Covid 19 - Sulla situazione determinata della diffusione del virus.


  • Pastorale Sociale e del Lavoro – Diocesi di Jesi Pag. 1
    Come sia possibile vivere ai tempi di un’epidemia, essere testimoni involontari di un dolore profondamente umano, comprendere quanto e come si soffra, scoprire impotenti nuovi tempi e nuovi spazi di paura, non può che farci riflettere, purtroppo con grande incertezza, sulla condizione di fragilità della natura umana. Abbiamo ora l’occasione per capire fino in fondo questa fragilità: “fragile non vuol dire gracile o debole, ma rappresenta la cifra su cui indagare per giungere all’analisi di un più profondo e per alcuni aspetti diverso livello di umanità”1.
    Occorre interrogarsi in modo critico sull’insieme delle condizioni sociali, culturali e politiche che caratterizzano la vita delle persone e che dovrebbero far parte integrante di ogni intervento volto a promuovere la salute nel territorio mentre si rafforzano i sistemi sanitari e si offrono cure e servizi specifici. Ogni fattore sociale, nei diversi contesti in cui le persone vivono, influisce sulla salute: dall’emarginazione alla povertà, dalla violenza all’illegalità, dalle possibilità lavorative e di alloggio alle infrastrutture sociali di servizio e di sostegno alla comunità.
    Vivere ai tempi del coronavirus ci richiede di riflettere in modo critico su:
    1) Il bene «salute» che è – nello stesso tempo e in modo inseparabile – un bene personale e sociale, individuale e collettivo, locale e globale, un beneficio di ciascuno e di tutti. Non è scontata la consapevolezza di promuovere la salute quale bene personale e sociale, per ciascuno sul Pianeta, per la generazione attuale e per quelle future2.
    2) I luoghi in cui il bene “salute” deve essere garantito e tutelato: pensiamo alle sedi in cui si svolgono i lavori di cura, agli operatori addetti, agli istituti di pena e detenzione, ai detenuti e al personale che vi opera, alle comunità di recupero ed educative, agli enti gestori di servizi medico -assistenziali.
    3) I lavoratori oggetto di provvedimenti di sospensione lavorativa con conseguente aggravio retributivo, i lavoratori autonomi costretti a sospendere le proprie attività imprenditoriali, commerciali, etc., i lavoratori precari e tutte le loro famiglie che si troveranno ad affrontare un periodo di ristrettezze economiche e di difficoltà nella gestione della vita familiare.
    4) Il rischio dell’inaridimento: il Presidente Sergio Mattarella di recente ha ricordato la sua esigenza «di offrire ai giovani un orizzonte di ideali, una prospettiva di valori per evitare l’inaridimento». «Inaridirsi è il pericolo che si corre», ha affermato: la paura inaridisce. Il primo effetto del contagio da virus della paura è l’anima arida, la desolazione. Il primo compito di un cattolico è, innanzitutto, la lotta all’inaridimento.
    1 Brunetto Salvarani “E’ un tempo d’esilio ma non maledetto” – L’eco di Bergamo 15/03/2020
    2 Andrea Vicini “Vivere ai tempi del coronavirus” –Civiltà Cattolica Quaderno 4074 21/03/2020
    Lettera di solidarietà e di sostegno alla citTadinanza
    Pastorale Sociale e del Lavoro – Diocesi di Jesi Pag. 2
    5) Una rinnovata solidarietà esistenziale: costretti a vivere anche noi in una terra straniera, esiliati dalle
    nostre abitudini. Una solidarietà autentica perché vissuta che nasce dalla consapevolezza della propria
    vulnerabilità, modificando il nostro stile di vita anche quotidiano.
    * * *
    Per tutti questi motivi la Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Jesi intende esprimere profonda
    vicinanza e solidarietà a tutti i propri concittadini che si ritrovano in questo momento a vivere momenti di
    dolore e di forte disagio, di impegno e di fatica nella cura dell’altro, di incertezza e di preoccupazione del
    proprio futuro lavorativo, di difficoltà nella gestione della vita familiare e dei propri affetti più cari.
    Di fronte a questa generale condizione di incertezza e di smarrimento la visione cristiana non può
    cambiare, in tempo di crisi dobbiamo individuare con più cura le nostre responsabilità: la vera domanda è
    quella di Dio che chiede ad Abramo: dove sei uomo?
    Contrapporre alla reazione di paura e di chiusura all’altro l’impegno a farsi carico delle attese, dei
    cambiamenti e dei problemi del Paese, creando degli anticorpi che interpellano ogni cristiano ad agire, ad
    attivarsi concretamente nell’ambito della nostra vita sociale e politica, per innescare un processo
    ricostituente. E’ un tempo di fedeltà alla terra e all’umanità che in essa vive.
    Jesi, lì 20 marzo 2020
    Pastorale Sociale e del Lavoro
    Diocesi di Jesi

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