Dal passo emerge il “sogno” di un’Italia civile,


                capace di raccogliere l’eredità della secolare e variegata

                esperienza  comunale, al di là tuttavia di ogni chiuso

                particolarismo municipalistico.

     

    La vita municipale più intera, più popolare, più culta fu nelle città toscane.

    Tutti sanno quali splendide vestigia essa lasciò nelle lettere e nelle arti. Essa condusse un dialetto a tal proprietà ed eleganza che ogni altro popolo della penisola e delle isole le preferse al suo; e ne fece il segno della vita comune e del comune pensiero.

    Ma ciò che contraddistingue le città toscane e sopratutto Fiorenza, è l’aver diffuso sino all’ultima plebe il senso del diritto e della dignità civile. Superarono in ciò anche l’antica Atene; la cui gentile cittadinanza aveva pur sempre il barbaro sottostrato della schiavitù.

    L’artigiano fiorentino fu in Europa il primo che partecipasse alla cultura scientifica. Le arti meccaniche vennero a connettersi intimamente colle arti belle; e queste colla geometria, coll’ottica, colla fisica. L’artista toscano non circoscrisse il suo genio in un’arte sola.

    Leonardo e Michelangelo furono pittori,  scultori, architetti, geometri, fisici, anche poeti, anche filosofi. Perloché la varietà del loro sapere  li condusse, per necessità psicologica, dai particolari delle arti e dei mestieri ai generali della contemplazione matematica…               (1858)

     

              CARLO  CATTANEO      (1801-1869)

                  (da  “La città considerata come

              principio ideale delle istorie italiane”,

           in appendice a  “Notizie sulla Lombardia”,

                              Garzanti  1979)

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