Motu proprio, che delirium!


  • È entrato ieri (ndr 14 luglio 2007) in vigore il Motu proprio di Benedetto XVI Summorum Pontificum, sulla Messa in latino. Ricordando le belle orazioni di quel rito (il Placeat tibi, sancta Trinitas è una delle formule di più ispirata misura di tutta la tradizione romana) e insegnando «Letterature moderne dell'Europa neolatina», mi sono accostato a quel testo persuaso di risalire alle fonti, di lingua e sapienza antica, che il documento pontificio vuol restaurare. Con qualche incertezza, certo, poiché il titolo un po' rigonfio (Summorum Pontificum) non è precisamente specchio della letizia di carità che risuona in altri memorabili incipit come la Gaudium et Spes o la Mater Ecclesia, o ancora, per restare al nostro tema, nel Motu proprio di Giovanni Paolo II, Ecclesia Dei del 2 luglio 1988. Ma qual sorpresa nel trovare un testo di latino macaronico, pensato - si direbbe - in romanesco e traslato in un latino che non è né quello classico né quello della Vulgata, bensì quello che il venerato Oreste Badellino avrebbe segnato due volte in blu nei nostri compiti ginnasiali al D'Azeglio! Non è forse un bel regalo al secolo scrivere che il «Concilium Vaticanum II desiderium expressit, ut debita observantia et reverentia...»? Un Concilio esprime rimpianti, desideri come un qualsiasi individuo un po' sguarnito e un po' freudiano? Quella della Chiesa, del Papa, del Concilio è sempre stata sollicitudo, sollecita cura, non desiderium! Si ricordi lo stupendo latino di Paolo VI nella solenne chiusura della II Sessione dello stesso Concilio Vaticano II, il 4 dicembre 1963: «Neque enim sollicitudo nostra abstracta est a praesentium temporum condicionibus, neque nostra deferbuit caritatis flamma, qua humanum genus complectimur». E poi che fanno i Vescovi in questo motu proprio? Eccoli che «...talem facultatem late et generose in favorem omnium fidelium id petentium adhiberent». In favorem omnium fidelium! «In favore» proprio non sta nei principi della Vulgata né della Chiesa, ma lo senti suonare così bene nei provvedimenti e leggine dell'altra sponda del Tevere! E poi, a voler guardare un po' la teologia: non ci fu detto che la Chiesa è stata costituita per la traversata del tempo? E allora come si fa a cominciare un documento, che riguarda il tempo della Chiesa, con un «ab immemorabili tempore sicut etiam in futurum, principium servandum...»: che la Chiesa cominci anch'essa a considerarsi mito? E per di più impossibile a richiamarsi a memoria? Ma quello di Cristo nella Messa, di cui si parla appunto nel Motu proprio, non era un Memoriale («Fate questo in memoria di me», De sacra liturgia, II, 47)? E via digradando nelle «celebrationes occasionales», e persino nelle «facultates quibus [Eadem Commissio] iam gaudet»: questo forse, nel lapsus, un momento di verità, nel «rallegrarsi» dei poteri che si hanno... Sicuterat. Il latino di chi non lo sa è un bel libro di Gian Luigi Beccaria (Garzanti, 1999): percorre le storpiature affettive delle vecchine che hanno conservato qualche traccia della liturgia tante volte cantata senza comprendere: da oggi possiamo aggiungere la Curia romana. E finalmente - tutti sullo stesso piano d'ignoranza - sarà dunque Tempo dello Spirito? Verrebbe da sperare, se non fosse che lo Spirito non esortava a parlar latino ma si faceva intendere nelle lingue degli altri («quondam audiebat unusquisque lingua sua illos loquentes», Atti, 11,5). Manzoni, che era un probo convertito, lo ricorda assai bene: «Tal
    risonò moltiplice/ La voce dello Spiro:/ L'Arabo, il Parto, il Siro / In suo sermon l'udì» (La Pentecoste).
    A noi, per consolazione, resta solo il Belli: «In chiesa, doppo er canto der maggnifica,/ Dimannai a un pretozzo de campagna:/ "Quer parolone fescimichimaggna, /Sor arciprete mio, cosa siggnifica?"// .../ "... Fescimichimaggna, fijjo,/ Vò ddì in vorgare: "Me l'ha ffatta grossa"» (Certe parole latine).
    Sì, 'sto Motu proprio ce l'ha ffatta grossa.

     

    Carlo Ossola (sul Domenicale del Sole 24 ore del 15 luglio 2007)

     

    Il testo del Motu proprio è reperibile presso il sito vaticano.
     

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