Una voce non proprio recente, che però denuncia


     una situazione non certo migliorata, anzi ancor  più in via di degenerazione.

     

     

    Non di rado la letteratura diventa strumento di potere; chi ne ha le redini in mano, da quel momento se le tiene strette. La cultura si chiude in casa e si fa rappresentare dalla sua serva ch’è la sottocultura.

    Il mondo letterario ha allora un suo governo il quale, come tutti i governi, tende a soddisfare anzitutto le aspirazioni dei più bestiali, cioè i più forti, tra i suoi sudditi. […]

    Le sedi critiche più influenti rimangono riservate a persone talvolta abili ma prive di  intelligenza o di immaginazione, o di tutt’e due le qualità. […]

    I consulenti delle case editrici, e le stesse case editrici, scelgono i loro libri a vanvera  … e sono inoltre in quasi diretto collegamento  con i recensori ufficiali, non di rado essendo questi gli stessi consulenti.  […]

    I romanzieri, saggisti, eccetera, scrivono sempre peggio:  cedendo al gusto della esibizione, invece di aspettare che venga il tempo a cancellarli, si cancellano da sé, lavorando regolarmente per il cinematografo, per la televisione o per altri mezzi di massa che richiedono come prima condizione la autocensura dell’immaginazione e come seconda la falsità canonica. […]

    Alcuni editori, i più ricchi, comprano a volte i diritti di un’opera per assicurarsi che essa non venga pubblicata.

    Non bisogna tuttavia pensare che una simile situazione sia eccessivamente malinconica; la commedia dell’arte è per definizione allegra. Né  c’è motivo di doglianza: l’ingiustizia è la giusta punizione di chi si offre al giudizio dei suoi inferiori.

     

                  J. RODOLFO  WILCOCK    (1919-1978)

                (da  “Il reato di scrivere”,  Adelphi  2009)

     

    [...]