SOLARE


     

    Sospeso volto di leone

    che al centro

    di un cielo disadorno si riversa

    come stai immoto,

    e quale fioritura,

    unica e priva di steli, spargi

    senza aiuto né compenso.

     

    L’occhio ti scorge

    semplificato dalla distanza

    in un’origine,

    testa fiammante di petali

    in esplosione infinita.

    Il calore è l’eco del tuo

    oro.

     

    Coniato là, sulle linee

    solitarie dell’orizzonte,

    tu esisti apertamente.

    I nostri bisogni d’ora in ora

    salgono e poi, come angeli, ritornano.

    Tu sei come una mano che si apre

    e che in eterno  dona.

     

     

     

    IL  FALCIATORE

     

    La falciatrice si bloccò, due volte; inginocchiandomi trovai

    un porcospino imprigionato tra le lame,

    ucciso. Era vissuto nell’erba alta del prato.

     

    L’avevo già visto e gli avevo pure dato da mangiare, una volta.

    Adesso avevo irrimediabilmente distrutto il suo mondo discreto.

    La sua sepoltura non mi fu di nessun aiuto:

     

    al mattino io mi svegliai e lui no.

    Il primo giorno dopo una morte, la nuova assenza

    resta sempre lì – uguale;

     

    dovremmo essere l’uno dell’altro attento,

    e gentili anche, finché ci resta un po’ di tempo.

     

             PHILIP  LARKIN      (1922-1985)

           (da “Finestre alte”,  Einaudi  2002)

     

    Traduzione di  E. Testa

     

    “Il falciatore” è un testo successivo alla

    pubblicazione di “Finestre alte”, ma è

    [...]