La Chiesa e l'arte


  • Nel recentissimo incontro del Papa con ben 260 artisti rappresentanti tutte le forme e le manifestazioni dell’arte, il S. Padre ha detto: “desidero esprimere e rinnovare l’amicizia tra la Chiesa e il mondo dell’arte, una amicizia consolidata nel tempo… l’arte continua a costituire una sorte di ponte verso la fede, un appello al mistero… L’autentica bellezza schiude il cuore umano alla nostalgia...”
    Una premessa per rendere ragione di questa parte del nostro sito parrocchiale.
    Nel gennaio del 2008 il direttore dell’Ufficio Liturgico Nazionale nell’avviare alle stampe il nuovo Lezionario Liturgico a cura della Conferenza Episcopale Italiana annotava: “per testimoniare lo sguardo attento che la Chiesa ha rivolto agli artisti, pur con alterne vicende, il nuovo lezionario conferma non solo il risultato di un dialogo tra la Chiesa e il mondo dell’arte ma proprio nella varietà delle proposte uno sguardo senza pregiudizi verso quegli artisti che sono considerati qualificati rappresentanti del dibattito critico culturale degli ultimi anni sia sul piano nazionale che internazionale.” Segue poi un lungo elenco di artisti.
    Provocato ormai da una lunga frequenza alle biennali di Venezia, dagli studi in filosofia e in arte della mia giovinezza, ho come ripreso fiato alla vista delle illustrazioni e degli artisti di cui il Lezionario si serviva e pur prevedendo le reazioni di confratelli assolutamente disorientati ma certo neanche aiutati da chi ha dato forse l’autorizzazione senza aver visto le immagini, tanto è grande l’impreparazione a proposito, mi sono chiesto che cosa potevo fare.

    Va innanzitutto sottolineato che la Chiesa ha ritrovato, con questo gesto coraggioso, veramente la Biblia Pauperum sia per le tecniche, le più semplici e le più povere di cui gli artisti si servono, sia per la possibilità di riproporre e far riscoprire uno stupore perduto, nello svolgimento narrativo delle forme che affidava alle immagini solo un ruolo da fumetto.
    Nella non facile e superficiale preferenza che l’Occidente ha fatto delle Icone bizantine negli ultimi anni si avvertiva in fondo che l’arte devozionale che la nostra Chiesa proponeva era insoddisfacente anche se oggi forse l’icona dell’Oriente che avvicina l’Occidente è il quadrato nero su fondo bianco di Malevic mentre le più significative analogie dell’icone in Occidente sono le tele di W. Congdon.

    Mi sono chiesto: come fare a non ridurre solo a un mio lusso queste immagini che la chiesa ha proposto evidentemente per tutto il popolo di Dio? Sono perciò ricorso ad un grande schermo televisivo che controllo dal pulpito o dall’altare con un piccolo computer e mi servo delle immagini come aiuto alla stessa omelia e alla interpretazione del testo.
    Le immagini sono quelle del Lezionario, quelle della “Bellezza della Parola” di Timothy Verdon, di un piccolo libro scritto tanti anni fa con un amico biblista, dal titolo “Il Recupero della Distanza” con il quale avevamo tentato troppo in anticipo di avviare la presente iniziativa, della mia biblioteca e di Internet.
    Poiché alcuni dei presenti all’omelia mi hanno richiesto, via mail, di poter rivedere le immagini per ritornare su temi della domenica, cerchiamo, un po’ alla volta, di soddisfare questa esigenza.

    don Attilio Pastori
     

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