Universitas Escalciamentorum

  • La tela riconsegnata di recente dopo un lungo restauro e ricollocata nella prima Cappella a sinistra entrando, attuale cappella del Battistero, era proprietà della Confraternita del Calzolai e raffigura la Madonna con il Bambino Gesù in braccio in un nimbo di luce e angeli con ai piedi i SS. Crispino e Crispiniano martiri e patroni dei calzolai e ciabattini.

    La tela apparteneva alla Confraternita molto prima che la Chiesa fosse officiata e trasformata architettonicamente dai Padri Filippini.

    La Chiesa di S. Giovanni Battista nei primi anni del cinquecento visse uno dei momenti di abbandono più tragici tanto che una delibera della Municipalità si chiedeva, il 28 gennaio 1535, se non fosse il caso di intervenire visto che la Chiesa di S, Giovanni “ in dedecus divini cultus erecta , est stabulus belluarum”.

    Attorno alla meta del cinquecento, certo già nel 1553, la Chiesa fu affidata ad una Comunità religiosa detta degli Apostolini, Congregazione religiosa del XV secolo che Papa Innocenzo VIII sottopose alla regola degli Agostiniani.

    Essi rifecero la Chiesa orientando la facciata sulla via appena urbanisticamente realizzata e che avrà il nome di via Sabella, attuale Corso Matteotti.

    La Chiesa molto più bassa e con copertura a capriate aveva quattro Cappelle, solo sul lato sinistro entrando, ovviamente più piccole delle attuali e dedicate nell’ordine: alla Madonna del Soccorso, ai Santi Crispino e Crispiniano, al Crocifisso e a S. Maria Maddalena. Delle quattro è andata perduta solo la tela della Madonna del Soccorso.

    La cappella dei Calzolai tuttavia, per un disaccordo con i Filippini che rifecero la Chiesa in stile barocco a partire dal 1660 e dopo la soppressione degli Apostolini, non fu ricostruita e la Confraternita si trasferì nella Parrocchiale di S. Nicolò portandosi dietro la tela.

    Questa fece ritorno a S. Giovanni Battista nel 1828 quando la Confraternita del Sangue Giusto avuto dalla famiglia Ricci l’attuale sistemazione, lasciò libero alla Confraternita dei Calzolai l’altare, considerata la chiusura della Chiesa di S. Nicolò.

    La tela, da questa peripezie, subì molti danni. Era centinata, cioè rotonda in alto e fu trasformata in rettangolare per adattarla probabilmente al nuovo altare e alla nuova cornice; subì molti ritocchi e successive verniciature e il lavoro di restauro è stato faticoso.

    Ma di chi è la tela?

    Il colorismo sembrerebbe veneto come veneto è il paesaggio, echi lotteschi si avvertono in certo panneggio e nell’uso di alcuni accostamenti di colore; è evidentemente opera di un tardo cinquecento.

    Ma chi lavorava a Jesi in quell’epoca? Antonino Sarti nasce nel 1580 e si muove pittoricamente solo ai primi anni del XVII secolo. Nel 1580 giunge a Jesi da Urbino Filippo Bellini, forse perché la scena pittorica a Jesi era quasi deserta ma lo stile di F. Bellini è assolutamente diverso. Arcangelo Aquilini era già a Roma e Marcantonio, il pentorello jesino come veniva chiamato, non sembra averne la mano. Forse Aquilino Aquilini che anche a Fabriano, ove si trasferisce, sembra legato alla Comunità degli Apostoliti, presenti anche in quel luogo?

    Difficile a dirsi. A noi piacerebbe per alcuni piccoli particolari che fosse di Maffeo Verona (Verona 1574- Venezia 1618 ) che si muove in quegli anni di fine secolo tra Staffolo e Macerata ma altri elementi sono troppo dialettali per essere suoi e ci lasciano perplessi. E la tela non è firmata.

Dettagli dell'opera

Autore: Università dei Calzolai

Data realizzazione: Non disponibile


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