POVERO BIMBO PALLIDO


    Povero bimbo pallido, perché gridare a squarciagola nella strada la tua canzone acuta  e insolente, che si perde tra i gatti, signori dei tetti? infatti essa non penetrerà le imposte dei primi piani, dietro le quali tu ignori le tende pesanti di seta rosa.

    Tuttavia tu canti fatalmente, con la sicurezza tenace di un ometto che se ne va solo per la vita e, senza contare su nessuno, lavora per sé. Hai mai avuto un padre? Non hai neppure una vecchia che ti faccia dimenticare la fame con le botte, quando rientri senza un soldo.

    Ma tu lavori per te: in piedi nelle strade, coperto di vestiti stinti come quelli di un uomo, di una magrezza prematura e troppo cresciuto per la tua età,  canti per mangiare, con accanimento, senza abbassare i tuoi occhi cattivi verso gli altri bambini che giocano sul selciato.

    E il tuo lamento è così alto, così alto, che la tua testa scoperta levandosi nell’aria man mano che la voce sale, sembra voler lasciare le tue piccole spalle.

    Ometto, chissà se lei non se ne andrà un giorno, quando, dopo aver gridato a lungo nelle città, tu avrai commesso un delitto?  un delitto che non è poi così difficile a farsi, via, basta aver del coraggio dopo il desiderio, e tali che …  Il tuo piccolo volto è energico.

    Non un soldo scende nel cestino di giunco che tiene la tua mano sottile ciondolante senza speranza lungo i  pantaloni: ti renderanno malvagio e un giorno commetterai un delitto.

    La tua testa si raddrizza sempre e vuole lasciarti, come se in anticipo sapesse, mentre tu canti con tono che diventa minaccioso.

    Essa ti dirà addio quando tu pagherai per me, per quelli che valgono meno di me. Tu venisti probabilmente al mondo per questo e digiuni fin d’ora, noi ti vedremo sui giornali.

    Oh! povera testolina!             

     

                STÉPHANE   MALLARMÉ    (1842-1898)

                 (da “Divagazioni”, in “Poesie e prose”,

                                    Garzanti  1992)

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