Sangue Giusto

  •  Nel 1208 all’atto delle fondazioni della Cattedrale  da parte del Vescovo Drago si nota tra le  reliquie anche la presenza di :  De Sanguine iconis. Nel martilogio alla data del nove  novembre si legge: Beriti Siria  commemoratio Imaginis Salvatoris quae a Judeis crucifixa emisit sanguinem  et orientale et occidentales ecclesiae ex eo ubertim accepit. Siamo nel IX secolo

    E’ da questa reliquia che  deve aver avuto origine la Confraternita del Sangue Giusto se nel 1333  al lato dell’affresco si legge una scritta, a caratteri gotici. riportata de un notaio nel 1803 prima che la Chiesa di S. Nicolò fosse dissacrata: A.D.MCCCXXXIII……fecit facere  Scholam Sanguinis Iusti…

     E nella colonna a fianco,  sotto un S. Francesco dipinto anche questo a fresco,  PETRO DE   ARIMINO MCCCXXXIII.

    L’affresco di S. Francesco fu ritenuto autentico da Cesare  Brandi nella mostra che  organizzò per i pittori riminesi nel 1936.  Purtroppo allora l’affresco del Sangue Giusto  era stato  ridipinto, attorno agli anni trenta dell’ottocento  a olio, da Luigi Lanci e se, si riteneva  comunque  che coprisse un  affresco sottostante, non lo si  pensava  coevo del S. Francesco perché l’immagine con Gesù nella tribunetta di Pilato è quattrocentesca.  Nessuno immaginava  quello  che poi emerse nei restauri del 1976: Iconico e unico : un Gesù biondo  e longilineo appoggiato ad una monofora gotica con colonnine a tortiglione, capitelli corinzi. Non immagine narrativa perché  non ci si riferisce a nessun episodio della vita di Gesù ma, a mio modo di  vedere, icone dell’Agnello Innocente che dona la sua vita per la salvezza del mondo.

    Altrettanto interessante è l’iconografia che poi si afferma a partire dal cinquecento e accompagnerà con i suoi stendardi le  diverse compagnie o scholae del Sangue Giusto che sorsero in Diocesi.

    Un  Gesù che esce dal “ Calice della sua  dolorosissima passione “ come, in varie visite pastorali, verrà descritto.

    Anche di questa  leggera trasformazione  compiuta sull’originale alla fine del quattrocento si può  trovare la motivazione storica.

    E’ la riproduzione  nella parte bassa  dell’affresco di un calice che  consente di richiamare  alla mente   Gesù Lo Sposo, icone venerata ad Aleppo adattamento fine quattrocento di profughi dall’Albania e dalla Schiavonia . Alla fine del quattrocento con l’invasione turca molti albanesi e schiavoni si rifugiarono dalle nostre parti e presero all’alloggio in quella parte chiamata Terra Vecchia  attorno a S. Nicolò abbandonata nel quattrocento dagli jesini che si ritirarono dentro le mura in cerca di sicurezza.

    Di tutto questo presto  verranno date  le documentazione per stampa.

Dettagli dell'opera

Autore: N/D

Data realizzazione: Non disponibile


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