve anche l’apertura ai “preti sposati” e alle donne “nel ministero della Chiesa”, perché con il calo delle vocazioni che carica sempre più di impegni i sacerdoti che restano sono sempre più oberati di impegni e vanno facilmente in ‘burnout’.

    La “difesa del matrimonio” e del celibato non deve portare, secondo i teologi, ad “escludere le persone che con amore, fedeltà e cura reciproca vivono in un’unione omosessuale e come divorziati risposati”. Questo perché, scrivono, “un rigorismo morale arrogante non fa bene alla Chiesa”.

    Dopo la “tempesta” dello scandalo pedofilia non può seguire la quiete, perché in questo momento sarebbe solo “la quiete della tomba”: “Ora – argomentano i teologi – c’è bisogno di cercare soluzioni in uno scambio di opinioni di libero e onesto, per tirare fuori la chiesa della sua paralizzante autoreferenzialità”.

    Il documento dei teologi è stato accolto con entusiasmo dal movimento riformatore cattolico ‘Noi Siamo Chiesa’, che lo descrive come un “promemoria e di un segno di speranza al tempo stesso”.

    Cauta apertura al dialogo, invece, da parte della Conferenza episcopale tedesca, che in una nota firmata dal suo segretario, il gesuita p. Hans Langendoerger, che sottolinea come il ‘memorandum’ dei teologi contribuisca a quel dialogo “sul futuro della fede e della Chiesa in Germania” chiesto dagli stessi vescovi e che ha bisogno di intuizioni e idee stimolanti e positive. Tuttavia, aggiunge, il documento è “solo un primo passo” e le sue tesi sono “in disaccordo con le convinzioni teologiche e le dichiarazioni della Chiesa al massimo livello”. C’è quindi “urgente bisogno di ulteriori chiarimenti”. Però i vescovi riconoscono che è necessario affrontare “gli errori e i fallimenti delle politiche del passato, così come il deficit e il bisogno di riforme del presente. Non bisogna scappare dalle questioni ingombranti” perché “la paura non è una buona consigliera”. “La prossima plenaria della Conferenza episcopale tedesca elaborerà a sua volta proposte che auspicabilmente saranno positive e stimolanti”, conclude Langendoerger.

    La richiesta di riforme da parte dei cattolici tedeschi è sempre più forte. Poche settimane fa i vescovi avevano dovuto rispondere alla richiesta dei principali politici cattolici del partito conservatore di governo Cdu (quello di Angela Merkel) di sollevare la questione dei ‘viri probati’ – uomini sposati di una certa età da ordinare come sacerdoti – in occasione della prossima visita di papa Benedetto XVI in Germania.

    Una simile presa di posizione da parte dei teologi cattolici tedeschi non si registrava dal 1989, quando 220 professori firmarono la cosiddetta ‘Dichiarazione di Colonia’contro la nomina di Joachim Meisner ad arcivescovo di Colonia decisa da Giovanni Paolo II. Il cardinale Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, rispose con l’istruzione ‘Donum veritatis’ che regola il rapporto tra teologi e il magistero della Chiesa.

    Le posizioni dei teologi – e il metodo da loro scelto, quello dell’appello – ricordano, almeno in parte, quelle sottoscritte dallo stesso Ratzinger nel 1970, a cominciare dalla revisione del celibato. Un appello firmato insieme ad altri nove teologi (quiuna traduzione in inglese). A tirare fuori il documento era stata, qualche giorno, fa sempre la Sueddeutsche.

    Alessandro Speciale (pubblicato su Limes on line il 4 febbraio 2011)

      

    Torna in cima alla paginaTorna in cima alla pagina

Informazioni

Data: giovedì 17 febbraio 2011

Argomento: CulturaVisualizza tutti gli interventi di questo Argomento |

 

Parole Chiave:

 

Stampa interventoStampa intervento

Invia per emailInvia per email

Salva articolo nella Lista PreferitiSalva nella Lista Preferiti