Bipartisan Guantanamo. Perché Harold Koh, consigliere di Obama, non chiude il campo


  • The ballad of John and Yoko è una celebre canzone dei Beatles del 1969. In questi primi giorni del 2011, con le nuove notizie su Guantánamo provenienti dalla Casa Bianca, il titolo andrebbe aggiornato con il più attuale The ballad of John Yoo and Koh. John Yoo e Harold Koh sono i due giuristi americani, curiosamente entrambi di origine coreana, che hanno contribuito a costruire e per molti versi a confermare l'architettura legale della guerra al terrorismo elaborata dopo l'11 settembre dall'amministrazione Bush (John Yoo) e continuata poi dal governo Obama (Harold Hongju Koh).

    Il quarantatreenne Yoo, laureato a Yale e oggi professore a Berkeley, e il cinquantaseienne Koh, laureato ad Harvard e poi preside della facoltà di legge a Yale, non potrebbero essere più diversi malgrado le comuni radici etniche e un simile corso di studi accademici.
    Yoo è il giurista che nel 2002, da consulente legale del Dipartimento di giustizia, ha scritto il famigerato "torture memo", il parere del 2002 che autorizzava la Cia a usare sui terroristi le tecniche intensificate d'interrogatorio, compreso il waterboarding, che secondo i critici di Bush costituivano una forma di tortura. Yoo, soprattutto, è uno dei massimi teorici dell'espansione del potere esecutivo del presidente in tempo di guerra, quando il compito primario del comandante in capo diventa quello di proteggere i cittadini americani.

    Harold Hongju Koh, invece, è un'autorità sui diritti umani e sull'influenza delle leggi internazionali e dei precedenti giuridici stranieri nel sistema legale americano. Concetti come libertà, uguaglianza e privacy, sostiene Koh, non sono esclusivamente idee costituzionali americane, ma anche elementi di un movimento globale in grado di creare una giurisprudenza transnazionale valida anche negli Stati Uniti. Ai tempi di Bill Clinton, Koh è stato sottosegretario di Stato con delega a diritti umani e democrazia. Ora è il consigliere legale di Hillary a Foggy Bottom.

    Un giurista di destra e un giurista di sinistra. Quanto Koh era preside a Yale è stato accusato dal Wall Street Journal di sostenere la causa intentata contro Yoo dal detenuto José Padilla difeso dal professore di legge di Yale Jonathan Freiman.

     Yoo e Koh hanno due filosofie giuridiche opposte, ma una volta che le loro due visioni della legge si sono scontrate con la realtà della guerra al terrorismo le differenze si sono attenuate. Qualche mese fa, tra lo sconcerto dei suoi sostenitori, l'obamiano Koh ha spiegato che le operazioni militari con i droni, gli aerei senza pilota che lanciano missili sulle teste dei terroristi da settemila metri d'altezza teleguidati da una base in Nevada, sono perfettamente legali sia sul fronte delle leggi americane sia di quelle internazionali. Il paradosso è che per giustificare la più letale delle operazioni antiterrorismo, ben più cruenta di una dura detenzione a Guantánamo, Koh si è affidato alla tesi di Yoo secondo cui il comandante in capo, dopo l'autorizzazione ricevuta dal Congresso (aitempi di Bush), detiene il pieno potere di usare la forza militare a suo piacimento, anche sconfinando in paesi come il Pakistan, lo Yemen e la Somalia.

    Il secondo punto di contatto tra i due giuristi rivali riguarda Guantánamo. Non solo per la recente decisione del Congresso a guida democratica di vietare al Pentagono le spese per trasferire i detenuti negli Stati Uniti. Il punto è che Obama sta per firmare un decreto presidenziale per autorizzare la detenzione a tempo indefinito, e senza processo, di alcuni dei cosiddetti "nemici combattenti", la cui figura giuridica era stata individuata proprio da John Yoo durante i suoi anni al Dipartimento della Giustizia.

    Obama e Harold Koh erano partiti con l'idea di chiudere Guantánamo e di processare nelle corti civili i detenuti. Due anni dopo hanno deciso che continueranno la politica di Bush e di John Yoo.

    C'è di più, in realtà. A leggere la decisione di Obama con la medesima lente critica usata ai tempi di Bush, la scelta del presidente è molto più estrema di quella del suo predecessore. Bush non aveva mai autorizzato la detenzione illimitata e senza processo, perché pensava sulla base dei precedenti storici di poter processare i detenuti nelle corti speciali militari approvate dal Congresso e legittimate dalla Corte Suprema. Obama invece non vuole usare le corti speciali, forse perché sarebbe un'ulteriore concessione alle scelte antiterrorismo di Bush. Obama aveva provato a proporre i processi ordinari, addirittura a New York, in modo da ripristinare la legalità costituzionale, ma il suo stesso partito e l'opinione pubblica si sono opposti.

    L'alternativa che gli resta è quella di rendere legale, attraverso un decreto presidenziale, la detenzione illimitata e senza processo, concedendo ai prigionieri di essere rappresentati di fronte a un board governativo per una revisione annuale sulla necessità, non sulla legalità, della loro prigionia. Bush e Yoo, insomma, volevano garantire ai detenuti di Guantánamo un avvocato, un processo e una giuria militare. Obama e Koh nemmeno questo.

    Christian Rocca (pubblicato su Il Sole 24 ore n line di domenica 2 gennaio 2011)

      

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