Considerazioni sulla parabola

                                                

     

    La condizione essenziale della parabola può essere spiegata col paradosso evangelico: chi vede me (chi mi ascolta, mi ‘raccoglie’ in sé, mi ‘legge’)  vede il Padre (in me vive quindi il Significato ultimo), ma il Padre nessuno lo vide mai.

    La parabola mantiene il suo valore etimologico di accostamento o congiunzione o comparazione, ma estremizzando la drammatica asimmetria delle sue due dimensioni. Mentre nel simbolo  è l’essenziale unità delle parti a doversi  ictu oculi  manifestare, nella parabola è la ricerca stessa della ‘giusta’ immagine, della ‘giusta’ traccia o indizio del significato, a diventare protagonista.

    La parabola è essenzialmente polivalente. Ciò la distingue radicitus anche dalla allegoria.   Sia quelle evangeliche che quelle rabbiniche richiedono ascolto interpretante. Chi credete che io sia? Non esiste  la  risposta, che metta a tacere. La parabola si appella alla completa  responsabilità del ‘chiamato’.

    E tuttavia, nel loro insieme, esse formano una  storia   dal senso definito.

    La loro forma complessiva ri-vela un messaggio che, per quanto problematico e paradossale, indica  una  via, un Fine ultimo. Della ri-velazione di tale Fine tutte le parabole possono essere interpretate  come variazioni e approssimazioni.

     

               MASSIMO  CACCIARI   (1944)

                (da “La parabola spezzata”,

               in appendice ad “Hamletica”,

                          Adelphi  2009)

     

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