I poeti di pochi versi


    affascinano stanchi lettori,

    i poeti di molte parole

    stancano i lettori delusi o li entusiasmano soltanto.

    Ogni poesia elude la misura

    e il proprio stesso nome; non serve mai a nulla

    perché non somiglia a cose amate

    (a cose amate che incatenano al mondo).

    Così, è  vero, siamo meno liberi

    oggi di un tempo antico o prossimo,

    e vili, piegati a non pensare, vittime

    complici di infelicità. Ma per questo

    saluto a festa la mia libertà.

    In piena solitudine, pronto a lunghe

    marce segrete tra gente e deserto,

    passerà forse la vita intera

    ma non la libertà, la passione

    di parlare con me e con i morti.

    È  amore. Rinuncio alle parole

    che si aggiungono, accusano, commuovono,

    alle parole che vibrano, persuadono,

    scelgo un movimento delle labbra,

    un pensiero che non comunico,

    uno sparire nella soglia, uno sguardo non visto.

    La mia poesia

    dovete trovarla tra le righe

    dei vostri pensieri e nel silenzio

    che non disturberò.

     

                     GIOVANNI  CASOLI

                 (da  “La bellissima perdita”,

                     Marietti 1820,  2006) 

     

     

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