Truovasi uno Abate

     essere presso a Parigi,  lo quale mostrava  essere di santa vita;  e, digiunando spesse volte, si  facea comperare a uno fante sempre pesci piccolini più tristi che potea, che non valeano li dieci uno danaio.

    Avenne che il Vescovo di Parigi morì; a romore di popolo andorono i Parigini a chiedere che   questo Abate fosse loro  vescovo.  Il Papa, credendo costui essere santo uomo e volendo sodisfare a’  domandatori, il concedette.

    Di che, stando poi costui vescovo e digiunando un giorno, il fante andò a la pescheria per comperare pescetti, com’era usato quando era abate; e, non trovando se non pesci grossi, non volendo fare quello che non era uso, gli lasciò stare.

    Quando il Vescovo andò a tavola per mangiare, domandò che recasse il pesce. Rispuose il fante non avere comperato, però che non v’erano de’  piccolini, come era usato di volere, anzi v’erano de’  pescioni d’uno fiorino l’uno; a cui il Vescovo biastemando disse che quando era abate e volea de’ piccolini, gittava l’amo con quelli per pigliare de’  più grossi per venire dove era venuto; e da indi inanzi  volea de’  maggiori che potea.

    Così è fatta la ipocrisia, e spezialmente de’  cherici.

     

                       FRANCO  SACCHETTI         (1335 ca.-1400)

          (dal cap. I  delle “Sposizioni di Vangeli”,  in “Opere”,  Rizzoli 1957)

     

    Lo stesso contenuto è esposto nella novella CXLIX  del

      “Trecentonovelle”

    [...]