La Prospettiva


  • Un restauro e un messaggio

    Terminati i lavori e tolta l’armatura la facciata della nostra chiesa parrocchiale si lascia ammirare in tutto il suo splendore, nel contrasto luminoso tra il rosso e il bianco che si confrontano con riflessi cangianti a seconda delle differenti posizioni della luce del sole.
    La lapide del frontone che si torna a leggere scandisce una data: il 1677 che è però la data d’inizio dei lavori
    visto che la rimessa in loco sulla facciata “ dell’arma (stemma cardinalizio distrutto durante la Rivoluzione Francese ) con l’iscrizione Via Sabella “ è ricordata nel Diario del filippino G. Gaucci nella data del 16 Agosto 1688 e segna certamente la fine dell’impresa.
    La facciata all’origine è stata progettata con i mattoni coperti da un intonachino rosso ottenuto da “ coccio pesto mescolato con calce spenta e scarti di cera”. Il risultato, che abbiamo tentato di ripetere anche se alleggerito, è quello di un velo che ammorbidisce la struttura del mattone nelle sue linee strutturali per lasciare emergere il disegno e il suo messaggio.
    La facciata barocca non è come quella romanico gotica, una enciclopedia del sapere più che una Biblia pauperuam.
    Nel 1600 è proprio il sapere che è in crisi sia quello metafisico che aveva sorretto la sintesi del mondo sia quello cosmologico con la nascita della scienza.
    Il problema con cui la fede tentava di confrontarsi in quel momento era la spazio infinito che si era aperto davanti allo sguardo dell’uomo con il telescopio di Galileo e la perdita del centro che Keplero aveva lasciato intravvedere con le orbite ellittiche dei pianeti.
    Costruita su una struttura urbanistica ormai definita con la Via Sabella impostata all’inizio del XVI secolo all’architetto F. Mannelli non restava molto margine dato che gli erano stati concessi da Roma solo un piede e mezzo sulla pubblica via.


Dettagli dell'opera

Autore: F. Mannelli

Data realizzazione: Non disponibile


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