Il Crocifisso

  • E' nella prima cappella entrando a destra, che è collocato lo stupendo Crocifisso cinquecentesco sul cui sfondo si trova la pittura a olio di D. Giuseppe da Monsanvito del 1672.

    La pittura è piuttosto oscura nonostante il restauro e se ciò in parte è dovuto al fumo delle candele che per secoli vi hanno arso davanti, in realtà sono convinto che l’oscurità è in gran parte voluta perché il pittore intendeva rappresentare il brano del Vangelo che dice:

    “ Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù gridando a gran voce disse: Padre nelle tue mani consegno il mio spirito.

    ( Lc. 23,44-47).

    Che fosse questo momento decisivo per la natura e per l’uomo che si voleva rappresentare nella tela lo si può intendere e osservando in lontananza il Tempio di Gerusalemme dove il velo si squarcia così come le caratteristiche proprie di un buio , che per certi contorni luminosi, somiglia a quello che si avverte nelle eclissi solari ; la sensibilità inconscia della natura sente infatti prima e insieme all’intuizione delle Creature Angeliche che piangono in lutto al fianco della croce, l’evento drammatico che si sta verificando, molto più di quanto non faccia in genere la libera umanità presente solo con la Madonna in lacrime ; l’altro attento spettatore, fissa la scena per lui storicamente non realisticamente presente, perché l’immagine vuol raffigurare S. Gaetano da Thiene vissuto nel XVII secolo e forse dipinto con i lineamenti del committente che si chiamava Gaetano e si lamentava perché non c’erano immagini in quel tempo a Jesi, del santo di cui portava il suo nome.

    Del momento drammatico del grido, a cui fa riferimento il Vangelo, nel crocifisso c’è la bocca che si sta chiudendo e, cosa sorprendente, la lingua che a ben guardare si intravede scolpita all’interno.

    La scultura ha una bellezza anatomicamente perfetta, con sottolineature della rete venosa ottenuta con rilievi percepibili al tatto. La sconcertante immagine di un trentenne in croce con capelli barba scolpiti secondo un modello tanto lontano dalla iconografia tradizionale ha fatto sì che ben quattro volte sia stato ricoperto da un lenzuolo leggerissimo impregnato di gesso e ridipinto e solo due anni or sono abbiamo ritrovato l’originale.

    Sopra al quadro e al Crocifisso il Card. Pier Matteo Petrucci che allora era sacerdote filippino in questa chiesa, fece scrivere in latino la frase della Scrittura: Sic Deus Dilexit: così Dio ha amato.

Dettagli dell'opera

Autore: D. Giuseppe da Monsanvito

Data realizzazione: 1672


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